Un Picchio Verde per la mia conversione!

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Foto: https://leandro283.wordpress.com/2016/11/25/un-picchio-verde-per-la-mia-conversione/
Tiziana è una persona estremamente impegnata nella salvaguardia dell’avifauna e gestisce un Centro Recupero LIPU a Castiglion del Lago. Giorni fa le avevo promesso che, non appena avessi ricevuto informazioni riguardo l’ennesimo, illegale abbattimento, sarei tornato sulla tastiera, per denunciarne la perpetrata barbarie. Diciamo, però, che il presente racconto di cronaca criminale è basato su pura immaginazione. Pensiamo, comunque, ad un ladro, un delinquente, nemico numero 1 della caccia, fra l’altro, che abbia trucidato un Picchio Nero. Ora, l’imbalsamazione di specie particolarmente protette tirate giù a fucilate è proibita. Eppure nell’ex Belpaese si fa, tutto è permesso, dalla Lombardia alla Sicilia. Riprecisando che sto fantasticando soltanto, suppongo che il mentecatto in oggetto si sia recato in un paese straniero. Anche all’estero funziona come in Italia, dove non viene effettuato che qualche sporadico controllo? E alle frontiere una carovana di sparatori, soprattutto al ritorno, non viene fermata e perquisita? Evidentemente, NO!, Tiziana cara.
Mi sto convincendo sempre più delle tue ragioni, affinché venga abolita ogni forma di attività venatoria. Siamo ben consci entrambi, disgraziatamente, che la nostra massa di sciagurati a netta prevalenza geriatrica non sia, purtroppo ed almeno per il momento, estirpabile. Imputabile, tale colpa grave, ai politicanti che ne godono le ricompense elettorali.

Infatti in  Umbria ancora quasi 30.000 sparatori riescono ad assicurare una cadrega e futuri dorati a presidenti di regione, sindaci, nonchè a deputati e senatori con estrema facilità. E a detti “signori” che gliene può calare del benessere animale, ma anche umano, in genere? L’essenziale è arrivare alla greppia partitocratica!

L’unica e magra consolazione, Tiziana, è che non disponiamo di un adeguato ricambio generazionale e che, nell’arco di una generazione appena, ben rari saranno gli echi delle fucilate nelle nostre desolate campagne. Nel 2013 venni intervistato dal direttore di PerugiaFreePress, che pubblicò un estratto della chiacchierata sul suo mensile. Vi narravo le malefatte di noi cacciatori, prospettando alcune radicali soluzioni, con qualche eccezione di specie. Mettevo alla berlina, per di più, chi avrebbe dovuto esercitare una qualche forma di prevenzione. Considera tu, Tiziana, ad esempio, la disinvoltura con cui viene rilasciata l’ “Abilitazione all’attività venatoria”!. Una farsa delle più disgustose cui abbia mai assistito, che viene concessa a cani e porci. Personaggi caricaturali che vengono spediti in giro con uno schioppo in mano! Mah!

Venni aggredito dai demagoghi rappresentanti di categoria in maniera virulenta. A ciò si aggiunse un’indegna canizza con minacciosi proclami di vendetta nei miei confronti da parte di una moltitudine di “fucilatori della domenica”, che si acquietò esclusivamente perché in concomitanza (6 febbraio 2013) morì uno dei miei figli. Vedi, Tiziana, non è agevole arrivare ad una certa maturità venatoria. Io dovetti passare per un’esperienza di guardacaccia, prima di arrivare a comprendere che non si possono sterminare rapaci e mammiferi predatori di ogni sorta, per concedere un macabro “divertimento” a degli incapaci.

Somari, calzati e vestiti, che, nel cosiddetto territorio a caccia programmata (ma quale?), non ritroverebbero nemmeno una vacca legata ad un albero e con tanto di indicazioni segnaletiche. Ma non mi bastò. Fu un Picchio Verde, che provocò la mia conversione ultima. Indirizzato controvoglia (causa venir meno del mio gruppo familiare di lepraioli per inarrestabili ragioni anagrafiche) in una forma di caccia tra le più distruttive, quella del rastrellamento dei fossi, mi passarono innanzi, contro un sole accecante, tre silhouettes : un tordo, un merlo ed una ghiandaia. In rapida successione, caddero tutte in terra fulminate, le tre vittime. La terza non era una ghiandaia. Il commento più tenero dei miei compagni di sventura fu : “Proprio bravo, tu che ti spacci per un cacciatore-conservazionista!”. Ed avevano ragione da vendere i miei accusatori, che godettero nel vedermi uguale a loro. O meglio, inguardabile come loro. E’ proprio vero, Tiziana :”Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei!”. Finalmente li abbandonai, irrevocabilmente, alle loro porcate con un senso di sollievo indescrivibile.

La morale, Tiziana, è che… leggi di più (testo integrale)

Trtto da: https://leandro283.wordpress.com/2016/11/25/un-picchio-verde-per-la-mia-conversione/

Leandro Raggiotti

 

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Conseguii la Maturità scientifica nel 1972, un Attestato da Analista programmatore nel 1975 e un altro Diploma, inutilissimo sotto ogni punto di vista, escluso quello della conoscenza, avendo goduto dell'insegnamento di professori a livello internazionale, ottenuto presso la scuola Teologica di Montemorcino, Perugia. Sposato con Elsa Maria Isabel Olvera del Toro, padre di Elisabetta e Stefano Daniele, di Lucrezia Valentina, morta a quasi 28 anni d'età il 06/02/2013, e di Anselmo e Rinaldo, mai venuti alla luce nel 1974. Ho anche un nipote, Nicolò, nato nel 2000. Dal 01/01/2016 non sono più impiegato in Provincia con la qualifica di Operatore faunistico, nonchè addetto all'anagrafe "Richiami vivi", e a 62 anni di età sono stato sbattuto via come un vecchio straccio a farla da passacarte in un altro Ente all'insegna di : "tutto ciò che funziona nel pubblico deve essere smantellato". A scanso d'equivoci e ad esclusivo beneficio dei soliti “rosiconi”, comunque, per il mio primo mezzo secolo di vita sono stato impegnato con, nel e per il settore privato. Fervente cristiano cattolico, aperto all'ecumenismo, ma fiero avversario dei nostri nemici nella Fede, sono un cacciatore-conservazionista, amo i viaggi, i libri di storia e la corsa, che pratico tuttora in compagnia del mio adorato Taz in ore antelucane e per le vie della nostra Perugia, minimo tre volte alla settimana, eccetto che a stagione venatoria aperta.