Un insolito viaggio

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di P.F. Grazioli

Le onde del mare sembravano quasi correre ad abbracciare i piloni di cemento del molo, le voci stridule dei gabbiani risuonavano nel cielo terso e grigio.

Christine però, sembrava non accorgersi di nulla. Se ne stava li, chiusa nel suo cappotto grigio azzurro del servizio ausiliario femminile della Royal Air Force… immobile, con le mani in tasca e lo sguardo assente rivolto in basso, verso quell’acqua infida e scura, la quale si agitava come i pensieri di un animo tormentato.

Solo l’avvicinarsi a lei del cane di un uomo che stava passeggiando li vicino, era riuscito a strapparle un amaro sorriso, ma poi… lei era ripiombata nuovamente a guardare quel mare così oscuro e profondo. Forse… perchè era quella la soluzione, l’unica via d’uscita da quelle tragedie che l’avevano segnata sino dall’infanzia.

Prima era stato l’ orfanatrofio, poi la sua adozione da parte dei coniugi Benneth di Southampton, avvenuta nel 1920 quando lei aveva cinque anni.

I Benneth l’adoravano e non le facevano mancare nulla e con il passare del tempo, Christine aveva quasi cancellato dalla memoria il “marchio” lasciatole dall’ orfanatrofio e della solitudine patita li dentro. Ma sapete come si dice, mai abbassare la… guardia, specialmente nei confronti del destino.

E fu proprio quest’ultimo a far piombare nuovamente Christine in quell’abisso di disperazione, solitudine ed angoscia, dal quale la ragazza era faticosamente uscita anni prima.

Si… quella maledetta notte del 1940, il fato si presentò sotto la forma di un bombardiere tedesco “Heinkel”, il quale dopo aver sganciato il suo carico di morte su Londra, cercava pur con un motore fuori uso e con uno solo dei due piloti vivi a bordo, di far ritorno in Francia.

Sentendosi prossimo alla fine, il comandante dell’aereo, ordinò ai due membri dell’equipaggio superstiti di lanciarsi, e solo dopo aver visto i paracadute di questi ultimi, aprirsi e volteggiare nell’oscurità verso la salvezza, si abbattè senza vita sui comandi dell’aereo, il quale senza più controllo iniziò una velocissima picchiata.

Sembrava una stella cadente, in realtà… era una spietata intelaiatura di metallo avvolta dalle fiamme, governata da uno scheletro dal ghigno inquietante, avvolto in un sudario di fumo e reggente una falce, la quale era puntata in direzione della casa dei Benneth.

La palla di fuoco proveniente dal cielo, si schiantò con fragore sulla casa uccidendo all’istante Walter e Rose Benneth trasformandola in un inferno, lo stesso che avrebbe vissuto Christine al suo ritorno dal centro di Southampton.

Alla vista della sua casa in fiamme, Christine si sentì lacerare da un dolore indescrivibile. Realizzò che tutta la sua felicità era svanita in un attimo… il destino l’aveva colpita ancora una volta, lasciandola sola ed impotente davanti agli eventi.

Christine sostenuta da una sempre più crescente rabbia e disperazione si lanciò, urlando i nomi dei suoi genitori, verso quell’inferno maledetto per porre fine alle sue vicissitudini, ma venne prontamente bloccata dalla folla corsa sul posto, e mentre i pompieri cercavano di spegnere l’incendio, lei venne affidata alle cure di un medico.

Riuscirono a calmarla… ma poi Christine si chiuse in un totale mutismo, nonostante gli sforzi del medico e dell’infermiera di farla parlare.

Non riusciva neanche a piangere… era talmente assente come se si fosse chiusa in un isolamento totale, si limitava a guardare ciò che restava della sua casa e non smise di farlo sino a quando l’incendio non fu domato. Poi senza dire una parola, salì nell’ambulanza che la trasportò all’ospedale più vicino.

<< Buon giorno dottore, sono il maggiore Anderson… ho fatto più in fretta che ho potuto.>> Disse un ufficiale della RAF

<< Buon giorno maggiore, prego di qua mi segua. >> Disse il dott Parker

<< Come sta Christine dottore? E’ grave? Ha subito ferite? >> Chiese il maggiore Anderson

<< No, non nel corpo almeno, ma nell’anima… ed io non posso fare nulla per quelle, solo il tempo le guarisce. >> Rispose il dott Parker con un misto di dispiacere e rassegnazione

<< Insomma ha subito un trauma, uno shock in seguito a ciò che le è capitato. Povera Christine, tornare a casa e trovare tutto distrutto, anche gli affetti… farebbe impazzire chiunque. >> Disse il maggiore Anderson con amarezza

<< Maggiore… lei conosce bene la signorina Bennet? >> Chiese il dott Parker

<< Lavora con me sin dall’inizio della guerra alla base aerea, è addetta alle comunicazioni… ha sempre fatto il suo dovere. >> Rispose con naturalezza il maggiore Anderson

<< No, no… intendo se lei maggiore è ha conoscenza di qualcosa in più, magari riguardante il passato e l’infanzia di miss Benneth. >> Disse il dott Parker

<< No, mi dispiace dottore, ma… perchè? E’ importante? >> Chiese con curiosità il maggiore Anderson

<< Potrebbe… vede maggiore, io ieri vidi Christine correre, lanciarsi verso la casa in fiamme urlando, poi per fortuna, due poliziotti l’hanno bloccata salvandola da morte certa, ma io non riesco a dimenticare quelle urla strozzate quasi afone, come se non riuscissero ad uscirle dalla gola. >> Disse il dott Parker battendo ritmicamente la matita sul tavolo.

<< Accidenti… sembrerebbe un pianto isterico, anzi ne ha proprio tutta l’aria.>> Disse il maggiore Anderson con fare pensoso

<< Si, certo… isterico, un pianto isterico ed angosciato allo stesso tempo. Vede maggiore, io credo che Christine sia precipitata in un abisso oscuro, nel quale le sue vecchie paure e brutti ricordi la attendevano da tempo, come se sapessero che lei vi sarebbe caduta nuovamente.>> Affermò il dott Parker con sicurezza

<< Non c’è niente che possiamo fare? Ci sarà pur qualcosa!>> Disse il maggiore Anderson con una certa veemenza

<< Solo Christine può vincere questa battaglia, e mi creda… sarei più che felice se ci riuscisse. Il saperla in quella stanza, con il viso rivolto alla finestra, senza dire una parola… >> Disse il dott Parker con amarezza

Il dialogo tra i due uomini venne interrotto dall’arrivo dell’infermiera Mc Gregor, che sorridendo disse: << Dottore, si è ripresa! La ragazza sta parlando di nuovo!>>

I due uomini seguiti dall’infermiera, si precipitarono nella stanza dove Christine era stata ricoverata la sera prima, e furono sorpresi di vedere che li salutava sorridendo anche se debolmente.

<< Christine… come state?>> Chiese il dott Parker, mentre il maggiore Anderson la salutava sorridente da un angolo della stanza.

<< Io? Bene, si… credo almeno. Vorrei tanto tornare a casa.>> Disse la ragazza guardando il dott Parker e l’infermiera Mc Gregor

Il dott Parker e l’infermiera si guardarono in volto in maniera abbastanza preoccupata, dopodichè rivolsero entrambi lo sguardo al maggiore Anderson, il quale scosse la testa con fare triste.

<< Ma… mia cara, lei non può tornare la. Deve farsi coraggio… la sua casa non c’è più e purtroppo neppure i suoi genitori. Non ricorda nulla di ieri sera? Un aereo tedesco è precipitato sulla sua abitazione distruggendola all’istante, lei… deve farsi forza ora, noi non l’abbandoneremo.>> Disse con voce emozionata il dott Parker

<< Christine… può contare su di me per qualsiasi cosa.>> Disse il maggiore Anderson stringendo leggermente le spalle della ragazza

<< Si… grazie, vorrei andare via, tornare al mio lavoro, vorrei dimenticare.>> Disse Christine guardando le tre persone intorno a lei

<< Non c’è problema, l’accompagnerò io stesso alla base aerea con la mia auto.>> Disse il maggiore Anderson

<< Grazie… mi dia il tempo di prepararmi ed arrivo.>> Rispose Christine con entusiasmo

I due uomini lasciarono la ragazza nella sua stanza intenta a vestirsi, mentre l’infermiera Mc Gregor le andava a prendere una tazza di tè.

Il dottor Parker chiamò il maggiore Anderson nel suo ufficio e guardandolo seriamente in volto gli disse: << No, non è normale… per niente! >>

<< Ma… di che parlate dottore? >> Chiese il maggiore Anderson con aria sorpresa

<< Della reazione di Christine… è troppo calma, rassegnata, niente rabbia. Un ‘altra persona al posto suo sarebbe divorata dalla sete di vendetta! Avrebbe spaccato tutti i mobili della camera! >> Disse il dott Parker in modo contrariato

<< Oppure… c’è qualcos’altro se non sbaglio, vero dottore? >> Chiese il maggiore Anderson con aria indagatrice

<< Si… certo, eccome se c’è! Ricordate che vi descrissi la reazione di Christine quando vide la sua casa in fiamme? Ebbene, statele vicino, assicuratevi che arrivi sana e salva alla base aerea… non lasciatela mai sola! >> Asserì il dott Parker con energia

<< Pensate possa tentare di nuocere a se stessa? >> Chiese il maggiore Anderson preoccupato

<< Non lo penso… ne sono più che sicuro! >> Rispose il dott Parker con fermezza

In quel momento entrò l’infermiera Mc Gregor con aria trafelata dicendo:<< Non c’è più! Christine non è nella sua stanza, deve essere andata via.

I due uomini si guardarono in faccia preoccupati e spaventati allo stesso tempo, ora i timori del dott Parker si erano trasformati in realtà. Christine infatti, aveva lasciato l’ospedale in preda a chissà quali pensieri che la stavano dirigendo verso un’ ignota destinazione.

Verso il mare… lì l’avevano portata i suoi pensieri. Ferma su uno dei moli del porto di Southampton, immobile a guardare quell’acqua profonda e scura che sembrava chiamarla a sé.

Lei da canto suo, non voleva opporre resistenza, era come svuotata da ogni volontà, mentre un dolore sempre più crescente la divorava.

Si! Un tuffo e… giù sino a perdersi nell’oscurità degli abissi, nel gelido e pietoso abbraccio di un oblio senza tempo. Questa era la lotta interna che stava avendo luogo dentro l’animo di Christine, una battaglia che un leggero tocco sul suo viso interruppe all’istante, catturandone l’attenzione.

Qualcosa di simile ad un pezzo di carta portato da un vento leggero, volteggiò come una farfalla davanti a lei, sino a cadere ai suoi piedi, mentre in lontananza una radio diffondeva le suadenti note della canzone “We’ll meet again” cantata da Vera Lynn.

La ragazza incuriosita lo raccolse , lo esaminò con attenzione e con sua grande sorpresa disse:<< E’ un biglietto! Riporta sopra il mio nome e cognome, ma… come?! >>

Poi il suo stupore crebbe ancora di più man mano che i suoi occhi scorrevano quel pezzo di carta, la dicitura sopra scritta riportava le seguenti parole: “White Star Line Miss Christine Bennet RMS Titanic”, era datato 18 Febbraio 1940.

Ancora incredula e senza parole, Christine sollevò lo sguardo e fu proprio allora che il suo raziocinio venne messo a dura prova.

Il molo del porto di Southampton sul quale si trovava pochi attimi prima, era totalmente cambiato.

Una fitta nebbia sorta come per magia avvolgeva il tutto, solo la luce dei lampioni i quali emergevano a stento da quella coltre grigia, rassicuravano Christine almeno in… parte.

Lo stupore della ragazza si trasformò in inquietudine, quando si accorse di trovarsi proprio vicino alla fiancata di un enorme nave emersa dalla nebbia come un fantasma. Quando invece, alzando lo sguardo ne lesse il nome, l’inquietante sensazione provata prima, lasciò il posto ad un’ inattesa ed improvvisa paura!

<< Titanic?! No… non è possibile! Ma che mi sta succedendo?! Dove sono finita?! Disse tra se Christine con voce tremante.

Eppure era tutto vero… ora s’iniziavano ad intravedere delle persone vestite con abiti di inizio secolo, salire lentamente ed in silenzio la passerella d’imbarco.

Christine era spaventata, confusa, mille domande si accalcavano alla sua mente, ma quel fiume di pensieri venne interrotto da una voce dal tono cordiale e gentile:

<< Miss Bennet? Miss Christine Bennet? Finalmente l’ho trovata! Permetta che mi presenti… sono George Devlin uno degli ufficiali del Titanic, sono qui per prendermi cura di lei.>> Disse sorridendo l’ufficiale.

<< Prendersi cura di me? Ma io… veramente non capisco.>> Disse Christine quasi balbettando

<< Miss Bennet, lei ha un biglietto per salire sul Titanic vero? Sarebbe così gentile da mostrarmelo?>> Chiese con cortesia Mr Devlin

<< Io, si certo ecco qua, ma non so come l’abbia avuto.>> Disse Christine

<< Miss Bennet una ragione ci sarà, e poi qui è tutto regolare vede? Ora salga per favore, tutto le verrà spiegato una volta a bordo… ma non prima.>> Disse sorridendo Mr Devlin

Christine era confusa e spaventata da ciò che le stava capitando, non era possibile trovarsi su di una nave la quale era affondata molti anni prima, ma allo stesso tempo tutto questo l’affascinava terribilmente.

<< Sente la sirena Miss Bennet? Stiamo per partire, questo è il nostro primo viaggio inaugurale, forza venga.>> Disse Mr Devlin porgendole la mano.

Come spinta da una volontà innaturale, Christine salì a bordo di quel gigante dei mari, e mentre le passerelle venivano ritirate, lei, combattuta tra la curiosità e l’incredulità, si mise a guardare dal parapetto del ponte giù verso il molo che si andava lentamente allontanando ingoiato dall’oscurità

<< Il porto, la nebbia improvvisa, il biglietto arrivato da chissà dove, io che mi trovo sul… Titanic addirittura! C’è da uscirne matti… ma che mi sta succedendo?!>> Disse Christine pensando a voce alta.

L’improvviso suono della sirena di bordo, distolse Christine dai suoi pensieri, riportandola alla realtà. Sembrava il lamento di una bestia agonizzante, da come lacerava l’aria.

<< Non è piacevole da udire vero?>> Disse Mr Devlin sorridendo.

<< No, in effetti non lo è per niente… sembra stia urlando di dolore.>> Disse Christine coprendosi le orecchie.

<< Chissà… forse potrebbe esserlo. Magari non uno solo, ma tanti disperati lamenti messi insieme.>> Rispose Mr Devlin guardando seriamente Christine

Poi proseguì dicendo: << Venga, l’accompagno alla sua cabina.>>

Nel seguire Mr Devlin, Christine notò che ogni parte della struttura del transatlantico, era malmessa ed arrugginita, come se la nave fosse stata abbandonata e dimenticata da diverso tempo. No… non era possibile!

Volevano forse convincerla di trovarsi realmente sul Titanic? La parte raziocinante di Christine faticava ad accettare questa ipotesi, e poi… chi e perchè avrebbe avuto interesse a farle questo?

Improvvisamente il ponte si popolò di figure evanescenti in abiti di fine ‘800, le quali camminavano in silenzio ed a testa bassa. Uomini, donne, bambini, membri dell’equipaggio… tutti lì che si muovevano lentamente con aria triste e rassegnata.

Ciò che più colpì Christine, fu vedere una figura maschile intenta a suonare un violino, le cui corde però no n emettevano suoni.

Ora una sempre più forte sensazione di paura attanagliava Christine, la quale non riusciva più ne a muovere un muscolo, ne a pensare.

Mr Devlin si rivolse a lei dicendo:<< Miss Bennet… tutto bene? Non ha nulla da chiedermi? Magari vuole farmi qualche domanda.>>

<< Si… certo.>> Rispose Christine con aria incredula

<< Ma che posto è questo? Chi sono quelle “persone”? Che ci faccio io qui?>> Chiese Christine spazientita

<< Calma Miss Bennet, è naturale porsi certe domande quando ci si trova in una situazione come questa, io le dissi che una volta a bordo le avrei spiegato tutto.>> Disse Mr Devlin

<< Spiegarmi cosa?! >> Disse Christine con veemenza

Mr Devlin la guardò sorridendo e poi disse:<< Vede, siamo a conoscenza del suo stato… d’animo, sappiamo ciò che le è successo. Il dolore che lei prova è così grande tanto da non riuscire a sopportarlo. Quel mare scuro e profondo sembra l’unica soluzione a tutto ciò, ma… se non fosse così? >>

Christine faceva fatica a seguire le parole di Mr Devlin, tutto le sembrava così assurdo ed irreale, eppure non poteva negare di star vivendo quegli attimi.

<< Miss Bennet, lei è qui per avere una scelta… sarà lei e solo lei a decidere se voler “tornare” oppure restare insieme a tutti gli altri sulla nave.>> Disse Mr Devlin

Un ‘idea talmente orrenda ed assurda si fece largo nella mente di Christine. Si, d’accordo era incredibile ma… era l’unica risposta possibile!

<< Ma… allora tutta questa gente è morta… è una nave di spettri questa!>> Urlò Christine

<< Non voleva forse suicidarsi, piuttosto che restare viva e combattere il suo dolore?>> Chiese Mr Devlin guardando negli occhi Christine.

<< Si… forse è meglio così, d’altronde era la mia decisione.>> Disse Christine abbassando lo sguardo

<< Aspetti, le ho detto che ha una scelta. Lei rivivrà la notte del tragico naufragio di questa nave, esattamente come un passeggero dell’epoca, poi… deciderà. >> Disse Mr Devlin

Mr Devlin, condusse Christine davanti ad una porta la quale s’aprì come d’incanto, e con sua grande sorpresa, Christine si ritrovò in un magnifico salone pieno di gente che conversava allegramente.

L’aria, densa di musica mista ad un festoso vociare, dava vita ad un atmosfera gioiosa e spensierata che coinvolse Christine in pieno. Ora il suo sguardo, si posava su delle eleganti figure in abito da sera che scendevano lungo uno scalone dalla ringhiera finemente lavorata, posto al centro della sala.

<< E’… è magnifico! Incredibile! >> Disse Christine meravigliata

<< Coraggio, vada… si mischi a loro.>> Disse Mr Devlin

<< E’ solo che… non ho certo l’abito adatto.>> Disse Christine

<< Si guardi Miss Bennet, da quando ha messo piede in questa stanza, lei fa parte di tutto ciò che avvenne qua dentro. >> Rispose Mr Devlin

Christine si accorse con stupore, di non indossare più la divisa grigio azzurra della RAF, ma al suo posto era comparso un elegantissimo abito di inizio secolo.

Ora poteva finalmente “vivere” quell’ambiente e la sua magia, facendosi coinvolgere dal vortice delle danze e far conoscenza con le persone li presenti.

La sua paura ed il suo forte disagio iniziale erano svaniti, cedendo il posto ad una sempre più crescente meraviglia e curiosità.

<< Accidenti, mi potrebbe piacere restare in tutto questo, si anzi… mi piace proprio; sarà difficile dover decidere in proposito.>> Disse Christine guardando Mr Devlin sorridendo

<< Miss Bennet, per favore si ricordi… non si lasci influenzare dall’ambiente, rammenti anche ciò che ha visto prima.>> Disse Mr Devlin guardandola seriamente

Christine si girò per rispondere, ma Mr Devlin era già “scomparso” dalla sala.

L’ultima frase di Mr Devlin, aveva riportato Christine in uno stato d’allerta, ma l’improvviso invito ad un giro di valzer da parte di un giovane ed elegante sconosciuto, le fece totalmente dimenticare il vero motivo per il quale lei si trovasse li.

<< Permette che mi presenti: mi chiamo Lawrence Starkey delle omonime acciaierie.>> Disse sorridendo il giovane.

<< Christine… Christine Bennet.>> Disse la ragazza presentandosi

<< E ‘ tutto molto bello qui, quasi incredibile…>> Disse Christine guardandosi intorno frastornata ed incredula.

<< Si, è una nave stupenda… ed ora che ho incontrato lei, lo è ancora di più.>> Disse Starkey porgendo il braccio a Christine.

Christine sorridendo accettò il gesto cortesemente dicendo: << Lei, è in viaggio di pacere oppure per affari?>>

<< Un pò tutte e due le cose, come del resto quasi tutti qui.>> Rispose Starkey

<< Tutta questa gente intende? >> Chiese Christine incuriosita.

<< Certo, ma… venga che la presento, un pò ne conosco, su venga.>> Disse Starkey prendendo per mano Christine, dirigendosi verso un gruppo di eleganti e distinte persone.

<< Signori, permettetemi di presentarvi una nuova amica: miss Christine Bennet.>> Disse Starkey rivolgendosi ai suoi amici.

<< Piacere miss Bennet , io sono Martin Roschild e questa è mia moglie Jane Elizabeth Anne.>> Disse un uomo distinto indicando la donna che gli stava accanto.

<< Questi è mr Benjamin Guggheneim, mentre questo gentiluomo qui, altri non è che John Jacob Astor.>> Disse Starkey a Christine con fare cordiale.

Un ‘allegra conversazione travolse Christine come un vortice, facendo sparire del tutto dalla sua mente anche gli ultimi frammenti di memoria precedenti al suo”imbarco” .

Ora il velo dell’oblio era calato sugli ultimi ricordi di Christine, così come il sipario cala sul palcoscenico alla fine della rappresentazione, a meno che… non ci sia un altro atto!

<< Buona sera signori… spero che tutto sia di vostro gradimento. >> Disse un uomo che indossava un’ uniforme blu ed al quale, la sua barba bianca, conferiva un aspetto molto autoritario.

<< Ah, comandante… permettetemi di presentarle miss Christine Bennet.>> Disse mr Starkey indicando la ragazza all’ufficiale.

<< Naturalmente, sarà mio piacere fare la sua conoscenza. Mi chiamo Edward Smith, ed ho l’onore di comandare questo capolavoro d’ingegneria galleggiante.>> Disse il comandante rivolgendosi con un sorriso a Christine.

<< Comandante, ho sentito dire che c’è pericolo d’incontrare qualche iceberg da queste parti, dobbiamo iniziare a preoccuparci?>> Chiese con tono ironico, un uomo che stava giocando a carte in un tavolo vicino.

<< Poco probabile, ed anche se avessimo la sfortuna d’incontrare qualcheduna di quelle montagne di ghiaccio, non avete nulla di cui temere. Questa nave è inaffondabile!>> Disse il comandante Smith con fare sicuro.

Christine, dopo le varie presentazioni, si ributtò nel vortice delle danze insieme a mr Starkey, venendo così assorbita da quell’ambiente fatto di musica, risate, luci e spensieratezza, dimenticandosi totalmente che li a poco, quell’atmosfera idilliaca si sarebbe tramutata in una vera e propria tragedia.

Fredda è la notte sull’oceano atlantico, spesso prende la forma invisibile di un etereo fantasma dalle gelide ed adunche mani che si protraggono a pungerti il viso, mentre con le sue fluttuanti braccia ti avvolge in un umido e freddo abbraccio penetrandoti sin dentro le ossa.

E’ da quel manto d’oscurità che possono emergere pericolose insidie, le quali possono rivelarsi anche… mortali, a seconda di ciò che il fato ha stabilito; infatti era scritto che il Titanic avrebbe finito la sua corsa contro un muro di ghiaccio apparso come uno spettro dalle tenebre.

<< Iceberg dritto davanti a noi!! Urlò il marinaio di vedetta nella coffa, mentre con gli occhi sbarrati già presagiva il disastro imminente.

Nella plancia l’ufficiale in seconda, diede l’ordine di virare a sinistra onde evitare lo scontro e, mentre una gigantesca montagna di ghiaccio passava vicino alla nave, un grosso sussulto investì quest’ultima causando la caduta di alcuni frammenti ghiacciati sul ponte.

Tutti si erano accorti che qualcosa di insolito era accaduto, ma ne ignoravano la gravità.

Dopo l’urto, come la ferita sul fianco di un animale, un grosso taglio longitudinale si era aperto sotto la linea di galleggiamento; si… avevano evitato l’iceberg di prua, ma virando la fiancata sommersa della nave, era stata letteralmente squarciata da uno sporgente sperone di ghiaccio. Forse… era la falce della morte che ne aveva preso l’aspetto? Nessuno potrà mai saperlo.

Intanto alcuni passeggeri stretti nei loro abiti da sera, si erano riversati sul ponte incuriositi dall’accaduto e, ancora con i loro bicchieri di brandy in mano, giocavano con i pezzi di iceberg caduti sul ponte calciandoseli l’uno verso l’altro.

Quegli incoscienti non avevano idea di ciò che li aspettava… non si accorsero della fredda e sinistra figura scheletrica vicino a loro, che con un sorriso beffardo, guardava la sabbia scorrere velocemente nella clessidra posta nella sua mano adunca e scarnificata.

Lo scossone della nave, interruppe la danza di Christine, è fu proprio in quell’istante che la ragazza ebbe un sussulto di paura e meraviglia allo stesso tempo.

Christine, uscì sul ponte seguita da mr Starkey ed altri illustri ospiti onde poter constatare l’accaduto, ma… qualcosa era cambiato in lei.

Il senso di spensieratezza e divertimento che l’aveva accompagnata sino a pochi attimi prima, ora aveva ceduto il posto ad un misto di paura ed angoscia, nonostante mr Starkey e gli altri suoi amici stessero minimizzando la cosa con battute e risate.

La scura acqua dell’oceano, entrava come un inarrestabile fiume in piena attraverso lo squarcio del “Titanic”, simile ad un freddo artiglio che vuole ghermire la sua preda agonizzante.

L’ordine di chiudere i compartimenti stagni non fu di nessuna utilità, a quel punto… servì solamente a condannare ad un ‘orribile morte i marinai addetti alle caldaie; correvano inutilmente verso la salvezza, mentre le grandi porte d’acciaio avrebbero sigillato per sempre la loro tomba.

<< Christine, cara… vi vedo pensierosa, siete cambiata di colpo.>> Disse mr Starkey sorridendo

<< No… si, è che credo, anzi sono sicura che stia succedendo qualcosa di grave.>> Rispose Christine guardandosi intorno.

<< Andiamo miss Bennet, non le sembra di essere un pò esagerata? D’altronde anche il comandante Smith ce l’ha assicurato. Questa nave è… inaffondabile!>> Disse uno dei passeggeri alzando il suo bicchiere di brandy verso l’iceberg come per brindare.

Quasi a far da eco alle parole di Christine, gli ufficiali dettero l’ordine che tutti i passeggeri indossassero al più presto i giubbotti salvagente, onde poi radunarsi in gruppi per poter essere imbarcati nelle scialuppe di salvataggio.

Oramai era chiaro… la nave era condannata! Stava affondando e tutti se ne erano resi conto.

La tragedia stava per arrivare al suoi culmine, ma in quanto tempo si sarebbe consumato l’utimo atto? Quanti granelli di sabbia dovevano ancora scorrere dentro quella maledetta clessidra?

La gente urlava, correva in preda ad una pazzia indescrivibile in cerca di salvezza, e la stessa scena si ripeteva per i ponti delle varie classi, nessuno escluso. La paura si era definitivamente impadronita della nave regnandovi ormai incontrastata, e la morte stava per mietere il suo raccolto.

Christine assisteva a tutto questo inorridita, sui volti dei suoi amici oramai si leggeva il terrore puro… tutta quella gente che prima si divertiva credendosi “intoccabile”, adesso erano diventati come uno sciame di api impazzite.

<< Christine dove vai?>> Le chiese con agitazione mr Starkey

<< Voglio parlare con il comandante Smith, dobbiamo sapere la verità… non può nascondercela!>> Rispose Christine con veemenza.

Divincolandosi da mr Starkey, Christine corse decisa verso il ponte di comando e mentre si dirigeva là, assistette a scene che le procurarono un ‘angoscia incredibile sino a farle mancare il fiato più volte.

Vide gente che si gettava in mare andando a sbattere contro la chiglia della nave, passò vicino a dei musicisti che suonavano per distrarre le persone, ma c’era rassegnazione nella loro musica… niente vita in quelle note.

Notò dei pastori protestanti e preti cattolici riunire insieme le persone in preghiera, mentre essi rivolgevano lo sguardo al cielo cercando un ‘improbabile speranza di salvezza.

<< Quanta fretta…dove è diretta miss Bennet?>> Disse una voce a Christine tenendola per un braccio.

<< Mr Devlin! Ma… da dove?>> Chiese Christine meravigliata.

<< Non ha importanza, ma… non vada dal comandante, ciò che vedrebbe potrebbe non piacerle.>> Rispose mr Devlin

<< Mi lasci andare!>> Disse Christine divincolandosi.

Corse su per la scala e raggiunse trafelata il ponte di comando, entrò nella plancia e si trovò davanti il comandante Smith girato di spalle mentre stava al timone.

<< Comandante Smith! Mi dica la verità, ma che succede?! Ma… perchè non mi ascolta?!>> Chiese Christine urlando e scuotendo il comandante per le spalle.

<< Perchè il suo nome non è Smith… non lo è più almeno.>> Rispose mr Devlin comparso come per magia.

<< Mr Devlin, ma cosa…? Come non è più Smith? Certo che è il comandante Smith!>> Rispose Christine continuando a scuotere la spalla del comandante per farlo voltare.

<< Provi a chiamarlo con il suo vero nome.>> Disse mr Devlin con una calma innaturale.

Una paura sempre più crescente s’andava impadronendo di Christine, e furono proprio le ultime parole di mr Devlin a provocarla, insieme a tutti quei dubbi ed incertezze che le assalirono la mente.

<< Capitano Smith! La prego mi dica cosa succede! Capitano…>> Disse Christine strattonando l’ufficiale per la giacca.

<< Smith? Nessuno mi chiama più così da tanto tempo…>> Disse la figura in uniforme con voce calma e profonda.

Christine rimase sbigottita nell’udire quella risposta, ma fu il tono di quella voce a gelarle il sangue nelle vene. Un suono cosi… greve, oscuro, il quale sembrava provenire da tetre profondità abissali, da un ‘oltretomba sempre più reale e vicina.

Christine fece come per replicare alle parole del comandante, ma la frase le morì in gola per ciò che vide in quell’istante: le mani che manovravano il timone erano scarnificate ed ossute!

<< Ma cos’è tutto questo?! Cosa sta succedendo?! Ma che ci faccio qui?!Comandate Smith , la prego mi aiuti!>> Urlò Christine quasi piangendo.

La figura al timone si girò lentamente verso la ragazza, la quale si sentì pervadere da un orrore indicibile.

No… non fu il comandante Smith ciò che vide, ma un essere dal volto quasi scheletrico,nelle quali orbite troneggiavano due occhi rossi ed agitati come lava incandescente.

<< Lei è qui di sua scelta! Aveva un biglietto per quest’imbarco, se non sbaglio. Ciò che sta accadendo è quello che è già successo, ed è destinato a ripetersi ad ogni viaggio… e questo che sta vivendo mia cara Christine, è esattamente il momento in cui smetto di chiamarmi Smith, e torno ad essere il solo nocchiero di questa nave di anime. Se vuole mi chiami pure : comandante Charon, tanto è quello il mio vero nome!>> Disse la tetra figura in uniforme.

<< No! Io non sono morta!>> Urlò Christine con disperazione.

La ragazza uscì dalla plancia e corse sul ponte di comando, ma un altro spettacolo terrificante le si presentò ai suoi occhi: gente che si accalcava nelle scialuppe, persone che si gettavano fuoribordo, mentre urla di sperate ed inutili invocazioni d’aiuto davano vita ad un coro angosciante.

Christine cadde in ginocchio contro la ringhiera del ponte, e per non impazzire portò le mani alle orecchie onde non udire tutta quella sofferenza, quando sentì una mano che gentilmente l’afferrava per un braccio sostenendola.

<< Coraggio venga, si appoggi a me, non vorrà mica finire come tutti quei poveri disgraziati? Loro sono morti da tempo e… anch’io. Ma lei no! Lei è viva e può ancora scegliere per fortuna!>> Disse mr Devlin mentre aiutava Christine ad alzarsi.

<< Mr Devlin?! Ma da dove arriva lei?>> Chiese Christine frastornata.

<< Non c’è tempo per le domande, del resto lei ha già avuto delle esaurienti risposte dal… “comandante”>> Disse mr Devlin guardando Christine con aria d’intesa.

<< Si, le ho avute infatti… non proprio quelle che mi aspettavo, ma è stato abbastanza esauriente. Devlin, voglio uscire da tutto questo, io sono viva e tale voglio continuare ad essere!>> Disse Christine quasi implorando mr Devlin.

In quell’istante uno stridente rumore metallico seguito da un violento scossone, annuncia va il cedimento strutturale della nave, era simile ad un lamento agonizzante che riempiva l’aria.

<< Presto! Sta per rompersi… venga con me, da questa parte forza!>> Disse mr Devlin incitando Christine.

Devlin, condusse Christine verso il basso facendole percorrere dei corridoi interni, sino a quando non giunsero ad una delle stive di carico.

<< Ecco, qui c’è un portello che si apre direttamente sulla fiancata, proprio al livello attuale dell’acqua, ma sbrigatevi… altrimenti tutto “questo” sarà stato inutile!>> Disse mr Devlin mentre apriva il portello.

<< Ma… devo tuffarmi? E lei che farà?>> Chiese Christine quasi esitando.

<< Ah! Che ragazza testarda… io sono già morto da tempo, e questo non è il tuo posto. Ora vai Christine, vai!>> Disse mr Devlin con una certa veemenza.

In quell’istante, una valanga liquida invase la stiva di carico, catapultando letteralmente Christine fuori dalla nave.

Un turbinìo d’acqua avvolse la ragazza facendole perdere i sensi, spingendola così verso una lenta ed inesorabile discesa in un abisso sempre più freddo e buio, se il contatto con l’acqua gelida non l’avesse risvegliata di colpo, facendola ritrovare nel mezzo di uno “spettacolo” che aveva del surreale: Corpi senza vita scendevano lentamente verso l’oscurità… fluttuanti marionette senza fili di un teatro ormai perduto e dimenticato, mentre un pò più distante, la prua del “Titanic”come freccia scoccata da un arco, puntava decisa ed inesorabile verso quel tetro abisso, il quale l’avrebbe presto reclamata definitivamente trasformandola per sempre in un cimitero sommerso.

L’angoscia e la paura, s’impadronirono nuovamente di Christine, la quale si mise a lottare con tutte le sue forze per sfuggire a quel terrificante destino nuotando verso la superficie.

Era appena emersa, quando mani scheletriche l’afferrarono alle caviglie… Christine si girò d’istinto, e ciò che vide la fece urlare di terrore, ma solo un grido afono uscì dalla sua bocca.

Spettri con dei volti scarnificati, dalle orbite vuote e dalle mani ossute ed adunche, la volevano trascinare con loro verso la tenebra sottostante, mentre con voce cavernosa le ripetevano:

<< Vieni con noi Christine, è tra di noi il tuo posto… oramai sei una dei nostri.>>

La ragazza era folle di paura, e grazie a ciò riuscì a scuotersi liberandosi dalla stretta mortale urlando: << No! No! Io non sono una di voi! Io sono viva… siete voi i morti! Andatevene lasciatemi stare, io voglio vivere!!>>

<< Si? Bene a sapersi… allora afferri la mia mano in fretta!>> Disse una voce dal tono amichevole.

<< Devlin?!>> Esclamò Christine meravigliata e contenta.

<< Aspettava qualcun’ altro? E’ rimasta forse delusa? Oh come mi dispiace…>> Disse mr Devlin in tono sarcastico.

Devlin aiutò Christine a salire in una scialuppa di salvataggio, intorno a loro c’erano solo il mare, l’oscurità ed un innaturale silenzio.

<< Devlin… ma da dove spunta lei?>> Chiese Christine guardando mr Devlin con perplessità.

<< Diciamo che ho il pregio di trovarmi nel posto giusto al momento giusto.>> Rispose mr Devlin sorridendo.

<< Era tutto così bello. Il viaggio, la musica, le persone, ma poi quella tremenda collisione e tutta la gente in preda al panico, il naufragio e quelle “cose” che volevano trascinarmi insieme a loro in quella tenebra.>> Disse Christine indicando il mare.

<< Capisco… ma non si preoccupi per quelli, ne per ciò che è successo, essi non ci sono più da tanto tempo ormai.>> Disse mr Devlin in tono rassicurante

<< Ed il comandante Smith… mi disse che il suo vero nome era un altro, ma non lo ricordo.>> Disse Christine con aria confusa.

<< Meglio così, lei ha vissuto un brutto sogno Christine, solo un incubo che ora è finito e che lentamente svanirà dalla sua memoria. >> Disse mr Devlin guardando il suo orologio da tasca.

<< Sono stanca… tanto stanca, ho sonno all’improvviso, ma come mai?>> Disse Christine stendendosi nel fondo della scialuppa, mentre mrDevlin la copriva con una coperta.

<< Dorma Christine, ha vissuto troppe emozioni… la sveglierò io quando sarà ora.>> Rispose con calma mr Devlin

<< Ecco… forza che l’abbiamo tirata fuori in tempo!>> Disse il maggiore Anderson mentre il dott Parker insieme all’infermiera Mc Gregor aiutavano Christine a venir fuori dall’acqua.

I tre stesero la ragazza sul molo, dopo dichè il magg Anderson corse ad un telefono per chiamare un ‘ ambulanza.

<< Forza… forza!>> Diceva il dott Parker mentre cercava di rianimare la ragazza.

<< Sta buttando fuori l’acqua per fortuna! >> Disse la Mc Gregor.

<< Ho chiamato l’ospedale, saranno qui tra poco. Come sta Christine?>> Chiese il magg. Anderson.

<< Si riprenderà… è andata bene.>> Rispose il dott Parker sorridendo.

L’ambulanza arrivò prima del previsto, con enorme sollievo dei presenti, i quali aiutarono gli infermieri a caricare Christine nel mezzo di soccorso.

<< Ecco, è chiuso… potete partire.>> Disse il dott Parker all’autista.

<< Possiamo star tranquilli, è in buone mani adesso. >> Disse con soddisfazione il magg Anderson

<<Christine… Christine, si svegli coraggio, è ora di tornare a casa.>> Disse un infermiere chinandosi su Christine.

La ragazza aprì gli occhi, è mentre le immagini lentamente divenivano sempre più nitide, realizzò d’essere dentro un ‘ambulanza.

<< Ma… che mi è successo? Dove sono? Dov’è la nave?>> Chiese Christine all’infermiere che ora si era girato di spalle.

<< Si calmi Christine… lei è al sicuro ormai, in quanto a quella nave non ci pensi più; giace in fondo all’oceano da anni. Consideri tutto come un brutto sogno.>> Rispose l’infermiere girandosi verso la ragazza.

Christine restò meravigliata nel riconoscere quel volto.

<< Mr Devlin! Ma… da dove?!>> Chiese incuriosita Christine.

<< Da quel brutto “sogno” che lei ha avuto la forza d’interrompere.>> Rispose Mr Devlin

<< Io… l’avrei interrotto? No, è stato lei a salvarmi da quell’incubo.>> Rispose Christine.

<< Certo, ma solo perchè lei lo ha voluto con tutte le sue forze.>> Disse mr Devlin.

<< Ma c’è ancora una cosa che deve fare, mi porga il suo… biglietto per favore. Sta proprio dove lo aveva messo, nella tasca interna del cappotto.>> Disse mr Devlin sorridendo.

La ragazza tirò fuori dalla tasca il biglietto d’imbarco che era magicamente “atterrato” ai suoi piedi, segnando l’inizio della sua avventura fantastica, e lo porse a mr Devlin dicendo:<< Ecco, e pensare che me ne ero totalmente scordata.>>

<< Ma io no, altrimenti che razza di commissario di bordo sarei? D’altronde… lei non ne ha più bisogno, vero Christine?>> Disse mr Devlin strizzando l’occhio in segno d’intesa mentre rompeva il biglietto.

<< No, assolutamente no!>> Rispose decisa Christine

<< Un ‘ultima cosa… quando scenderà dall’ambulanza, frughi nella tasca destra del suo cappotto.>>Disse mr Devlin sorridendo.

Fortemente incuriosita Christine infilò subito la mano nella tasca, e poco dopo la ritrasse stringendo una vecchia piastrina militare.

La ragazza alzò la testa come per cercare una spiegazione da mr Devlin ma, con sua grande sorpresa, quest’ultimo era… scomparso.

<< Mi scusi infermiere, ma l’altro suo collega che stava qui dietro con me, dove è finito?>> Chiese Christine all’autista dell’ambulanza.

<< Chi? Signorina… ci sono solo io qua dentro. Stia calma che oramai è fuori pericolo. Aspetti che ora le metto un pò di musica, vedrà che la rilasserà. Con me funziona sempre.> Disse l’autista con voce rassicurante.

L’autista iniziò a muovere la manopola della radio e come per magia la voce di Vera Lynn iniziò a riempire l’aria. Nuovamente quel motivo: We’ll meet again… Christine l’aveva sentito in lontananza all’inizio della sua avventura, ed ora eccolo di nuovo.

Confusa ed incredula La ragazza era più che mai in cerca di risposte, quando d’istinto aprì la mano destra ed osservò la piastrina che aveva trovato.

Era una vecchia piastrina di riconoscimento inglese della prima guerra mondiale un pò arrugginita, e quando Christine l’avvicinò al suo viso per osservarla meglio, sentì il tipico odore del mare provenire da quest’ultima.

La ragazza iniziò a leggere il nome inciso sul metallo, e fu allora che venne nuovamente travolta dalla meraviglia mista all’incredulità.

Vi era scritto: Capt. Micheal Ramsey H.M.S. REVENGE.

Si… era il nome del suo vero padre, scomparso in mare durante il primo conflitto mondiale.

Ma allora Devlin non era altri che… questo spiegava perchè era stato sempre lui ad accoglierla, seguirla e consigliarla, togliendola spesso fuori dai guai, durante quel” viaggio”.

Ora tutto aveva un senso per Christine anche le parole della canzone: We’ll meet again; d’accordo… le restavano ancora molti dubbi ed incertezze, ma di una cosa era sicura oramai, che grazie all’aiuto di una “presenza” amica o forse di più, era riuscita a passare attraverso le tenebre, ponendo per sempre fine al suo “insolito viaggio”.