Italia invasa dai clandestini e rovistano, però, un’Ape Car 50!

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Foto: it.wikipedia.org
Alla stazione ferroviaria di Perugia ogni mattina che Dio manda in terra, lazzaroni, stranieri in maggioranza, ma, perché no, anche cialtroni italiani arrembano le carrozze ferroviarie a disposizione ed occupano i posti che più gli aggradano. Ed occhio al portafogli, perché, prima di zompare disordinatamente sul treno, setacciano le banchine per scippare e borseggiare. Così m’ha confermato F. domenica scorsa, verso le 10,30, sull’immutata realtà locale, mentre due facce da galera stavano ciondolando dalla parte opposta del suo tassì. Niente di che, ordinaria maleducazione nostrana e foresta, condita di tanta delinquenza, potremmo tristemente sentenziare, se almeno avessero il biglietto pagato in mano, i lestofanti. Ma il ticket obliterato ce l’hanno esclusivamente i c…..ni italioti, che s’ostinano a comportarsi da cittadini modello.Ed è su queste vittime sacrificali che s’abbattono i controlli degli inflessibili bigliettai. Sugli altri, sui “portoghesi”, nemmeno un timido, distratto sguardo. Eh, sì, perché lorsignori, se va bene, menano, se un pelino storto, accoltellano. T’è capì? Saluto con una stretta di mano F. e risalgo Via M.Angeloni in compagnia del mio inseparabile Taz. Giunti all’altezza della pasticceria Nicolini, noto due donne, l’una intenta ad un prelievo al Bancomat postale, la seconda in attesa. Mi fermo perché vedo scendere dalla Verbanella, altra piazza di spaccio e malaffare, due soggetti poco raccomandabili, che sembravano aver già adocchiato le loro prede. Ed infatti, appena superate le due signore, si siedono sui gradini di una scalinata, non smettendo di seguirne i movimenti. M’avvicino a quella che sta attendendo il suo turno e le faccio presente la situazione. Ringraziandomi, rinuncia al prelievo, anche perché sarebbe dovuta passare per forza innanzi al “futuro” che avanza, mentre la prima, con il valsente in mano, recupera velocemente l’auto, lì vicina, e se ne va, sgommando. E lo sbandierato poliziotto di quartiere? Lo troverete a “Chi l’ha visto?”, forse!

Poco più su, alla confluenza di Via delle Fonti di Veggio con l’arteria stradale principale, considerata l’ora tarda, non trovo la solita, caciarona cinquantina di sudamericani, che vi stazionano abitualmente dalla notte, causando non pochi fastidi agli abitanti ed esercenti della zona. Riguadagniamo il ponte su Via A.Capitini e sopraggiungiamo all’edicola di Case Bruciate, praticamente 50 metri a nord della fine del tratto recintato della minimetrò e mi domina un ricordo saldato alla “proverbiale” efficienza dei controlli dei nostri “superbi” addetti alla sicurezza (settore a vostra scelta, tanto dal punto di vista del decadimento sono quasi tutti uguali). Vi dipingo il quadretto bucolico del luogo, innanzitutto. Con l’erba alta fino a tarda primavera, rimane uno stretto sentiero percorribile dove si trovano resti del saccheggio delle buste della spesa strappate di mano ai clienti della Coop sottostante Piazza del Bacio, siringhe, bottiglie, lattine, cartacce e plastica per ogni dove, insomma il normale corollario di una degradata periferia, oltre a capannelli di spacciatori e relativi clienti, più le immancabili cacche di cane e di umani.

Quella mattina, in cui stavo affiggendo un manifestino, ove pregavo i padroni di cani ad evitare di lasciarne gli escrementi al centro del viottolo, per evitare rappresaglie da parte dei seminatori di polpette avvelenate, mi si avvicina correndo un incaricato dei trasporti pubblici. Al mio sguardo interrogativo, mi rimprovera perché senza autorizzazione non si poteva attaccare alcunché, balbettando che il divieto veniva imposto per mere questioni di sicurezza. “Ah, sì?! Di chi e di che, la sicurezza?”, gli ribatto, indicandogli per giunta due clandestini che stavano beatamente ronfando sotto la linea della minimetrò, dopo averne tagliato e sollevato la rete di protezione, creando per davvero una situazione di pericolo e che il rodomonte in divisa si era ben guardato dallo svegliare? Per finire un racconto frutto di un sogno, sia ben chiaro, totalmente opera della mia capacità REM, perché anima viva s’abbia mai a risentire.

Dunque, procedevo in auto direzione Mantignana, frazione di Corciano, 10 km dal capoluogo umbro, lungo la strada provinciale. Una Golf, con 5 “gentiluomini” a bordo, parzialmente abbronzati, superò in maniera azzardata la mesta teoria di auto in cui ero intrappolato, perché un’Ape Car 50 ne condizionava l’andatura. Marmitta scassata e rombo di tuono, il redivivo Taruffi e compagni, senza meno non italiani, sparirono all’orizzonte della prima pericolosa curva, lasciandoci bestemmiare ed arrancare dietro quella maledizione meccanica chiamata Ape. Arrivato che fui a superare la curva, scorsi in lontananza una pattuglia (non ricordo più di quale corpo di Polizia, sono talmente tante, e stavo dormendo, d’altronde!) ed un ghigno malefico di cinica soddisfazione mi si stampò in volto, immaginando i 5 occupanti della Golf a terra, nel fornire alla buon’ora documenti veri e non nomi di fantasia su patenti false. Guardai meglio. Alla vista, niente di quanto ardentemente desiderato, purtroppo. I tutori dell’ordine tuttavia fermi sulla banchina. Anzi, no. Uno dei due iniziò a far oscillare la paletta, s’avvicinò al centro della carreggiata ed invitò Matusalemme in persona alla guida dell’Ape ad accostare. E subito mi venne in mente l’ossessiva reclame del “Gratta e vinci“ : “Piace vincere facile, eh!”… Leggi di più (testo Integrale)

Tratto da: https://leandro283.wordpress.com/2016/08/23/italia-invasa-dai-clandestini-e-setacciano-pero-unape-car-50/

Leandro Raggiotti

Perugia, 23 agosto 2016

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Conseguii la Maturità scientifica nel 1972, un Attestato da Analista programmatore nel 1975 e un altro Diploma, inutilissimo sotto ogni punto di vista, escluso quello della conoscenza, avendo goduto dell'insegnamento di professori a livello internazionale, ottenuto presso la scuola Teologica di Montemorcino, Perugia. Sposato con Elsa Maria Isabel Olvera del Toro, padre di Elisabetta e Stefano Daniele, di Lucrezia Valentina, morta a quasi 28 anni d'età il 06/02/2013, e di Anselmo e Rinaldo, mai venuti alla luce nel 1974. Ho anche un nipote, Nicolò, nato nel 2000. Dal 01/01/2016 non sono più impiegato in Provincia con la qualifica di Operatore faunistico, nonchè addetto all'anagrafe "Richiami vivi", e a 62 anni di età sono stato sbattuto via come un vecchio straccio a farla da passacarte in un altro Ente all'insegna di : "tutto ciò che funziona nel pubblico deve essere smantellato". A scanso d'equivoci e ad esclusivo beneficio dei soliti “rosiconi”, comunque, per il mio primo mezzo secolo di vita sono stato impegnato con, nel e per il settore privato. Fervente cristiano cattolico, aperto all'ecumenismo, ma fiero avversario dei nostri nemici nella Fede, sono un cacciatore-conservazionista, amo i viaggi, i libri di storia e la corsa, che pratico tuttora in compagnia del mio adorato Taz in ore antelucane e per le vie della nostra Perugia, minimo tre volte alla settimana, eccetto che a stagione venatoria aperta.