La Primula Rossa

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Foto: pixabay.com

di Francesco Frazioli

Accadde tutto all’improvviso circa un anno e più fa…

Sì, ricordo bene… era Gennaio del 2030; quando un misterioso spettro proveniente dall’oriente, dopo aver, con il suo respiro ammorbante, mietuto anime in quelle lontane regioni, fece la sua comparsa anche entro i nostri confini esigendo il suo tributo di vite.

Volava rapido aprendo il suo nero sudario come fossero le ali di un gigantasco pipistrello spargendo il suo veleno a macchia d’olio.

Per anni aveva atteso, chiuso in una tomba solitaria ma mai dimenticata, di essere riportato in vita da coloro nelle cui menti il disegno di un incubo senza fine, era già chiaro da tempo.

Al suo passare, molte persone di diversi paesi, furono toccate dai lembi svolazzanti di quel lercio sudario rimanendovi avvolti, anche se tanti di loro evitarono di ritrovarsi sulla barca del traghettatore di anime.

Coloro che decidevano per noi, ci “convinsero” che per il bene comune, d’ora in poi avremmo dovuto evitare i contatti con altre persone, imponendoci di indossare una maschera per proteggere sia noi che gli altri.

Una precauzione pressoché insuficiente contro il contagio, ma servì perfettamente a diffondere la paura di quest’ultimo; ed allora, le persone iniziarono ad evitarsi sul serio.

Nel nome di una falsa sicurezza si vietarono gli assembramenti e gli spostamenti…

I locali dove un tempo risuonavano le voci di amici che condividevano progetti e speranze, adesso erano chiusi, mentre ed il sudario di un silenzio irreale avvolse le città che sembravano abbandonate.

Le persone si erano oramai votate ad una sepoltura volontaria in casa…

Le città deserte sembravano necropoli, ed ogni singolo condominio era divenuto una cripta a più piani, dove larve umane spaventate si forzavano a vivere i frammenti di un’esistenza che sentivano oramai perduta.

Morti viventi… ecco cosa erano diventati! Dei gusci vuoti, nei quali lo spirito di volontà era stato annichilito dallo spettro del morbo e della sua progenie mutata; fortificato dalla diffusione di una blasfema verità distorta, che indossando la maschera della rettitudine limitava il libero pensiero ammantandolo di esagerato pericolo ed imprigionandolo con le catene del rimorso e del dubbio.

Poi, un fiore fece la sua comparsa… un’inattesa speranza di vita all’insegna de: Il paese rinasce con un fiore.

Un fiore dai petali cremisi… una primula; una primula rossa.

Come il suo famoso ononimo del passato, doveva portare la salvezza e la libertà, ma alcuni che lo colsero furono traditi.

Esatto… il fiore presentato come la panacea miracolosa che avrebbe sconfitto il morbo, permettendo di tornare alla “vita” di prima, si dimostrò una vera e propria partita con la morte riequilibrando le parti.

Sì, perché alla comparsa del morbo, lo spettro della morte veniva paventato, ma il pericolo di esserne ghermiti, non era certo del tutto. Come ho già detto, fu la paura del contagio a terrorizzare la gente.

Ma adesso la situazione era mutata! Sì, proprio come lo spettro…

Il fiore che con diversi nomi, veniva presentato come un porto sicuro dalla tempesta provocata dal morbo, si rivelò essere una palude stagnate percorsa da stretti sentieri della salvezza circondati da sabbie mobili.

Neanche chi indicava il sentiero, poteva essere sicuro se fosse quello giusto… non potevano saperlo neanche loro; e fu così che alcune persone sparirono in quelle sabbie mobili.

Sì, perché pieni di speranza e fiducia, le persone accettarono il marchio della primula sul loro braccio, senza sapere che alcuni di quei fiori avevano un teschio al posto del pistillo, e lo spettro ricomparve ammantato di una falsa aura di salvezza che subdolamente mieteva vittime.

L’equilibrio della paura era stato ristabilito a spese della fiducia nella primula…

E questo inevitabilmente provocò la comparsa di un altro spettro… quello del caos!

La traballante verità costruita sulle fragili fondamenta dell’informazione incerta, crollò come un castello di carte, e molte persone rifiutarono di cogliere la primula che ora faceva paura quanto lo spettro del morbo se non di più.

Il confine tra le persone divenne ancora più evidente…

Furono molti coloro che non colsero più quel fiore; ma a cosa serviva evitare di divenire spettri noi stessi, quando la paura del contagio, ci aveva già trasformato in morti viventi?

Tutto divenne un tragico spettacolo, che prendeva vita su di un macabro palcoscenico del quale noi eravamo gli attori. O forse è meglio dire… marionette!

Una commedia i cui atti erano stati scritti già tempo, da autori che avevano sempre tessuto nell’ombra le loro trame.

Una giostra decadente, dove lo spettro e la sua progenie cavalcavano destrieri dall’aspetto scheletrico, portando ad ogni giro, un nuovo terrore.

Furono molte le vittime che le falci di quei cavalieri infernali mieterono…

Tante libere coscienze pensanti vennero soffocate da chi era complice di quei fantasmi, e con l’aiuto della gente “responsabile”, furono condannate ad essere sepolte nel cimitero della negazione.

Ma in ogni persona arde una scintilla divina che non può essere soffocata…

Infatti basta un leggero vento di libertà a farle riprendere vigore e a far sì che la coscienza si risvegli.

Fu così che piccoli lumini votivi tornarono ad essere lanterne scacciando gli spettri e l’oscurità, dalla quale iniziarono a riemergere le vestigia di una libertà quasi dimenticata.

E la luce della conoscenza riscaldò la fredda pietra dei sarcofagi… le lastre che li chiudevano

caddero frantumandosi, mentre le persone iniziarono ad uscire facendo a pezzi i sudari della paura nei quali erano avvolti.

All’inizio si guardarono intorno con l’aria frastornata di chi è rimasto in uno stato d’isolamento da tanto tempo; poi iniziarono a riconoscersi… e fu allora che la memoria si risvegliò ed i ricordi riemersero dalla palude di un oblìo indotto.

Fu così che molte di quelle primule restarono incolte… ma alcune di quei fiori scarlatti che le persone accettarono come certezza di vita, ne contrassegnano ora le tombe che popolano il cimitero della delusione vegliate dalla morte della speranza.

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Francesco Grazioli è nato il 19 novembre 1964. Geometra, dopo le scuole fa alcune esperienze di viaggio prevalentemente negli Stati UNiti: a New York, Pittsburgh, Philadelphia e Los Angeles. La città di Saint Louis in Missouri lo conquista definitivamente (è la città natale dell'attore Vincent L. Price, interprete di molti film di Roger Corman, ispirati ai racconti di E. A. Poe). E' appassionato di Archeologia, Esoterismo, Filmologia e letteratura Horror Gotica. E' inoltre esperto di Uniformologia d'epoca.