Tutti (poco)appassionatamente insieme e a fondo nella bagnarola di Francesco!

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foto: italia.it

Tanto per non smentire Putin, che li accusa di connivenza, collusione e complicità con lo Stato islamico, la Central Intelligence Agency, comunemente denominata C.I.A., appena due mesi fa avrebbe tramato, in combutta con i servizi segreti turchi, per salvare la pelle ad Al-Baghdadi. Questo tenebroso personaggio, soprannominato il califfo nero e longa manus di Arabia saudita, Qatar e Turchia, era stato ferito in seguito ad un bombardamento effettuato dall’aviazione irachena nella provincia occidentale di Anbar, mentre si recava nella cittadina di Al-Karable per un vertice militare. Prontamente, le due agenzie si attivarono per trasferirlo a Raqqa, affinchè gli venissero prestate cure mediche di primo soccorso. Rimanendo tuttavia in pericolo di vita, venne trasferito d’urgenza in Turchia in una struttura ospedaliera più attrezzata alla bisogna, come denunciato dalla libanese Al-Manar TV. Cinque giorni fa l’agenzia di stampa iraniana FARS sosteneva che Al-Baghdadi fosse riparato a Sirte, in Libia, ad un tiro di schioppo dalla Sicilia, assieme all’emiro di Boko Haram, Abubakar Faraj Saleh, nel frattempo che i (per niente) rassicuranti Renzi, Alfano, Gentiloni, Mattarella e gambebelle Pinotti discettavano di strategie in materia di sicurezza nazionale, spaventandoci, se possibile, ancor di più. Logica scelta, quella effettuata dal califfo nero (…), ritenendo la città natale di Gheddafi la “roccaforte jihadista più sicura al mondo” (testuali parole del “sant’uomo”), intanto che già avvertiva il fiato sul collo dello Sharing Center di Baghdad, dove operano congiuntamente le intelligence di Iraq, Iran, Russia e Siria. Sergey  Lavrov, ministro degli esteri della Federazione Russa, interpellato dalla stampa italiana affermava che non fosse sicuro al 100% di dove si trovi il ricercato numero uno dell’I.S.I.S., ma che era invece certo che cellule di questa formazione sono radicate nelle milizie locali libiche, sollevandogli notevoli preoccupazioni. A lui, preoccupazioni!? Con quel po’ po’ di arsenale bellico che si ritrovano i russi ed un presidente con gli attributi come Putin? Pensate a noi, con gli eredi di Moro e Berlinguer alla guida dell’ex Belpaese! E nel frattempo che l’autoproclamatosi nostro nemico è via via più incombente, il solito Alfano battibeccava ieri con Bruxelles sul procedimento di infrazione a nostro carico riguardo la bazzecola che soltanto 60.000 clandestini in neanche un anno si sono trasformati in altrettanti fantasmi, senza nemmeno aver lasciato una seppur labile impronta digitale nei nostri sistemi di sicurezza. Il 18 febbraio 2015 Nasser Kamel, ambasciatore d’Egitto a Londra, ci avvisava del pericolo che “barconi pieni di terroristi arrivino sulle coste italiane“, sottolineando che “è necessario  agire il più in fretta possibile per fermare l’avanzata dell’ISIS in Libia e che Sirte è a soli 300 chilometri dall’Italia”. In contemporanea a quelle dichiarazioni, la task force 999, unità scelta egiziana, lanciava un attacco di terra a Derna, facendo fuori 155 combattenti dell’I.S.I.S. e catturandone 55. Il presidente egiziano Al-Sisi precisò, inoltre, di essersi incontrato con il Capo dell’Eliseo, esortandolo a prendere sul serio la minaccia proveniente dalla Libia, che avrebbe incendiato non soltanto l’Egitto, ma tutto il bacino del Mediterraneo e l’Europa intera. Gentiloni spiegò immantinente alle Camere che l’Italia intendeva seguire la via di una “soluzione politica“, comandatagli, ovviamente, da Renzi dopo una telefonata con l’oramai spiumato gallettino Hollande, che li condusse, il fiorentino ed il francese, ad accordarsi su una “iniziativa diplomatica in ambito ONU“. Poi è arrivato il drammatico 13 novembre a Parigi e sì, come no, si è visto quanto diplomatica è stata la risposta dopo gli attentati che provocarono la morte di 130 persone ed il ferimento di qualche altro centinaio. Bombardamenti indiscriminati, inefficaci, controproducenti e rigorosamente senza il consenso dei presunti alleati. Tragica autocertificazione dell’inoppugnabile verità che la sinistra parolaia ed utopistica è totalmente inadatta alla guida di una nazione degna di quest’appellativo. E all’insegna del “il meglio sempre alla fine“, se Galantino per ora tace, Bagnasco cogita su ciò che prossimamente dire e Bertone è impegnato nella misurazione a fini catastali del suo superattico, chi avrebbe mai potuto fornire un geniale assist natalizio al nostro Papa Francesco, il Pontefice amato soprattutto da chi disprezza la Chiesa, come Eugenio Scalfari? Ma, è chiaro, i francescani d’Assisi, i facoltosi eredi del Poverello, che già in vita si preoccupò non poco di cotanto seguito! E che ti vanno ad estrarre (…) dal cilindro del sensazionalismo terzomondista in un clima di contestazione non sommessa delle nostre tradizioni cristiane da parte di sedicenti atei, ansiosi di servire scodinzolanti i nuovi padroni, se non di a loro convertirsi? : un barcone simbolo conclamato di quell’immondo traffico di esseri umani, che risponde al nome di neo-schiavismo, gestito in maniera cinicamente mirata da nordafricani ed orientali, ammannito a mo’ di presepe! Non ancora sufficientemente paga degli incommensurabili danni provocati dalla sua ingerenza negli affari interni di uno Stato, l’Italia, e di una Comunità, quella Europea, questa Chiesa allo sbando, in mano di un Pontefice populista, non solo scaccia i propri fedeli dagli edifici sacri con sincretismo e relativismo, ma continua pervicacemente ad allettarci in casa problematici, futuri, condomini. Dopo aver irresponsabilmente spalancato le porte del Vecchio Continente a Lampedusa nel mese di luglio 2013, ogni giorno ci martella con l’assillo dell’accoglienza indiscriminata, rimproverandoci se, morti di fame come ci hanno ridotti, non ci impoveriamo ancor di più, cedendo il residuo a questuanti prepotenti. (…) Il suo per niente angelico progetto è di saturare l’Europa con milioni di nuovi, pericolosi, arrivi, fino a giungere al punto che cominceremo a morire di fame noi e seguiteranno ad essere disastrati loro e finalmente prenderà anche corpo la macabra fantasia di Francesco della Terza guerra mondiale, ma non combattuta a pezzi, se no, totale? La “pazzia” degli affaristi di Bruxelles, alimentata dalla caduta teologica della Chiesa di Roma, ci costringerà tutti (ma non appassionatamente, almeno noi europei) a bordo della francescana bagnarola, pigiati come sardine addosso a chi ci vede come il fumo negli occhi addossandoci la responsabilità della propria miseria, che colerà inevitabilmente a picco nel mare nostrum (…).

Buon Natale a tutti, se possibile.

Leandro Raggiotti

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Conseguii la Maturità scientifica nel 1972, un Attestato da Analista programmatore nel 1975 e un altro Diploma, inutilissimo sotto ogni punto di vista, escluso quello della conoscenza, avendo goduto dell'insegnamento di professori a livello internazionale, ottenuto presso la scuola Teologica di Montemorcino, Perugia. Sposato con Elsa Maria Isabel Olvera del Toro, padre di Elisabetta e Stefano Daniele, di Lucrezia Valentina, morta a quasi 28 anni d'età il 06/02/2013, e di Anselmo e Rinaldo, mai venuti alla luce nel 1974. Ho anche un nipote, Nicolò, nato nel 2000. Dal 01/01/2016 non sono più impiegato in Provincia con la qualifica di Operatore faunistico, nonchè addetto all'anagrafe "Richiami vivi", e a 62 anni di età sono stato sbattuto via come un vecchio straccio a farla da passacarte in un altro Ente all'insegna di : "tutto ciò che funziona nel pubblico deve essere smantellato". A scanso d'equivoci e ad esclusivo beneficio dei soliti “rosiconi”, comunque, per il mio primo mezzo secolo di vita sono stato impegnato con, nel e per il settore privato. Fervente cristiano cattolico, aperto all'ecumenismo, ma fiero avversario dei nostri nemici nella Fede, sono un cacciatore-conservazionista, amo i viaggi, i libri di storia e la corsa, che pratico tuttora in compagnia del mio adorato Taz in ore antelucane e per le vie della nostra Perugia, minimo tre volte alla settimana, eccetto che a stagione venatoria aperta.