“Spendifici” e “votifici”, zavorre di “Fantastilandia!”

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foto: fanoinforma.it

Sta sopraggiungendo di corsa il 2016 già carico di angosce e problemoni da risolvere, che ci ha lasciati in eredità l’anno che sta per finire. I leader cooptati ai vertici istituzionali, toccandosi nascostamente e scaramanticamente, gridano ai quattro venti che tutto va bene e che il meglio ha da venì! Io me lo auguro di cuore, ma da quello che avviene quotidianamente per ogni dove, da come sono male amministrati gli Stati al mondo, dalla ripresa economica che non c’è, dal potere di acquisto dei salari e stipendi ogni giorno diminuito, mi sembra tanto di patire la stessa condizione del rospo che osservava preoccupatissimo il campagnolo, mentre quegli aguzzava un rametto, e che esclamò, il tapino, : “sarà, ma gli atti non sono belli!“, finendo infilzato. Limitandomi a ciò che penso di conoscere a sufficienza, la caccia, voglio raccontarvi del perchè in una ipotetica Fantastilandia non si raddrizzeranno mai le cose nemmeno in questo settore apparentemente marginale di quella società. Tutto ciò che segue è frutto, dunque, della mia immaginazione, si badi bene. Giorni fa ho contattato il guardacaccia Hans, proveniente da Teutonia, altro paese inesistente, e gli ho chiesto del perchè in quelle lande l’attività venatoria procedesse alla grande. Sinteticamente, mi ha esposto i fatti. In Teutonia il concetto di territorio a caccia programmata o libero non esiste. I contadini, anche da soli se la superficie di loro proprietà misura perlomeno 150 Ha, o necessariamente in consorzio, se gli appezzamenti sono di più ridotte dimensioni, affittano in maniera oculata a chi ne abbia legalmente diritto la possibilità di cacciare la selvaggina lì presente. Il piano di abbattimento degli ungulati è stilato in base ai danni causati dagli stessi, mentre per lepri e fagiani a discrezione dei proprietari. La durata dell’affitto varia da un minimo di 6 anni in valle o pianura ad un massimo di 9 in montagna, dove prospera il cervo, praticamente per il ciclo della normale durata in vita di un animale. E veniamo ai nembrotti di Teutonia. Per diventare cacciatori sussistono due possibilità. La prima, per chi ha poco tempo da impegnarvi, comporta un’iscrizione ad un corso della durata di tre settimane con lezioni giornaliere da 8 a 10 ore, impostate su un librone di 800 pagine, che termina con un rigoroso esame scritto, cui fa seguito quello orale su un ventaglio di materie che spaziano da: ambiente, armi, cani, tradizioni e metodi di caccia, selvaggina, avente un costo oscillante da 1.500,00 a 2.500,00 euro. Ma prima di raggiungere l’agognata meta il neofita dovrà pure dimostrare di saper maneggiare le armi con notevole perizia sparando a piattelli, ad una sagoma di capriolo posta a 100 metri, appoggiandosi in piedi ad uno speciale bastone, denominato alpenstock, e da sdraiato a quella di volpe, sempre alla stessa distanza. Nonostante esborsino un mucchio di soldi, il risultato della promozione non è affatto garantito, considerato che il 35% degli esaminandi viene bocciato alla prima prova sostenuta. La seconda opzione è di partecipare ad un corso organizzato dalle associazioni venatorie sotto la guida di un tutore per la durata di un anno e coloro che ne beneficiano normalmente provengono da famiglie di cacciatori. Insomma, se promossi, fin da 16 anni d’ età si diventerà titolari di una Licenza provvisoria e si sparerà, però, esclusivamente con l’arma dell’accompagnatore (nonchè garante) fino al compimento del diciottesimo anno, quando il nuovo affiliato procederà sulle sue gambe, senza assistenza di sorta. Comunque sia, per i primi tre anni di esperienza di caccia il neofita non potrà essere affittuario di una riserva. Le tasse governative per il permesso di cacciare ammontano a 50,00 euro annuali o 150,00 triennali, in forma di pagamento a libera scelta del cacciatore. Se non sussistono gravi ed impedenti motivi penali o sanitari, alla scadenza annuale o triennale in cinque minuti le autorità preposte procedono al rinnovo, a tangibile dimostrazione che a quelle latitudini la burocrazia non esiste! Precipitando da Teutonia a Fantastilandia ben si evince allora perchè non si possa uscire dal pantano morale e gestionale che ammorba il secondo paese in questione perfino in atti amministrativi di importanza secondaria. In Fantastilandia l’abilitazione all’attività venatoria, se sei un potente, la puoi esigere senza nemmeno presentarti di fronte alla commissione esaminatrice, se appartieni invece alla lista dei tanti normali raccomandati ottieni le risposte ai quiz da un impiegato compiacente o da un capataz locale dei seguaci di Diana e il risultato totalmente discutibile non cambia. Di giudiziose prove pratiche con le armi in mano, a parte (e per me insufficientemente) i selecontrollori, categoria di cacciatori agli ungulati, non se ne parla proprio, come se una scarica di pallini fosse meno letale di una cosiddetta palla asciutta. Sempre rimanendo in ambito strettamente irreale (…) ovviamente, è che gli ipotetici 650.000 residui cacciatori di Fantastilandia possono tuttavia eleggere una pletora di senatori e deputati e sbilanciare le sorti di un partito a favore o a danno di uno concorrente. Si afferra quindi molto bene la ragione di come nonostante roboanti promesse elettorali di cambiamenti radicali del modo di condurre la cosa pubblica resistano in vita certi assurdi “spendifici” (Ente pubblico qualsiasi vocato a sperperare (…) i denari dei contribuenti, n.d.r.), preposti anche al rilascio delle abilitazioni all’esercizio venatorio, in esclusiva funzione di “votifici” (Ente pubblico a vostra scelta, poichè uno perfettamente intercambiabile con un altro, condizionante i propri dipendenti ed utenti a votare i politici in auge in quel distretto, n.d.r.) con un banale ritocco di facciata, giravolta di poltrone e cambio di nome. Purtroppo fino a che qualunque cittadino si sentirà in dovere di ottenere per raccomandazione ciò che dovrebbe invece guadagnare per merito, rimanendo ogni suo agire quotidiano sotto l’insegna della spada di Damocle a doppio taglio del voto di scambio, Fantastilandia non godrà mai del privilegio di poter eguagliare l’inarrivabile Teutonia, con buona pace di una cospicua parte degli elettori che si ostinano a credere alle favole o di quelli che, disgustati, disertano i seggi, pensando che il cattivo andazzo sia da imputare solo agli aborriti politicanti. Naturalmente quello che avete letto non riguarda minimamente l’Italia ne tanto meno la splendida regione Umbria che abbiamo il privilegio di abitare e il dovere di difendere da ogni cattiva pratica clientelare ed allora “state sereni” a prescindere e buon 2016!

Leandro Raggiotti

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Conseguii la Maturità scientifica nel 1972, un Attestato da Analista programmatore nel 1975 e un altro Diploma, inutilissimo sotto ogni punto di vista, escluso quello della conoscenza, avendo goduto dell'insegnamento di professori a livello internazionale, ottenuto presso la scuola Teologica di Montemorcino, Perugia. Sposato con Elsa Maria Isabel Olvera del Toro, padre di Elisabetta e Stefano Daniele, di Lucrezia Valentina, morta a quasi 28 anni d'età il 06/02/2013, e di Anselmo e Rinaldo, mai venuti alla luce nel 1974. Ho anche un nipote, Nicolò, nato nel 2000. Dal 01/01/2016 non sono più impiegato in Provincia con la qualifica di Operatore faunistico, nonchè addetto all'anagrafe "Richiami vivi", e a 62 anni di età sono stato sbattuto via come un vecchio straccio a farla da passacarte in un altro Ente all'insegna di : "tutto ciò che funziona nel pubblico deve essere smantellato". A scanso d'equivoci e ad esclusivo beneficio dei soliti “rosiconi”, comunque, per il mio primo mezzo secolo di vita sono stato impegnato con, nel e per il settore privato. Fervente cristiano cattolico, aperto all'ecumenismo, ma fiero avversario dei nostri nemici nella Fede, sono un cacciatore-conservazionista, amo i viaggi, i libri di storia e la corsa, che pratico tuttora in compagnia del mio adorato Taz in ore antelucane e per le vie della nostra Perugia, minimo tre volte alla settimana, eccetto che a stagione venatoria aperta. E però, dallo scorso 13/07/2016, la Questura di Perugia, su mandato del Consiglio di Stato e del Ministero degli Interni, non m'ha rinnovato la Licenza di Porto di fucile per uso di caccia, che detenevo dal 1969. Tutto per un fatto occorsomi "appena, appena" il 07 giugno 1985 e per il quale avevo ottenuto la Riabilitazione il 26 marzo 1992. Un'ennesima, vessatoria umiliazione da parte di uno Stato (una sottospecie di Re Mida alla rovescia : tutto ciò che tocca lo trasforma in m....) che si rimangia le sue stesse Sentenze. Alla luce di questo incredibile ed increscioso arbitrio, quindi, dal giorno dell'Apertura io e Taz ce ne andiamo in "esplorazione" senza fucile.