“Con meno di 1€ a testa potremmo salvarci dai terremoti”

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Giampaolo Giuliani a Taiwan

di Matteo Bianchini

TERREMOTO – Alla luce degli eventi sismici della scorsa notte che hanno interessato il centro Italia riproponiamo l’intervista, più che mai attuale, al ricercatore Gianpaolo Giuliani apparsa su Free Press (27 giugno – 29 Agosto 2014).

Giampaolo Giuliani
Giampaolo Giuliani

Giuliani, ci può descrivere il funzionamento della sua strumentazione?
«Il macchinario consiste esternamente di un cubo di piombo puro che scherma l’interno dalla radioattività ambientale circostante. In questo modo l’unico elemento che vi potrà entrare sarà il radon (un gas nobile) proveniente dal sottosuolo. All’interno del cubo il radon decade dando origine a prodotti che si manifestano tramite l’emissione di fotoni gamma misurabili attraverso l’accoppiamento di uno scintillatore plastico ed un fotomoltiplicatore, un sistema di mia invenzione. Grazie ai fotoni possiamo calcolare l’originale quantità di radon presente e la sua media oraria. Quando registriamo un valore tre volte superiore alla media mobile del normale flusso di Radon sappiamo che nel giro di 6-24 ore si manifesterà un sisma di 1 grado Richter. L’incremento è logaritmico e non lineare per cui un incremento doppio rappresenterebbe un evento pari al 3° grado Richter e così via».
Quali sono i costi di questa tecnologia? Sarebbe possibile coprire l’intero territorio nazionale?
«Attualmente ogni macchina costa circa 40.000 euro e per ottenere un risultato soddisfacente ne servirebbero almeno tre dislocate nel raggio di 40 km al fine di incrociare i dati e poter calcolare con precisione epicentro, grado ed ora dell’evento. Una stazione completa si aggirerebbe quindi attorno ai 120.000 euro considerando anche l’elettronica che serve da supporto. Ma dato che un’eventuale produzione in serie abbatterebbe notevolmente i prezzi di costruzione abbiamo stimato che la copertura totale di Abruzzo e Molise (ed analogo discorso si potrebbe poi estendere all’intero territorio nazionale) costerebbe ad ogni cittadino di queste due regioni 70 centesimi di euro annui pro capite, una cifra davvero irrisoria in rapporto alle morti che si potrebbero evitare. Grazie ad internet infatti tutti potrebbero leggere in tempo reale le rilevazioni di questi strumenti o ricevere allarmi via sms. All’Aquila 350 persone si sono salvate così!»
Avete ottenuto qualche contributo pubblico?
«Ovviamente no, è tutto frutto del nostro volontariato e delle offerte giunte alla ‘Fondazione Giuliani’ che mi vede impegnato assieme ad altri collaboratori. Infatti le uniche macchine installate in Italia restano per ora quelle attorno all’Aquila. Ben diverso il caso estero, vantiamo importanti collaborazioni con la californiana ‘Chapman University’ (un nostro

Raffaele Bendandi
Raffaele Bendandi

strumento è collocato sulla famosa faglia di S. Andrea) e con la ‘Academia Sinica’ dell’isola di Taiwan che ha coperto tutto il suo territorio con tali macchinari. Per non parlare dell’infinità di convegni ai quali sono stato invitato. Ho saputo che perfino Gheddafi era interessato!»
Ma in sintesi quali sono le cause dei terremoti naturali?
«Possono essere molteplici: sicuramente la spinta del mantello che, essendo magmatico, è paragonabile ad un fluido in continua ebollizione che sbatte sulla crosta terrestre ‘galleggiante’ su di esso. Adesso siamo in un ciclo di forte incremento di quantità e grado sismico ma con la progressiva solidificazione del mantello tra migliaia di anni i terremoti saranno sempre minori. E poi sono fondamentali le variazioni gravitazionali dovute ai movimenti planetari; molti dati confermano l’importanza della nostra posizione rispetto a Sole e Luna.
D’altra parte gli effetti che quest’ultima ha sull’acqua (le note maree) sono solo l’aspetto più evidente di un processo che coinvolge anche ulteriori substrati. Sarebbe bello poter collaborare sempre più con altri esperti in vari ambiti di ricerca per ottenere risultati più precisi e studi più approfonditi utilizzando anche precursori sismici diversi dal radon. Già adesso la nostra Fondazione partecipa al progetto ‘Early Warning System’.»
Alcuni suoi spunti sembrano ricordare le interessanti ricerche di Raffaele Bendandi?
«Era una persona che sapeva davvero molto ma pagò a caro prezzo il fatto di non appartenere a certi ambienti.
Per rabbia distrusse tutti i suoi appunti, una perdita veramente grave. Purtroppo in Italia il caso di Galileo non è servito a nulla, il mondo accademico è rimasto lo stesso ed io ne so qualcosa…»