Perugia, qualche riflessione in merito al convegno sulle scie chimiche

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Le forti polemiche che hanno accompagnato il convegno sulle scie chimiche di Perugia hanno suscitato alcune riflessioni, in particolare legate alle pesanti critiche rivolte al Comune perugino che in un primo tempo aveva deciso di patrocinare l’evento seppur non sposandone incondizionatamente tutti i contenuti.

Chi ha cercato di influenzare le scelte di un sindaco eletto dai cittadini? Tra le fazioni più impegnate a criticare la scelta di concedere il patrocinio si è sicuramente distinto il Partito Democratico. Un atteggiamento assolutamente normale per una forza di opposizione anche se è curioso notare come la derisione praticata contro gli attivisti che denunciano le scie chimiche sembri una consuetudine diffusa all’interno di una certa sinistra. Lo stesso leader Matteo Renzi aveva infatti proposto, durante la puntata di Ballarò del 10 dicembre 2013 , il trattamento sanitario obbligatorio per eventuali suoi iscritti che avessero parlato di tale tematica. Un diktat apparentemente recepito alla lettera da diversi suoi subalterni che fino a livelli locali attaccano, apparentemente in modo gratuito e senza essere stati chiamati in causa da nessuno, i ricercatori indipendenti. Ancora più inquietante è invece apparsa l’intromissione nelle decisioni comunali, non si sa a quale titolo, da parte di associazioni scientifiche o sedicenti tali che sembrerebbero pretendere di poter decidere per tutti cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, cosa sia scientifico e cosa sia una ‘bufala’. Tali gruppi sono stati fortemente criticati dal Maresciallo in congedo dell’Aeronautica Militare Italiana Domenico Azzone che ha parlato durante il suo intervento al convegno di “individui il cui unico scopo è disinformare su un argomento reale.” 

Mancanza di contraddittorio… Tutto è relativo. Una delle accuse lanciate dalle forze che hanno cercato di ostacolare il convegno perugino ha incentrato l’attenzione sul fatto che l’evento proponesse una visione univoca delle scie chimiche presentandole come un problema serio senza dare spazio alla controparte ‘negazionista’. Va però notato che ad esempio nel 2014 durante il Festival del Giornalismo di Perugia, addirittura patrocinato dalla Regione Umbria, ebbe luogo la conferenza ‘Cospirazionisti, troll e debunker. La guerra dei mondi nel web 2.0‘ nella quale i relatori senza il minimo contraddittorio fornirono un’interpretazione esclusivamente volta a screditare i ricercatori attivi nel campo delle scie chimiche ed altri settori. Ed episodi simili sono sempre accaduti ed accadono tuttora in altri festival e conferenze spesso patrocinate da enti pubblici. Per quale motivo in questi casi nessuno si lamenta?

Il concetto di ‘bufala’. Su quali elementi si basano coloro che etichettano le scie chimiche come una ‘bufala’? Non sarebbe più corretto affermare che si tratta di un tema in fase di dibattimento? Negare semplicemente ciò che viene denunciato è sufficiente o si dovrebbero portare delle prove concrete che dimostrino l’opposto? Come fanno i ‘negazionisti’ ad essere certi che nessuno Stato al mondo (in particolare le superpotenze USA, Russia e Cina) abbia mai realizzato progetti legati al mondo militare ed industriale che prevedono l’irrorazione massiccia di determinate sostanze in atmosfera, tanto più dopo le notevoli quantità di dichiarazioni e documenti apparse in questi anni e presentate in buona parte anche al convegno perugino?

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Nato a Sanremo (Imperia) si è laureato in Geografia all’Università di Genova ed ha conseguito la Laurea Triennale in Scienze Biologiche all'Università di Perugia. Tecnico e dirigente di associazioni sportive in Liguria, è originario per via paterna di un piccolo borgo dei Monti Sibillini e risiede per gran parte dell'anno in Umbria. Collaboratore del Perugia Free Press dal 2009, si occupa di temi socio-politici con una particolare attenzione all'altro lato, quello nascosto o volutamente sottaciuto, dei fatti di cronaca non solo locale. Collabora con lo studio giornalistico Consulpress nel web content management. Ha esperienza come consulente web development e account.

5 COMMENTI

  1. Gentili Signori de Paulis, SaYa e Catalucci: grazie a voi, continueremo sicuramente a seguire questo ed altri temi che reputiamo di grande interesse!

    Gent. Sig. Ruggieri, innanzitutto grazie per il commento. Desumo dal testo che per Lei sia scontata l’equazione ‘Persone che etichettano le scie chimiche come una bufala’ = ‘Scienza’. Per me invece questo passaggio non è ancora molto chiaro. A dir la verità su molte tematiche attualmente oggetto di dibattito non ho ancora capito cosa si intenda per Scienza con la ‘S’ maiuscola, chi ne faccia parte e chi abbia l’autorità ed il diritto di stabilirlo…

  2. Sig. Ruggeri,
    la scienza ha i suoi argomenti che vengono messi in discussione da chi sostiene la teoria delle scie chimiche. Chi sostiene la teoria, lo fa basandosi su analisi chimiche, su osservazioni meterologiche, su campionatura di acque e terreni, su dati che riguardano l’aumento di casi di malattie e su trattati scientifici riguardanti gli effetti di metalli pesanti su organismi viventi e vegetali.
    I cosidetti “de-bunker” si basano esclusivamente sul voler minimizzare, sminuire e deviare quello che viene provato.
    L’articolo non è centrato sulla discussione alla meteorologia o alla scienza, ma è un accusa a chi ridicolizza, sminuisce e impiega il suo tempo a provare ciò che ritiene vero.

  3. Grazie Matteo Bianchini! Eravamo al convegno di Perugia, è stato un gran bell’evento pubblicizzato al contrario da chi non vuol vedere e non vuole sentire, ma vuole convincere anche chi guarda e vede…

    Andiamo avanti perchè l’evidenza oculare e biologica c’è, ora ci devono risposte chiare e ufficiali riguardo chi e a quale scopo. Grazie ancora e buon lavoro.

  4. Dott. Bianchini…. Lei chiede su quali elementi si basano coloro che etichettano le scie chimiche come una ‘bufala’…
    Ad onor del vero non è la Scienza a doversi ‘giustificare’ sul fatto che le scie chimiche SONO una colossale bufala. La Scienza ha delle regole precise. Cinque per cinque fa venticinque e se i ‘complottari’ sostengono che il risultato invece è 30, sono loro a doverlo dimostrare.

  5. Riflessioni importanti che dovrebbe portare ad una riflessione più ampia in merito alla disinformazione e noninformazione evidente nel confronto del convegno e sopratutto di una tematica che coinvolge la salute pubblica ! Complimenti Matteo Bianchini.