Tecniche di guerra occulta: dai cataclismi artificiali al controllo mentale?

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Fabio Mini

A chi verrebbe mai in mente di cercare il responsabile di un terremoto o di un uragano? Tutto al più la colpa sarebbe attribuita alla ‘natura ostile’ o alla popolazione, rea di aver causato il cosiddetto ‘riscaldamento globale’. Potrebbe essere nata così l’idea della ‘guerra climatica’: distruggere una determinata area geografica (o quantomeno la sua economia) senza destare sospetti. Fantascienza? Purtroppo sembrerebbe di no. Nel novembre del 2007 Fabio Mini, ex generale italiano, ha scritto sulla nota rivista geopolitica Limes:Qualsiasi teoria del complotto prima o poi si rivela fondata… Ad esempio il ricorso alle esplosioni  per la produzione di terremoti e maremoti e l’uso delle emissioni elettromagnetiche per la modifica del tempo meteorologico”. Era un chiaro riferimento ai progetti Haarp e simili, utilizzabili per “interferire con la ionosfera”.

Alessio Di Benedetto

Il professor Alessio Di Benedetto, esperto di frequenze e docente presso il Conservatorio di Foggia, intervenendo alla conferenza del ‘David Icke Meetup’ tenutasi nella città pugliese il 20 febbraio 2010 ha definito “molto anomalo” il sisma di Haiti del 2010. E resta ancora da capire perché venga scarsamente considerato a livello ufficiale lo studioso Giampaolo Giuliani il quale ha ribadito ancora recentemente a Radio Ies che i terremoti naturali sono comunque “un fenomeno prevedibile”. Alcuni siti come ‘freeskies.over-blog.com’ e Iran Italian Radio segnalano inoltre le proteste del leader iraniano Ahmadinejad il quale avrebbe accusato alcuni Paesi europei di aver impedito precipitazioni piovose in Iran. Questi progetti potrebbero essere infatti  legati ai molteplici scopi da alcuni attribuiti all’operazione ‘scie chimiche’.

A sostenerlo da anni è anche il gruppo ‘Tanker Enemy’ il cui portavoce Rosario Marcianò ha lamentato  sul blog www.tankerenemy.com, in un articolo del 12 febbraio scorso, il tentativo di destabilizzare il suo comitato “usando in maniera arbitraria lo strumento della giustizia”.

Da ciò che descrivono gli attivisti tra le sostanze emesse in quota potrebbero esservi anche nanomacchine come ad esempio la ‘smart dust’ (polvere intelligente) di cui parlava un articolo di Federico Rampini apparso su ‘Repubblica’ il 31 ottobre 2002. Si tratterebbe del rilascio in atmosfera di un pulviscolo contenente miriadi di minuscoli computers molto sensibili, più piccoli di un millimetro cubico e quindi potenzialmente capaci di insinuarsi ovunque in maniera praticamente invisibile.

Ma chi ci garantisce, fatto già gravissimo, che tale ‘polvere connessa in rete’ si limiti a dare informazioni riguardanti un determinato territorio o determinate persone (teoricamente gli eserciti nemici)? E se inviasse anche impulsi, magari dopo essere penetrata nell’organismo? Di Benedetto sottolinea nel suo libro ‘All’origine fu la vibrazione’: “Dal punto di vista della fisica vibrazionale, tutti i processi biologici dipendono dalle interazioni dei campi elettromagnetici e gravitazionali… L’alterazione artificiale di cui è fatta oggetto questa frequenza della Terra (Risonanza Schumann) ci impedisce di stare in pace con noi stessi e con gli altri”. Le armi definibili ‘psicotroniche’ ricordano anche il progetto MK Ultra. Negli USA uno dei casi più noti è stato denunciato dall’attivista Cathy O’Brien (disponibili le sue conferenze su youtube).

Paolo Dorigo

In Italia ha fatto clamore la vicenda del veneto Paolo Dorigo, ex detenuto (anche in carceri umbre) secondo il quale, alcune operazioni chirurgiche eseguite durante il periodo di prigionia (sia su di lui sia su altre persone) sarebbero state un modo per impiantare microchip sperimentali al fine di creare disturbi comportamentali. Sono visionabili anche in questo caso diversi video su youtube.

Secondo la ricercatrice Solange Manfredi, intervenuta alla conferenza del ‘David Icke Meetup’ a Roma del 28 novembre 2010, sarebbe addirittura in corso una “guerra psicologica” contro la popolazione al fine di renderla più manipolabile tramite “frustrazione, insicurezza e paura”. Tutto ciò sarebbe persino promosso da precisi manuali militari ed avverrebbe ad esempio con tecniche mediatiche (orientare l’opinione pubblica), burocratiche (creare sempre un nuovo problema), lavorative (orari sempre più insostenibili, precariato) e terroristiche (attentati ‘false flag’) in modo che la gente sia costantemente stressata e non possa pensare ad altro.

Solange Manfredi

Alla luce di tutto questo non parrebbe forse più il caso di parlare solo di guerre fra Stati ma soprattutto di guerre degli Stati contro la propria cittadinanza. Una cittadinanza che nonostante tutto potrebbe avere ancora, secondo molti, due armi forse invincibili che sembrerebbero però essere proprio l’oggetto del contendere: la propria anima e il proprio cervello.

di Matteo Bianchini

 

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Nato a Sanremo (Imperia) si è laureato in Geografia all’Università di Genova ed ha conseguito la Laurea Triennale in Scienze Biologiche all'Università di Perugia. Tecnico e dirigente di associazioni sportive in Liguria, è originario per via paterna di un piccolo borgo dei Monti Sibillini e risiede per gran parte dell'anno in Umbria. Collaboratore del Perugia Free Press dal 2009, si occupa di temi socio-politici con una particolare attenzione all'altro lato, quello nascosto o volutamente sottaciuto, dei fatti di cronaca non solo locale. Collabora con lo studio giornalistico Consulpress nel web content management. Ha esperienza come consulente web development e account.