La Maschera della Follia (5° puntata)

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P.F. Grazioli

In risposta alle apprensive parole di miss Abrams, la macchina iniziò una serie di repentini sobbalzi, i quali culminarono in una sfiatata di vapore dal radiatore, ed il definitivo arresto del veicolo le cui ruote affondarono sino a metà nel fango.

<< Perfetto! Bloccata sotto il temporale, mezza affondata in ciò che rimane di una strada sterrata, in mezzo ad una specie di selva sconosciuta e di notte poi… che si può chiedere di più?!>> Disse miss Abrams sbuffando contrariata

Artemisia Abrams, era una donna che non si perdeva d’animo facilmente e lo aveva dimostrato in più occasioni nel suo ruolo di “inviata” sul campo, specialmente quando durante la rivoluzione messicana, intervistò il generale Francisco Villa.

Si… miss Abrams è una giornalista che lavora da tempo per il New Orleans Post, lo stesso giornale che annovera anche Dexter Wayland tra i suoi collaboratori.

Coincidenza? Si..? Ok, se proprio volete vedercela va bene, ma… si cammina male con gli occhi bendati.

Miss Abrams valutò subito che lo starsene in macchina l’avrebbe tenuta al riparo dalla pioggia e dal freddo, quindi si strinse nel suo cappotto cercando di trovare una posizione più confortevole possibile per aspettare l’alba, quando la sua mano toccò qualcosa di liscio e freddo all’interno di una delle tasche.

<< Ah, la fiaschetta con il whisky… me ne ero dimenticata, con tutta questa umidità un sorso ci vuole proprio.>> Disse miss Abrams mentre svitava il tappo della fiaschetta d’argento.

E… forse per via della stanchezza e dalla piacevole sensazione dovuta al liquore, miss Abrams scivolò senza accorgersi, in un sonno profondo.

Intanto nell’ufficio del dott. Morris…

<< Allora dott. Morris, vuole dirci cosa ne pensa di ciò che è successo?>> disse il serg.Galloway aspirando una grossa boccata dal suo sigaro.

<< Si, certo sergente non è facile a dirsi, ma ci proverò. Io avevo già sentito quella risata… l’avevo udita a Cuba, quando ero ufficiale medico durante la guerra con la Spagna.>> disse il dott. Morris guardando seriamente il serg.Galloway

Le parole del medico suscitarono molta curiosità da parte dei presenti, i quali si erano avvicinati come se in ciò che il dott.Morris stava per rivelare, vi fosse un non so che di sinistro ed inquietante.

Il dott. Morris riferì che più di un soldato ferito al quale aveva prestato soccorso, raccontò di certi guerriglieri cubani che anche se colpiti in più parti del corpo, seguitavano ad avanzare ed a colpire i soldati con il machete provocando ferite gravi ed anche mortali, ad un soldato americano era stata staccata la testa di netto dal suo aggressore, nonostante il militare gli avesse sparato cinque colpi nello stomaco.

Ma la cosa che più lo impressionava ed incuriosiva, era la descrizione che i soldati davano di quei “guerriglieri”. Non erano stati attaccati da un nemico in forze, ma da piccoli gruppi eterogenei, con abiti laceri, ( civili e militari, uomini e donne) che si muovevano lenti compiendo dei movimenti ritmici quasi a scatti, e l’unico verso che emettevano era una specie di gutturale ed inquietante lamento.

Quegli esseri, sia per il loro aspetto, la loro pericolosità e resistenza alle pallottole, iniziavano a seminare il panico tra la truppa, fu solo grazie al colpo fortunato di un soldato che si iniziò, dapprima debolmente, a fare luce sull’intera faccenda.

Il caporale in questione faceva parte di una pattuglia, la quale durante la notte, venne attaccata da più elementi che apparentemente sembravano sbucati dal nulla. Il vedere quella specie di esseri vestiti di panni logori, avanzare lentamente brandendo un grosso machete ed emettendo strani lugubri versi, fece si che il sottufficiale scaricasse tutti i cinque colpi del fucile in direzione di quello a lui più vicino, mentre un misto di paura ed incredulità si andava sempre più impossessando di lui. Il soldato probabilmente già si sentiva perduto, quando l’ultimo proiettile colpì una specie di “talismano”che l’aggressore portava all’altezza del petto mandandolo in pezzi… e subito dopo, l’aggressore si afflosciò a terra come una marionetta senza fili.