Non è più esclusiva questione di “Mal francese”!

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foto: scoopnest.com

Terrore, raccapriccio, disgusto, per le scene di morte letteralmente esplose in momenti di relax collettivo, venerdì scorso nella capitale francese, mi assalgono anche al pensiero che ad un mio figlio o nipote possa toccare la stessa sorte di vittima sacrificale di una guerra apertamente dichiarataci da una corposa parte dell’islam sunnita, ma non ben recepita dalla parte aggredita, ovvero noi tremebondi europei. Di conseguenza, neri pensieri mi stanno ingolfando da una settimana a questa parte la mente e straziando il cuore. Sentimenti mixati a solidarietà  nei confronti di una nazione ferita ed umiliata e rabbia nei confronti della sedicente intelligenza  francese, tarata da un’arroganza sconfinata.

Anchilosati intellettualmente da troppa supponenza gli odierni sciovinisti sono tuttavia tenacemente ancorati alla presunta grandeur dell’effimero impero napoleonico. Epoca di lutti indicibili e sconfitte tremende per la loro nazione, che vide il sorgere di una rampante borghesia, celerissima nel rimpiazzare l’altrettanto indigeribile nobiltà francese, pesantemente sfoltita a colpi di ghigliottina in pochi anni, ed inoltre subito autoconvintasi di essere bocca della Verità, portatrice (in)sana di un dogmatico verbo illuminista da contrabbandare nell’universo intero. Antesignani pure dei comunisti, corresponsabili della disgregazione del tessuto morale sociale europeo, instancabili denigratori della Chiesa di Roma (gli illuministi e razionalisti estremi) come istituzione e portatrice di valori cristiani, che hanno brigato da quei tempi in ogni modo per svuotarne le cattedrali, perfettamente riuscendoci. E quale per loro, però, nè è stato il vantaggio ricavatone? A ben vedere, al giorno d’oggi, nessuno. Deserti, o quasi, gli edifici sacri, ma perfino le loro sedi di partito, con l’unica, magrissima, soddisfazione, dunque, di aver forgiato una brutta società mista con gli europei parte debole, in quanto carenti di uno scheletro spirituale. Un coacervo di etnie troppo diverse, che potessero diventare un corpo unico, il sogno svanito dei nipotini di Karl Marx e dei loro alleati gesuiti (e nostro incubo ricorrente), che si sta pericolosamente e massicciamente concretando con migliaia di ingressi clandestini quotidiani a prevalenza musulmana. I quali, se non sono benevoli nei confronti dei detentori del Primo Libro, gli ebrei, e del Secondo Libro, i cristiani, sono ancor più ferocemente e micidialmente avversi ai senza Dio, agli atei. E come consiglia il Corano, se nè staranno buoni in disparte fino a che non avranno raggiunto quel numero di popolazione tale da potergli assicurare il predominio assoluto. Non riescono ancora a capire, quei cattivi maestri, sedicenti democratici, per di più, che non si possono impunemente ridicolizzare i credi religiosi dei mille popoli che affollano il globo, senza scatenare reazioni drastiche, meno che mai baloccarsi con la persona di Maometto e i suoi ferrei precetti.

Pensavano, gli illusi ideologi comunisti, che bastasse dissacrare il nemico, inteso come capitalismo e credenze religiose, per disporre di obbedienti seguaci anche fra i negatori della Trinità. Al contrario, in questo delirante progetto,  (…) suicida per la nostra sopravvivenza, si sono fatti soltanto alleati dei loro ex-nemici, del padronato, di quei capitani di industria, che ambiscono esclusivamente ad ottenere la più vasta platea possibile di acritici consumatori di qualunque bene, fosse anche il più schiavizzante. Gli estremisti islamici delle ultime generazioni, a differenza dei loro genitori, poi, non volendo integrarsi in un mondo siffatto, hanno allora compiuto un vistoso balzo all’indietro, riagganciandosi al Corano e buttando nella spazzatura a colpi di Kalashnikov l’insano progetto di società multirazziale, multiculturale e del dialogo interreligioso, forzatamente ammannitogli, rintanandosi nelle loro fortezze, quartieri di regola degradati delle nostre periferie metropolitane. Ghetti tanto decantati da stantii cultori di una vaga idea di proletariato perennemente in lotta, che avrebbe consentito ai ricchi esponenti radical-chic di continuare a parlarne con odioso sussiego in studi televisivi o in fumosi salotti privati. L’unico fumo che nè è uscito da queste perversioni oniriche e cervellotiche è stato, invece, quello lasciato dalle scie delle granate, dei proiettili di mitra e innalzatosi dalle macerie generatesi in seguito agli assalti dei corpi scelti della Gendarmeria francese qualche giorno fa nella banlieue parigina. Poliziotti che si sono trovati di fronte giovanotti ansiosi di volare nel loro presunto paradiso portando con se il maggior numero possibile di cani infedeli. Non paghi di raccogliere fallimento su fallimento, i traballanti eredi di Bonaparte, continuano a folleggiare, per bocca di Hollande, sostenendo che la Francia non è in guerra contro l’islam, ma verso una scheggia impazzita dello stesso, come se questa specie di Giano bifronte fosse separabile. Con la cattiva coscienza di aver albergato sin dagli anni Settanta anche il fior fiore della criminalità politica italiana, soprattutto rossa, perdonando anche le azioni più discutibili di quei campioni di viltà, si trovano ora spiazzati ed impacciati nel fronteggiare organizzazioni che non scendono a patti con chicchessia e che vogliono la fine della Francia, e del resto d’Europa, per ricavarne un enorme, nuovo, califfato, da Pantelleria a Copenaghen, come già scrivevo anni fa. Anche se i francesi interrompessero i bombardamenti in Siria, oramai il dado è tratto, ed il conto che verrà loro presentato sarà di una pesantezza insostenibile, come dimostrato pure da quanto appena successo in Mali. Il solito “Mal francese” delle decisioni avventate e dello stretto perseguimento degli interessi nazionalistici, come precipitare nel caos Libia e Siria, sta accelerando il progetto di riconquista islamica di una moralmente flaccida Europa. Se i 28 non accetteranno l’idea di dover sacrificare qualche migliaio di soldati in terra di Libia, Siria ed Iraq, continuando a mostrarsi pavidamente arrendevoli nei confronti dei combattenti dell’I.S.I.S., cacciando la testa sotto la sabbia come lo struzzo dei cartoni animati, la metastasi della guerra totale, convenzionale e non, che ha scatenato lo Stato islamico, passerà dalla loro capitale, Raqqa, a Roma, per poi seguitare fino al nord estremo, in un brevissimo lasso di tempo.

Non ci sarà, quindi, più bisogno di recarsi a Lampedusa per benedire il prossimo ramadam, caro Papa Francesco, perchè i suoi nuovi, tumultuanti e spaventosi sostenitori se li troverà direttamente in Piazza San Pietro.

Leandro Raggiotti

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Conseguii la Maturità scientifica nel 1972, un Attestato da Analista programmatore nel 1975 e un altro Diploma, inutilissimo sotto ogni punto di vista, escluso quello della conoscenza, avendo goduto dell'insegnamento di professori a livello internazionale, ottenuto presso la scuola Teologica di Montemorcino, Perugia. Sposato con Elsa Maria Isabel Olvera del Toro, padre di Elisabetta e Stefano Daniele, di Lucrezia Valentina, morta a quasi 28 anni d'età il 06/02/2013, e di Anselmo e Rinaldo, mai venuti alla luce nel 1974. Ho anche un nipote, Nicolò, nato nel 2000. Dal 01/01/2016 non sono più impiegato in Provincia con la qualifica di Operatore faunistico, nonchè addetto all'anagrafe "Richiami vivi", e a 62 anni di età sono stato sbattuto via come un vecchio straccio a farla da passacarte in un altro Ente all'insegna di : "tutto ciò che funziona nel pubblico deve essere smantellato". A scanso d'equivoci e ad esclusivo beneficio dei soliti “rosiconi”, comunque, per il mio primo mezzo secolo di vita sono stato impegnato con, nel e per il settore privato. Fervente cristiano cattolico, aperto all'ecumenismo, ma fiero avversario dei nostri nemici nella Fede, sono un cacciatore-conservazionista, amo i viaggi, i libri di storia e la corsa, che pratico tuttora in compagnia del mio adorato Taz in ore antelucane e per le vie della nostra Perugia, minimo tre volte alla settimana, eccetto che a stagione venatoria aperta.