Monete alternative all’Euro

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Giacinto Auriti

L’economia nasconde aspetti poco investigati. “Signoraggio bancario”: ipotesi a confronto

di Matteo Bianchi

Secondo molti ricercatori le problematiche riguardanti il denaro si presenterebbero già alla sua emissione. Sandro Pascucci, esponente di www.signoraggio.com e di Primit (associazione no profit che promuove il ‘Programma per la Riforma Monetaria Italiana’) afferma: “Le Banche Centrali che producono banconote non sono enti pubblici, bensì organismi formati dalla compartecipazione di famose banche private. Queste affrontano le semplici spese di carta ed inchiostro (circa 0,30 euro al pezzo), ma poi affittano tali ‘foglietti colorati’ ai rispettivi Stati chiedendo un importo pari al valore indicato (nominale) più un interesse del 2,5%. Una banconota da 100 euro costa così allo Stato (cioè ai cittadini) 102,5 euro: su ognuna di esse le Banche Centrali (cioè le banche private) hanno un guadagno netto di 102,5-0,30= 102,20 euro. Questo fenomeno viene definito ‘signoraggio bancario'”.

Tra gli altri fattori che renderebbero iniqua la valuta convenzionale vi sarebbero la riserva frazionaria ed il tasso d’interesse a causa del quale sembrerebbe matematicamente impossibile lo sviluppo di certi gruppi senza il crollo di altri, come spiega l’efficace racconto L’isola dei naufraghi di Louis Even. “L’economia insegnata nelle università, presentata come unica possibile, costituisce spesso una presa in giro nei confronti dello studente” afferma il leader gesellista Francesco Raucea, curatore di gesell.it, che aggiunge: “Il denaro, nella sua funzione originaria, doveva semplicemente essere come il sangue per l’uomo e cioè un mezzo in continuo movimento per effettuare scambi di beni e servizi al fine di sviluppare una comunità. Ed è proprio il suo accumulo ad essere paragonabile in tale metafora ai pericolosi emboli responsabili del blocco della circolazione sanguigna. Per questo l’economista Silvio Gesell (a cui il sito è dedicato) suggeriva già ad inizio ‘900 l’introduzione di tassi d’interesse negativi (‘monete di ghiaccio’) al fine di rendere il denaro deperibile come le merci (offerta) e sfavorirne l’accumulo. In questa visione la banca sarebbe esistita solo come ente al servizio dell’economia e non viceversa come accade oggi. A causa della sua proposta di ‘socialismo nel libero mercato’ Gesell viene tuttora boicottato sia dai capitalisti sia dai marxisti”.

Altre teorie, tipiche delle cosiddette ‘economie informali’, hanno preso piede molte volte nella storia, soprattutto nei periodi di crisi, tramite la creazione di buoni e monete complementari (attualmente ci sono più di 1000 esempi in tutto il mondo). Recentemente la rete Arcipelago Scec ha messo in relazione diverse realtà italiane fornendo gratuitamente ai propri associati alcuni buoni di diverso taglio denominati ‘Scec’ (‘solidarietà che cammina’) che, essendo accettati da diverse aziende (elencate in apposite liste dette ‘pagine auree’), vanno parzialmente a sostituire gli Euro favorendo così sia i consumatori (che pagano la merce come se fosse scontata) sia i venditori (che possono spendere i loro Scec in altri negozi).

Le valute ufficiali sono causa inevitabile di indebitamento?

Questi sono tuttavia secondo Raucea “metodi utili solo per favorire il ‘compra-locale’ ed il ‘chilometro zero’, ma insignificanti – per lo scopo ripropostosi da Gesell – di eliminare i profitti di capitale“.  Pascucci è ancora più netto: “Lo Scec e simili sono semplici modi per rendere più dolci le catene del prigioniero. C’è bisogno di una moneta sostitutiva e non complementare a quelle ufficiali portatrici di indebitamento. L’unico esempio italiano valido in questo senso fu il SIMEC introdotto dal professore di diritto Giacinto Auriti a Guardiagrele in Abruzzo. La popolazione deve esercitare la propria ‘sovranità monetaria’ rendendosi indipendente dal sistema bancario“.

 

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Nato a Sanremo (Imperia) si è laureato in Geografia all’Università di Genova ed ha conseguito la Laurea Triennale in Scienze Biologiche all'Università di Perugia. Tecnico e dirigente di associazioni sportive in Liguria, è originario per via paterna di un piccolo borgo dei Monti Sibillini e risiede per gran parte dell'anno in Umbria. Collaboratore del Perugia Free Press dal 2009, si occupa di temi socio-politici con una particolare attenzione all'altro lato, quello nascosto o volutamente sottaciuto, dei fatti di cronaca non solo locale. Collabora con lo studio giornalistico Consulpress nel web content management. Ha esperienza come consulente web development e account.