Tommy

0
145

di P.F. Grazioli

La vita… può essere considerata come una specie di viaggio in un transatlantico che naviga sul mare della follia. C’è chi lo effettua in prima classe, chi in seconda e chi in terza; lui addirittura viaggiava nella stiva di carico, così potremmo definire la condizione della sua misera esistenza.
La vita, il dono più prezioso come viene definito, non era stata per niente generosa con lui anzi… lo aveva preso in giro regalandogli dei talenti unici come la scrittura ed i lavori di sartoria, i quali, in un altro ambiente e contesto, gli avrebbero elargito le soddisfazioni meritate consentendogli di vivere come un normale essere umano.
Invece… il suo posto nella “stiva di carico”, era poco più che un appartamento fatiscente pieno di spifferi, dove l’inverno entrava gelando con il suo tocco, anche quel poco di calore generato da una strana amicizia, la quale però resisteva indomita a tutte le intemperie che il tempo ed il fato le scaricavano addosso.
Sì, un grosso gattone tigrato che lui aveva chiamato Tommy, era entrato a far parte della sua vita rendendogliela più sopportabile e dandogli la speranza che un giorno qualcosa sarebbe cambiato in meglio.
Nonostante l’aspetto e la corporatura, Tommy aveva un carattere docile e bonario, sembrava addirittura capire al volo i momenti di tristezza che la sera prima di dormire, si abbattevano sul suo amico, ed allora saliva su quella specie di branda che fungeva da letto e si addormentava vicino a lui.
L’altro, dal canto suo, si preoccupava sempre che a Tommy non mancasse nulla rendendosi disponibile per i vari lavori occasionali, quando li trovava naturalmente perché… lo sappiamo bene, la gente promette, ma poi quando si tratta di mantenere è un altro discorso.
Prima della fine dell’anno, trovò un posto come lavapiatti; un ‘occasione tale non si presentava da anni e pieno d’entusiasmo accettò il lavoro con la speranza che sarebbe durato nel tempo a venire. Per alcuni giorni infatti, fu come una festa continua per lui ed il suo amico gatto… poi il lavorò non fu più disponibile, ma gli dissero che l’avrebbero richiamato in seguito con il venire del nuovo anno.
Con degli spaghetti al tonno, mezza bottiglia di vino regalategli dal proprietario del ristorante e la speranza di ritornare al lavoro, lui ed il suo amico gatto festeggiarono il capodanno, poi lui si distese sulla branda coprendosi bene con le coperte di lana, e si mise a leggere un libro per addormentarsi prima; Tommy, naturalmente era vicino a lui… fuori si udivano gli scoppi dei”botti” e le urla della gente, ma tutto ciò sembrava provenire molto da lontano.
Le temperature scesero, l’appartamento divenne una ghiacciaia e lui si ammalò seriamente; tossiva aveva la gola in fiamme e bruciava dalla febbre, ciò nonostante la sola cosa che lo preoccupava era di poter provvedere al suo amico felino.
Si vestì avendo cura di coprirsi bene e uscì affrontando quel gelo tagliente, i pochi soldi rimasti sarebbero bastati a comperare del cibo per entrambi e magari anche una medicina per lui.
Con quella febbre e la gola riarsa, ogni passo gli costava uno sforzo immane… aveva l’impressione di camminare dentro una tormenta, il vecchio cappotto militare di lana non era sufficiente a ripararlo dal freddo, ma il pensiero di tornarsene a casa e ritrovare Tommy, gli dava la forza per andare avanti.
Tornò a casa che era un pezzo di ghiaccio… tossiva come mai non aveva fatto, notò che la piccola finestra sopra il lavandino era in parte aperta, il gatto era uscito come faceva sempre ad una certa ora… lui, dato che non si reggeva in piedi, decise di aspettarlo disteso sulla branda infilato nelle coperte.
Lo attese… lo attese sveglio sino a tarda sera, con la speranza di vederlo fuori dalla piccola finestra bussare sul vetro con le zampe mentre miagolava per farsi aprire, ma nulla di ciò accadde. Preoccupato e pieno di tristezza decise di addormentarsi, ma non più di tanto visto che Tommy poteva tornare da un momento all’altro.
Era sprofondato in un sonno agitato, quando giurò di aver sentito un rumore, sì certo… era proprio quel tamburellare tipico che facevano le zampe di Tommy sul vetro, si alzò più in fretta che poteva e si diresse pieno di speranza verso la finestrina… la speranza poi divenne gioia nel vedere il gattone che lo salutava miagolando come per scusarsi del ritardo.
Aprì quella specie di “feritoia” per farlo entrare, ed in quell’istante un alone di luce bianca si sprigionò avvolgendo lui, la casa ed il gatto… tutto scomparso come ingoiato da un immenso chiarore di luce pura, che dopo qualche istante si dissolse lentamente.
Lui non credeva ai suoi occhi… si era ritrovato improvvisamente a camminare sopra un prato fiorito con il fido Tommy che gli stava al fianco muovendosi sopra un muretto di mattoni, mentre un sole luminoso li scaldava con i suoi raggi.
Come era lontana quella casa fredda e misera… se questo era un sogno lui non voleva svegliarsi, da tanto non si sentiva così bene; seguitò a camminare in quella pace sempre seguito da Tommy, il quale alternava una corsa ogni tanto per poter poi tornare indietro e saltargli in braccio.
Ad un certo punto, vide un albero e decise così di sedersi sotto la sua ombra per riposarsi un po’; come sempre, Tommy gli si mise vicino… un leggero vento si alzò e mosse delicatamente quelle fronde che sembravano cantare, ed il loro verso era così riposante che lui si addormentò sotto di esse.
Fu così che lo ritrovarono… steso sulla branda ed avvolto nelle coperte, la tosse era degenerata in polmonite. Don Mario, il sacerdote che lo aveva sempre aiutato, non vedendolo più si era preoccupato ed era venuto a cercarlo, ma ormai… non aveva più importanza.
Lui aveva finito il suo viaggio nella “stiva di carico” e ne stava iniziando un altro bellissimo in prima classe, insieme a Tommy naturalmente.