L’appuntamento

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di P. F. Grazioli

I vari mercatini dell’antiquariato, avevano sempre costituito per Frederick una grossa attrattiva. Egli adorava camminare tra le miriadi di bancarelle, le quali formavano una vero e proprio labirinto nel quale Frederick puntualmente si “perdeva”, mentre i vari oggetti d’epoca lo catturavano come in una rete invisibile e, solo la voce della moglie ormai abituata alle sue improvvise assenze, lo riportava alla realtà ridestandolo da quella specie di sogno ad occhi aperti.

L’autunno era arrivato e le foglie sugli alberi stavano cambiando di colore, ma la gente poteva ancora approfittare di belle e miti giornate grazie a quel periodo dell’anno noto come “Estate Indiana,” la quale avvolgeva la città in un non so che di magico.

Forse fu proprio per via di quell’atmosfera particolare, che Frederick uscì di casa nel primo pomeriggio, o forse perché il ricordo di Joseph, un suo amico prematuramente scomparso con il quale aveva diviso anche i cinque anni della scuola superiore, si era improvvisamente fatto più forte in occasione della cena con quattro dei suoi ex-compagni di classe, la quale avrebbe avuto luogo in un caratteristico e discreto ristorante sulla baia vicino alla parte vecchia del porto ormai in disuso. Erano le quattro di un pomeriggio mite e soleggiato; Frederick era appena giunto nelle vicinanze del parco cittadino, quando la vista delle prime bancarelle di una fiera antiquaria lo invogliò ad avvicinarsi, ed egli non ci mise molto a realizzare che i banchi dei vari espositori si snodavano per la maggior parte del parco.

<< Bene… ecco un altro labirinto nel quale mi perderò più che volentieri. >> Disse tra se Frederick con una certa soddisfazione.

Si era totalmente immerso in quel dedalo di bancarelle, quando una in particolare attirò la sua attenzione. Il proprietario vendeva le cose più disparate, oggetti che provenivano da chissà dove e tutti con una loro storia; Frederick si avvicinò per guardare e si sentiva sempre inspiegabilmente più attratto, gli sembrava anche che il venditore avesse qualcosa di… no, sicuramente era una sua impressione.

<< Credo che questa possa interessarle.>> Disse il proprietario tirando fuori una vecchia radio degli anni 20.

Frederick guardò la radio con molto interesse dicendo:<<Bella, ho sempre avuto una passione per le vecchie radio, se funziona la prendo subito.>>

I’ uomo, senza dire nulla, armeggiò con le manopole del vecchio apparecchio, ed immediatamente si udì il classico rumore di sfregolio di ricerca della sintonia il quale, pochi istanti dopo, cedette il posto a della musica proveniente da una delle tanti emittenti della zona.

Frederick ed il venditore si guardarono sorridenti e soddisfatti; era come se la vecchia radio fosse tornata alla vita dopo anni di silenzio forzato, persa in qualche soffitta o scantinato buio e dimenticato.

<< D’accordo… la prendo! Mi dica il prezzo.>> Disse Frederick aprendo il portafogli.

<< No… nulla, è già stata pagata.>> Rispose il venditore.

<< Pagata? Ma… che significa? E, da chi poi…? >> Chiese Frederick al massimo della meraviglia.

<< Non ha importanza, basta che stasera all’appuntamento con i suoi amici, si ricordi di portare anche la radio. >> Rispose il venditore.

Frederick, sempre più confuso, iniziò a guardarsi intorno come per trovare una spiegazione plausibile a ciò che stava vivendo, poi si girò per chiedere altre spiegazioni al venditore, ma quest’ultimo si limitò a dire:<< Si ricordi di portare la radio. >>

Frederick fece la strada verso casa, camminando e rimuginando, su cosa o chi poteva esserci dietro a questa strana vicenda; poi, una volta dentro l’appartamento, si dette una botta con la mano sulla fronte dicendo:<< Ma certo! Sono stati quei quattro… loro conoscono la mia passione per gli oggetti antichi, e poi sanno che tra poco è il mio compleanno ed hanno voluto farmi un regalo. >>

Notò che la casa era al buio, probabilmente la moglie ed i figli non erano ancora rientrati; va beh, tanto lo sapevano dove sarebbe andato quella sera; quindi, sollevato per aver chiarito tutto l’arcano, e contento di ciò che aveva ricevuto in dono, Frederick appoggiò delicatamente la radio su di un mobile d’epoca, e decise di cambiarsi per andare ad incontrare i suoi amici, ma prima… sentiva la necessità di farsi una doccia, e dopo aver buttato i vestiti sul pavimento, mise l’accappatoio, entrò di filato nel bagno ed aprì subito l’acqua.

Il vapore stava velocemente offuscando gli specchi ed i vetri della finestra, e Frederick, noncurante di aver trasformato il bagno in una specie di sauna, si stava rilassando con tutta calma… sembrava sprofondato dentro una nebbia irreale e confortevole allo stesso tempo.

Poco dopo, uscì dalla doccia e passò davanti allo specchio appannato, quando improvvisamente sentì come un forte senso di freddo corrergli velocemente per tutto il corpo, una sensazione che partiva dai piedi per arrivare alla testa e sembrava farlo vacillare, solo che non riusciva a muovere un… muscolo.

Era proprio davanti allo specchio, quando vide improvvisamente formarsi dei caratteri come se qualcuno scrivesse sul vetro, ma come era possibile? Nel bagno c’era solo… lui!

Mentre il suo raziocinio veniva messo a dura prova, la mano invisibile continuava a scrivere e lentamente altre lettere si formavano davanti ai suoi occhi sempre più increduli, ma il vero scossone lo ebbe quando la scritta fu completa.

“Accendi la radio”… ecco cosa Frederick lesse con un senso di meraviglia ed inquietudine allo stesso tempo, ma il suo scetticismo vinse e con un rapido gesto, forse più dettato dalla paura, cancellò deciso la scritta con l’asciugamano ed uscì dal bagno.

<< No! E’ impossibile… non c’era scritto nulla, sicuramente mi sono suggestionato in qualche modo. >> Disse tra sè Frederick come per tranquillizzarsi.

Dopo essersi vestito, tornò in bagno per pettinarsi, ma la sola cosa che fece fu quella di sgranare gli occhi tenendo il pettine con la mano ferma a mezz’aria; lo specchio era ricoperto di varie scritte poste l’una sotto l’altra e sembravano ripetere all’infinito: Accendi la radio.

Ma come? L’aveva cancellata ne era certo, e adesso era ricomparsa dal nulla! Il dubbio iniziò ad insinuarsi nella mente di Frederick. E… se non fosse stato veramente solo? Ora la scritta si ripeteva anche sul vetro della finestra, era troppo per lui e mosso anche dalla voglia di sapere, si precipitò ad accendere la vecchia radio.

Frederick girò le manopole e l’apparecchio sembrò come rianimarsi, il suo quadrante scolorito emise una luce che lentamente diventava sempre più chiara, poi udì una musica… sì, una canzone di verso fine anni venti che sembrava provenire dal passato.

<< Ma… questa è : Midnight the stars and you. Non la sentivo da molto tempo. >> Disse Frederick con una certa nostalgia.

Quel vecchio motivo aveva sicuramente smosso qualcosa nei ricordi di Frederick, i quali però, continuavano ad essere nebulosi e confusi; erano come… ostacolati; poi lentamente, le note della canzone si affievolirono, lasciando il posto ad uno spettrale silenzio.

L’inquietudine che grazie alla canzone lo aveva abbandonato, adesso si faceva sentire nuovamente, quando la radio si rianimò all’improvviso, e fu allora che Frederick udì una voce… dapprima confusa, come se provenisse da molto lontano, poi era sempre più distinta.

<< Ciao Frederick… non mi riconosci? Sono io Joseph. E’ parecchio che non ci vediamo lo so, ma purtroppo non è dipeso da me. >>

Un misto d’incredulità e paura s’impadronì di Frederick, al punto tale da farlo indietreggiare di alcuni passi e crollare di colpo sulla poltrona posta nell’angolo, dove restò in silenzio a fissare la radio, per dei minuti che sicuramente gli sembrarono ore.

Non riusciva ad ammettere a se stesso, di stare vivendo una situazione reale, ed improvvisamente si alzò scattando verso la radio deciso a spegnerla, ma la voce si fece sentire di nuovo dicendo: << Ma allora… proprio non vuoi parlarmi? Davvero ti sei dimenticato di me? Eppure ogni anno vi riunite a cena proprio nel mio ricordo. >>

Era proprio la voce di Joseph, non c’erano dubbi in proposito. Ma come era possibile… lui era morto anni fa, ed ora lo sentiva parlargli come se fosse stato con lui in quella stanza.

Pieno d’incredulità Frederick disse: << Certo, ti ricordo… noi tutti ti ricordiamo. Ci hai lasciato all’improvviso, è successo tutto così in fretta ed è stato talmente ingiusto. >>

<< Non provare risentimento, io sto bene e le cose accadono quando il loro tempo arriva, non c’entra giusto o sbagliato, l’importante è capirlo . >> Rispose Joseph con voce tranquilla.

Frederick, tirò un grosso sospiro, e con lo sguardo perso nel vuoto disse: << Mi chiedi di abituarmi ad una cosa tutt’altro che facile da accettare. >>

<< Lo so, per questo vorrei che stasera all’incontro con Robert, Frank, Ralph e Mark, tu portassi la radio… ho qualcosa da dirvi, e posso farlo solamente tramite quest’ultima. Ora devo andare, non posso comunicare per molto tempo con la vostra dimensione. >> Disse Joseph mentre la sua voce s’andava lentamente affievolendo.

<< Aspetta, vorrei sapere… >> Disse Frederick avvicinandosi alla radio.

<< Porta la radio, mi raccomando. >> Ribadì Joseph, dopodiché l’apparecchio si spense di colpo, e nonostante i ripetuti tentativi di Frederick non si riaccese, tornando ad essere un silente oggetto del passato.

Oramai era quasi giunta l’ora dell’appuntamento e anche se la sua mente era piena di dubbi, Frederick sentiva che stava facendo la cosa giusta, quindi finì di prepararsi, prese la radio e si recò ad incontrare i suoi amici.

Arrivò all’incontro in perfetto orario, gli altri quattro già lo stavano aspettando fuori del ristorante, e quando lo videro gli si fecero subito incontro per salutarlo. Una leggera nebbia iniziava a salire lentamente, occultando in parte gli edifici circostanti ed i lampioni della passeggiata vicino al molo, i quali andavano prendendo l’aspetto di surreali lampade votive.

Entrarono nel locale che era ancora vuoto… questo, consentì loro di scegliersi il tavolo che meglio li aggradava, e quando gli altri furono tutti seduti, Frederick tirò fuori la radio dal suo zainetto, posizionandola sul davanzale di una finestra vicino al suo posto.

<< Una radio d’epoca, bella accidenti, ma… da dove salta fuori? >> Disse Frank con ammirazione

<< Sulle prime, pensavo fosse un regalo di compleanno arrivato con un po d’anticipo. Magari… da parte vostra. >> Rispose Frederick guardando gli altri con aria interrogativa.

I suoi amici si guardarono in faccia a turno, facendo espressioni come se cadessero dalle nuvole, e poi rivolgendosi agli altri Robert disse: << Ragazzi… ne sapete qualcosa voi? Perché io proprio ne sono estraneo. >>

<< Non ne so nulla, anche se chi lo ha fatto, ha avuto una bellissima idea per come la vedo io. >> Disse Frank

<< Che c’è? Perché guardate me? Io… sono assorbito dal lavoro tutto il tempo, e poi non m’intendo d’ oggetti d’epoca. >> Disse Mark come per distogliere da lui gli sguardi degli altri.

<< L’unico che conosce oggetti del genere sei tu. >> Disse Robert rivolgendosi a Frank sorridendo

<< E’ vero… ma non l’ho fatto. D’altronde che difficoltà avrei ad ammetterlo? Ripeto, è un regalo bellissimo. >> Rispose Frank con naturalezza.

<< Piuttosto lui… lui, quando portava la barba lunga, ha lavorato per un periodo in una radio, forse l’idea è stata sua. >> Disse Frank indicando Ralph sorridendo.

<< Eh no, mi dispiace… purtroppo non c’entro neanche io, e il barbone me lo ha tagliato il barbiere da un pezzo. >> Rispose Ralph con naturalezza.

<< Chi? Quel barbiere che poi finì in manicomio? >> Disse Robert con aria canzonatoria.

<< Si, si… quello, quello. >> Rispose Mark sorridendo.

Il tutto si concluse con una risata che coinvolse i cinque amici, ma Frederick restava ancora nel dubbio, anche se ormai era chiaro che quei quattro, erano completamente estranei alla vicenda. Adesso veniva la parte più difficile… spiegare come era venuto in possesso della radio, e perché se la fosse portata dietro, ma sopratutto cosa lo aveva indotto a farlo.

Come avrebbero reagito gli altri, di fronte a quella storia incredibile? Avrebbero riso di lui, prendendolo per un visionario, o lo avrebbero creduto? Lui, non aveva riso quando la scritta gli si materializzò sul vetro appannato, anzi aveva provato incredulità e paura, e poi quella canzone gli aveva riportato dei ricordi ancora non nitidi, ed infine… la voce di Joseph, il quale era morto da cinque anni.

Decise all’istante che non avrebbe spiegato nulla di tutto ciò, quindi si diresse verso la radio seguito dagli sguardi curiosi degli altri quattro, e dopo aver attaccato la spina ad una provvidenziale presa, iniziò a muovere le manopole per sintonizzarla.

Lo schermo dell’apparecchio si illuminò, mentre iniziavano ad udirsi gli sfregolii e fischi stridenti del tentativo di sintonizzazione. Improvvisamente quei fastidiosi rumori tacquero, ed il loro posto venne preso dalle note della canzone che Frederick aveva udito prima a casa sua.

La melodia si diffondeva lentamente per il locale, e tutti cinque ne vennero catturati; i loro sguardi divennero assenti, era come se le onde d’un immaginario mare li avessero abbracciati, trasportandoli dolcemente verso chissà quale destinazione.

<< Che canzone magnifica… ma dove l’ho già sentita? >> Disse Robert

<< E’ un motivo americano degli anni venti, s’intitola: Midnight the stars and you, e non è la prima volta che la sento. >> Disse Frank

<< Sì… l’ho sentita anche io, ma non ricordo ne dove ne quando. >> Disse Mark

<< Probabilmente, Ralph la trasmetteva quando lavorava alla radio. Sicuramente ce l’ha fatta sentire lui. >> Disse Frederick

<< Io… può darsi, ma non ne sono certo, però sono sicuro di averla già sentita anch’io. >> Disse Ralph

Improvvisamente la canzone finì, e fu allora che i quattro amici udirono la voce del loro amico scomparso che li salutava provenendo dalla vecchia radio; naturalmente rimasero scossi ed increduli, guardandosi in faccia l’un l’altro con aria di stupore misto ad incredulità . Poi iniziarono a guardare Fredrick come se si aspettassero una risposta logica a quello che stava succedendo, ma lui… ne sapeva quanto loro.

<< Non so cosa tu abbia in mente, ma se è uno scherzo, non ci piace. >> Disse Robert guardando seriamente Frederick, imitato dagli altri tre.

<< No… purtroppo non lo è, ed anche io ne so quante voi. >> Rispose Frederick

<< Ragazzi… non prendetevela con lui, sono stato io a dirgli di portare la radio. Stasera vi riunivate di nuovo per ricordarvi di me, ed io questa volta potevo essere finalmente presente. >> Disse Joseph con voce calma.

<< Joseph… ma sei proprio tu? >> Disse Robert alzandosi dal tavolo per avvicinarsi alla radio

<< No… non è possibile, ci deve essere una spiegazione. >> Disse Frank raggiungendo Robert

<< E’ incredibile, io… ancora non riesco a credere che stia succedendo. >> Disse Ralph unendosi agli altri.

<< Ammesso che tutto questo stia accadendo realmente, come mai capita ora… esattamente a cinque anni di distanza? >> Disse Mark rivolgendosi agli altri, i quali, con varie espressioni del viso, condivisero il suo più che legittimo dubbio.

<< Sì Joseph, abbiamo diritto a sapere… perché ti manifesti dopo cinque anni? >> Chiese Frederick avvicinandosi alla radio.

Il gruppo di amici restò in attesa della risposta per diversi attimi, mentre un silenzio surreale calava su di loro facendoli sembrare silenti ed immobili statue consacrate all’attesa eterna, quando la voce di Joseph si fece udire ancora dicendo: << Ragazzi non tormentatevi oltre, solo ora sono stato in grado di comunicare con voi; vedete, dove mi trovo io il tempo non ha valore. Un attimo, un mese, un anno… per me è lo stesso, ma capisco che per voi non è la medesima cosa. >>

<< Avevi detto che dovevi dirci una cosa importante. >> Disse Frederick

<< Sì, infatti ho una comunicazione molto importante da farvi, e non ho molto tempo a disposizione, quindi spero che siate in grado di capirmi. Io… >> Disse Joseph con voce calma, ma non fu in grado finire la frase perché la radio iniziò ad emettere dei fischi acuti e degli sfregolii come se avesse perso il segnale.

<< Ehi , ma che succede? >> Disse Robert con aria sorpresa

<< E’ come se avesse perso il segnale. >> Disse Frederick con delusione

<< Eh, no eh… non adesso.>> Disse Frank come spazientito

<< Accidenti, aspettate proviamo a riprendere il segnale muovendo le manopole.>> Disse Ralph agendo su queste ultime.

<< Niente… si sentono solo quei maledetti fischi.>> Disse Mark con aria quasi rassegnata

<< Ecco padre, capisce ora? La cosa si ripete esattamente lo stesso giorno di ogni anno, a partire da cinque anni fa. >> Disse l’uomo che aveva appena aperto la porta di un locale fatiscente e abbandonato da lungo tempo.

<< Capisco mr Gardner, quindi secondo lei, tutto è iniziato dopo ciò che mi ha raccontato. Sì, a proposito di quella… festa intendo. >> Disse padre Wayne guardando verso ciò che restava di un tavolo bruciato, posto vicino ad una finestra chiusa con delle assi di legno, sul cui davanzale stava una vecchia radio.

<< Esattamente padre, ricordo ancora tutto come se fosse ieri. Avevo affittato il locale per una festa a tema, dove i partecipanti dovevano rievocare il periodo degli anni 20′ il più fedelmente possibile, dai vestiti alle… canzoni. >> Disse mr Gardner guardandosi tristemente intorno.

<< Le musiche di quel periodo, non le trasmetteva certo quella radio anche se sicuramente risale a quell’ epoca, ma a dir la verità, non credo sia più in grado di funzionare da un pezzo. >> Disse padre Wayne con una punta di sarcasmo.

<< Per quanto riguarda le canzoni d’epoca, gli invitati avevano portato dei vecchi dischi e mentre tutti ballavano al suono di un motivo che non dimenticherò più, qualcuno attaccò la spina della radio, forse per vedere se funzionava ancora, e quel vecchio filo elettrico provocò un corto circuito che trasformò il locale in un inferno nel giro di poco tempo. >> Disse mr Gardner con le lacrime agli occhi.

<< Accidenti… un vero e proprio disastro. Quante vittime ci furono? >> Chiese padre Wayne con aria dispiaciuta.

<< Solo sei persone tra tutte quelle che c’erano, sei uomini… sì, ricordo perfettamente. Era il 14 Luglio di cinque anni fa, e da allora ogni anno che ricade lo stesso giorno, la radio inspiegabilmente si mette a funzionare, proprio come farà oggi. >> Disse mr Gardner guardando seriamente padre Wayne.

In risposta alle parole di mr Gardner, la vecchia radio bruciacchiata si accese di colpo, seguita dal classico rumore stridente di ricerca della sintonia, mentre padre Wayne e mr Gardner stupiti e spaventati, guardavano le manopole muoversi da sole come se fossero mosse da mani invisibili.

Subito dopo quei fischi stridenti tacquero di colpo, e le note di una bellissima canzone iniziarono ad uscire dalla radio, diffondendosi per tutto il locale.

<< Ecco… è questa, è questa la canzone! >> Disse mr Gardner afferrando padre Wayne per un braccio.

<< Ma… questa è: Midnight the stars and you. Doveva essere la canzone che suonavano al momento dell’incendio, sì… ho capito cosa sta succedendo, e mi scusi se ho dubitato della sua storia. >> Disse con voce calma padre Wayne

<< C’è qualcosa che possiamo fare padre? >> Chiese mr Gardner guardando padre Wayne e la radio contemporaneamente.

<< No… possiamo solo andar via ed augurarci che se ne rendano conto. >> Disse padre Wayne guardando verso la radio con un senso di tristezza.

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Francesco Grazioli è nato il 19 novembre 1964. Geometra, dopo le scuole fa alcune esperienze di viaggio prevalentemente negli Stati UNiti: a New York, Pittsburgh, Philadelphia e Los Angeles. La città di Saint Louis in Missouri lo conquista definitivamente (è la città natale dell'attore Vincent L. Price, interprete di molti film di Roger Corman, ispirati ai racconti di E. A. Poe). E' appassionato di Archeologia, Esoterismo, Filmologia e letteratura Horror Gotica. E' inoltre esperto di Uniformologia d'epoca.