Il mantello diviso a metà di San Martino di Tours!

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foto: macfordummies.it

All’insegna del più cieco egoismo, quando chicchessia se la passa veramente male per qualsivoglia causa, non ci si intromette, perchè, hai visto mai, impicciarsi dei problemi altrui, “sta brutto” e poi quel soggetto è così riservato, strano, chiuso, lascia stare!. Infelicissima maniera di cercare di nascondere la paura di scoprirsi, di cedere qualcosa del nostro possedere, mentre nel tapino di turno monta il disperante senso di isolamento. Ed intanto la comuntà regionale piange un padre e i suoi due figli, assieme alla sventurata madre, che nemmeno avrà più lacrime da versare di fronte all’orrore che l’ha straziata, complice l’indifferenza che ammorba la tanto (…) sbandierata società civile tutta, inclusa quella di Castiglion del Lago. Si ficcanasa negli affaracci altrui, grazie a Facebook, di persone anche in capo al mondo, ma poi se si incontra un vicino (e non sarà stato il caso di Vaiano, senza meno) neanche lo si saluta non sapendone e non volendone conoscere neppure il nome, per non rimanerne coinvolti. L’amore(!?) solidale delle vuote frasi fatte dei post è straordinariamente toccante, ma sempre da lontano, dall’altra estremità del telefonino, senza sporcarsi le mani, suvvia, per favore! I momenti sono tetri e chi, narrandoci favolette insostenibili, sostiene che siamo fuori dal tunnel, beh, sta raccontando qualcosa di molto diverso dalla realtà quotidiana e dalla impressionante quantità di omicidi/suicidi che vi si accavallano con inquietante, inarrestabile successione. I soldi non bastano mai ad arrivare sani e salvi a fine mese con un’entrata certa, figurarsi per chi non ne dispone più, perchè ha fallito nella propria attività imprenditoriale o è stato licenziato e, come uno straccio consunto, gettato consequenzialmente nel secchio/tritacarne del’immondizia sociale. Non per infierire, ma il Sindaco di quella comunità dov’era? E gli assistenti sociali, così attenti a separare i figli dai genitori, quando non sono più in grado di mantenere le loro creature, in cos’altro erano impegnati? E il parroco? (…). A San Sisto, periferia di Perugia, per esempio, grazie a Don Claudio Regni, funziona un banco alimentare per le tantissime famiglie bisognose della zona e non solo, ma nelle altre parrocchie la Chiesa che fa? Boh?, non è dato sapere con precisione. Oltre alle opere della Caritas, che osserviamo sgomenti impegnatissima coi poveri clandestini, in virtù dei proventi derivanti dall’8 x 1000, dei soldini spremuti dalle tasse ed usciti a fatica dalle nostre sfondate saccocce, questa nostra benedetta madre Chiesa cosa attua, dunque, concretamente, per noi italiani, ogni giorno più in difficoltà?; e Scola, tanto per nominare uno non a caso, perchè s’intigna a difendere i musulmani a spada tratta, invece di proteggere gli indifesi, disgraziati e morti di fame cristiani che affollano i quartieri della sua diocesi di Milano? Ed il nostro loquace Papa Francesco, l’avete udito all’Angelus domenicale, almeno una volta, spendere una sola parola per le impellenti necessità dell’affannatissimo popolo italiano? Sono molto amareggiato da questa vicenda, nonchè turbato al pensiero che, posto alle strette da difficoltà economiche, familiari e di salute, non riuscendo più a fornire un senso all’esistenza, anch’io mi sarei potuto ritrovare nelle condizioni patite dal mio corregionale. “…Infatti, come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta…“, affermava San Giacomo nella sua Lettera, 2,26, e produce pure morte, aggiungo molto più modestamente io. Ma l’insegnamento di San Martino di Tours, che tagliò il suo mantello in due per donarne la metà al barbone, come lo definiremmo al giorno d’oggi, in quel rigidissimo inverno del 335 (ad Amiens, in Gallia), perchè quegli stava letteralmente morendo di freddo, se lo sono proprio scordato gli azzimati, pomposi e troppo ricchi vertici ecclesiali? Con quale coraggio e credibilità si può annunciare il Cristo morto e risorto per la salvezza di tutti, se al momento di infilare la mano nel portafogli per aiutare un fratello caduto in disgrazia, subito la ritraiamo per tema di perdere le certezze che vi riponiamo e volgiamo meschinamente lo sguardo altrove, noi laici per primi, ma anche certa Chiesa, Papa, troppi cardinali, vescovi e preti in testa al fianco nostro?

Leandro Raggiotti

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Conseguii la Maturità scientifica nel 1972, un Attestato da Analista programmatore nel 1975 e un altro Diploma, inutilissimo sotto ogni punto di vista, escluso quello della conoscenza, avendo goduto dell'insegnamento di professori a livello internazionale, ottenuto presso la scuola Teologica di Montemorcino, Perugia. Sposato con Elsa Maria Isabel Olvera del Toro, padre di Elisabetta e Stefano Daniele, di Lucrezia Valentina, morta a quasi 28 anni d'età il 06/02/2013, e di Anselmo e Rinaldo, mai venuti alla luce nel 1974. Ho anche un nipote, Nicolò, nato nel 2000. Dal 01/01/2016 non sono più impiegato in Provincia con la qualifica di Operatore faunistico, nonchè addetto all'anagrafe "Richiami vivi", e a 62 anni di età sono stato sbattuto via come un vecchio straccio a farla da passacarte in un altro Ente all'insegna di : "tutto ciò che funziona nel pubblico deve essere smantellato". A scanso d'equivoci e ad esclusivo beneficio dei soliti “rosiconi”, comunque, per il mio primo mezzo secolo di vita sono stato impegnato con, nel e per il settore privato. Fervente cristiano cattolico, aperto all'ecumenismo, ma fiero avversario dei nostri nemici nella Fede, sono un cacciatore-conservazionista, amo i viaggi, i libri di storia e la corsa, che pratico tuttora in compagnia del mio adorato Taz in ore antelucane e per le vie della nostra Perugia, minimo tre volte alla settimana, eccetto che a stagione venatoria aperta.