Un parco da sogno?

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Potrebbe essere un parco da sogno

di Maurizio Vignaroli

PERUGIA – C’era una volta un parco… quello di Santa Margherita.
Nato per riconvertire la valle dei “matti” è situato poco fuori le mura della città di Perugia. Costeggiato da via XIV Settembre prima e via Enrico dal Pozzo poi, era il luogo in cui sorgeva l’ex manicomio di Perugia, vanto e vergogna della città.

Angoli per pic nic

La struttura a suo modo era all’avanguardia fin dalla metà del 1800 ed arrivò ad ospitare fino a 1500 pazienti smistati in vari padiglioni lungo tutta la valle.
Con il passare del tempo ci si accorse che “cure” come la camicia di forza, e gli elettroschock erano esse stesse causa della malattia e si pensò di riconvertire la struttura aprendo le porte alla società civile.
I padiglioni, che ancora riportano inciso su pietra il nome dei vari medici responsabili, sono stati così trasformati nella sede di scuole secondarie, scuole di lingue e scuole per studenti stranieri ma la loro presenza contribuisce a conservare il ricordo della sofferenza di molte persone.
Percorrendo il viale all’ombra dei grandi faggi si torna indietro nel tempo. La strada realizzata per mettere in comunicazione i vari padiglioni dei malati, è ora percorsa da appassionati di trakking.

Lungo il viale il sole si riflette su panchine in pietra ideali per i pic nic. Ma tra un un morso al panino e un sorso di minerale lo sguardo viene catturato dai riflessi di qualcosa di bianco. Sono pezzi di piastrelle da bagno abbandonati ai piedi di un vecchio faggio.
Seguendo la strada bianca si scende per uno dei sentieri immersi in una vegetazione lussureggiante. I rumori della città si attenuano e i profumi della campagna diventano intensi. Il percorso da scosceso diventa pianeggiante e in lontanaza si intravede qualcosa di color beige. Sono scatole e cartacce varie lasciate in bella vista e tenendo conto del loro stato di conservazione, pure da parecchi giorni.

Dopo una bella camminata circondati da erba, alberi e fiori in cui i richiami degli uccelli si uniscono al verso delle cicale, viene voglia di stendersi sull’erba, all’ombra di un bel pino e riprendere le forze prima di continuare. Ma perchè sdraiarsi sull’erba quando, appoggiato ad un albero, possiamo utilizzare un bel materasso? E’ di una comoda piazza e mezzo, sporco e strappato ma corredato della sua bella rete arrugginita. Chissà chi li avrà dimenticati.
Luogo di abbandoni il parco di Santa Margherita. Anche la Provincia sembra aver dimenticato un grande capannone. Vetri rotti, strutture arrugginite, cumuli di calcinacci ovunque. L’insegna, coperta alla meno peggio riportava la scritta “Polizia Provinciale”. Era il presidio, appunto, che avrebbe dovuto fra l’altro sorvegliare sul buono stato del parco.
Per fortuna la natura è incurante delle disattenzioni degli esseri umani, tanto che con i suoi alberi e rampicanti si sta rimpossessando del territorio in cui sorgevano tre bellissimi casolari, una volta riparo per clandestini e spacciatori.

Ora si intravedono qua e là parte dei ruderi dove il tetto è rimpiazzato dalla folta chioma degli alberi che vi sono cresciuti dentro.
Un parco dimenticato quello di Santa Margherita, come dimenticati lo sono stati i “matti” che fino a pochi anni fa vi erano ricoverati. Spero che non venga in mente a qualcuno di riconvertirlo ancora, visto il fallimento della gestione dei rifiuti in città, magari lasciando che si trasformarmi in una discarica abusiva.
Auguriamoci solo che questa volta il parco venga veramente dimenticato, lasciando l’incarico alla natura di bonificare ciò che gli amministratori non sono stati in grado di fare in tutti questi anni.