Signor X, mister Trump e Papa Francesco!

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Nei primissimi anni ’70 capitava (di rado) a Perugia uno stravagantissimo personaggio. Sua moglie ed il loro figlio vivevano in una traversa di Via dei Priori. Signor X si attribuiva il titolo di ingegnere civile, acquisito presso una fantomatica università svizzera. Mi affascinava, Signor X, perchè, stando ai suoi mirabolanti racconti, trascorreva la maggior parte della vita in Africa, alla guida di cantieri di ogni sorta, in mezzo ad avventure e pericoli inenarrabili. Magnifiche, e si fa proprio per dire, le foto che lo ritraevano in mezzo a due elefanti, che aveva abbattuto, mentre lo stavano investendo in una furiosa carica, con incredibile freddezza e due soli colpi, ovviamente, uno a testa ed in mezzo agli occhi, nonchè quella (disgustosamente macabra) in cui lo si poteva “ammirare” abbracciato ad un enorme esemplare di leopardo, che gli aveva teso un agguato, al cicciottello e tarchiato ingegnere, mimetizzato sotto una foglia (e che foglia, per occultare un felino di  quelle dimensioni!!) di vattelapesca quale essenza vegetale, e che aveva fulminato, va da se, ancora una volta con un unico proiettile ed in mezzo agli occhi!! Per non parlare poi di babbuini e gazzelle, che di quelli ne incarnierava al ritmo quotidiano di quante zanzare tigre riesca a spiaccicare io attualmente in un’afosa ed umida giornata d’estate. Insomma, avevo di fronte a me l’incarnazione di Tartarino di Tarascona, personaggio fantastico uscito dalla penna di Alphonse Daudet nel 1872,  e mi ci sganasciavo letteralmente dal ridere, fingendo, però, di credere ciecamente alle panzane sesquipedali che Signor X sciorinava con un ritmo incalzante durante i nostri incontri familiari. Ma c’era una narrazione che mi colpiva in particolare e che poteva, quella sì, corrispondere al vero. Si trattava di quando doveva convincere i recalcitranti indigeni a mettere i piedi nelle acque infestate da pericolosi ed enormi rettili, mangiatori di uomini. Così, enfaticamente, raccontava: “Io entravo nel fiume sino alla cintola, per dimostrare ai neri che non si correva alcun pericolo e poi, con fare rassicurante, ne uscivo, tanto i coccodrilli non erano stati tuttavia allarmati. Il bello era quando loro, i neri, vi si mettevano al lavoro, agitandone le acque e facendoli sopraggiungere eccitatissimi all’idea delle facili prede, che sgambettavano inermi dinanzi alle loro enormi fauci!“. E giù risate, da parte del Tartarino in versione perugina, che mettevano in evidente disagio noi ascoltatori: “…ma questo era quanto Buana (uomo bianco) doveva attuare, per mandare avanti ‘sti benedetti cantieri.”, immancabilmente e gravemente chiosava. E perchè m’è dunque tornato alla mente quel discutibile pesonaggio del Signor X con i suoi misfatti e fanfaronate? E’ accaduto meditando sul raid compiuto da Papa Francesco a Ciudad Juarez, città di frontiera in mano ai Narcos, dove si muore assassinati con imbarazzante facilità, in cui spariscono continuamente giovani donne, dove transitano pezzi di ricambio umani, sottratti anche a bambini e alle cui porte si ammassano migliaia di disperati in attesa di varcare clandestinamente la frontiera con gli Stati Uniti d’America. Il Pontefice così tanto amato, ma populista e propagandista della Teologia della Liberazione a tempo pieno, vi si è recato per assestare un’altra picconata ad un secondo muro, dopo quello decisamente più morbido di Lampedusa, che sta producendo in Italia e nel resto d’Europa un inarrestabile flusso umano a pericolosa prevalenza musulmana di finti bisognosi e veri approfittatori nella stragrande maggioranza dei casi. E’ andato a fomentarvi, in quella disastrata metropoli messicana, pericolose illusioni su legittimi sogni, che presto si infrangeranno contro le inflessibili barriere gringhe, mutandosi in altrettanti incubi. Ecco, pur con tutto il rispetto dovuto alla massima guida spirituale di noi cattolici, cui anch’io come fedele devo obbedienza, ed adottate senza meno le debite distanze, chiaramente, mi rammenta tanto il comportamento del Signor X del racconto sopra esposto, che soleva immergersi in acqua prima dell’arrivo dei coccodrilli, mentre i neri andavano a pagare immediatamente dopo sanguinoso dazio al suo esecrabile cinismo. Al di là della recinzione di quella disgraziatissima città di frontiera messicana, Santo Padre, non si trovano un Mattarella ed un Renzi nostrani, ma anche Donald Trump, che, caricaturale quanto si voglia, graniticamente rappresenta il sentire comune di chi non vuol vedere irresponsabilmente travolti i confini patri e che, se elettoralmente trionferà, adotterà misure ancor più drastiche nei riguardi dei clandestini delle due Americhe, che finiranno stritolati nel tritacarne della politica facilona dei terzomondisti di ogni latitudine.

Leandro Raggiotti

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Conseguii la Maturità scientifica nel 1972, un Attestato da Analista programmatore nel 1975 e un altro Diploma, inutilissimo sotto ogni punto di vista, escluso quello della conoscenza, avendo goduto dell'insegnamento di professori a livello internazionale, ottenuto presso la scuola Teologica di Montemorcino, Perugia. Sposato con Elsa Maria Isabel Olvera del Toro, padre di Elisabetta e Stefano Daniele, di Lucrezia Valentina, morta a quasi 28 anni d'età il 06/02/2013, e di Anselmo e Rinaldo, mai venuti alla luce nel 1974. Ho anche un nipote, Nicolò, nato nel 2000. Dal 01/01/2016 non sono più impiegato in Provincia con la qualifica di Operatore faunistico, nonchè addetto all'anagrafe "Richiami vivi", e a 62 anni di età sono stato sbattuto via come un vecchio straccio a farla da passacarte in un altro Ente all'insegna di : "tutto ciò che funziona nel pubblico deve essere smantellato". A scanso d'equivoci e ad esclusivo beneficio dei soliti “rosiconi”, comunque, per il mio primo mezzo secolo di vita sono stato impegnato con, nel e per il settore privato. Fervente cristiano cattolico, aperto all'ecumenismo, ma fiero avversario dei nostri nemici nella Fede, sono un cacciatore-conservazionista, amo i viaggi, i libri di storia e la corsa, che pratico tuttora in compagnia del mio adorato Taz in ore antelucane e per le vie della nostra Perugia, minimo tre volte alla settimana, eccetto che a stagione venatoria aperta.