Giornalisti o giornalai, protezionisti o calabraghe?

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Michela Vittoria Brambilla (foto: gonews.it)

Innanzitutto, nessun s’offenda per il titolo dell’articolo, e mi riferisco ai giornalai, ovviamente, che rappresentano, considerati i tempi bui che stiamo attraversando, e non solo dal punto di vista economico, l’avanguardia coraggiosa della cosiddetta informazione. Bene, veniamo al sodo. Giorni fa inviai l’articolo La Festa del sacrificio e la muta Brambilla a diversi organi di informazione e riviste venatorie, al fine di mettere in evidenza il silenzio assordante delle associazioni animaliste riguardo il massacro annuale di tori, cammelli, agnelli e montoni, lasciati morire per lentissimo dissanguamento, permettendo così ai pii maomettani di recitare le loro preghiere, accoccolati attorno alla vittima sacrificale. Uccidere gli animali, perfino scannandoli, per cibarsene, costituisce l’essenza della natura umana, quanto il respirare, e, dunque, niente da eccepire in linea di massima, affermavo. Qualcosina da ridire, invece, sul rallentato metodo di condurre alla morte, sì. Ma, m’è sembrato, o forse è solo una mia impressione, di rappresentare una voce solista e fuori dal coro, per giunta! Per essere ancora più chiaro, ribadisco un concetto base. Sono un cacciatore-conservazionista, e ne sono fiero, e questo girarsi dall’altra parte (mezzi d’informazione, tutti, ed anti-caccia), però, di chi non perde occasione per attaccarci anche in maniera esagerata ed inaccettabile ad ogni apertura di stagione venatoria, mi resta difficilmente digeribile. Tutto qui! E ripeto la solita, retorica, domanda. Sarà perchè, a differenza che con i nembrotti, coi musulmani non ci si può permettere, non dico di strepitare, come d’abitudine con noialtri, ma di levare in alto un ditino, pena l’immediata amputazione dello stesso? Un enorme problema ce l’abbiamo già in casa, e non lo costituiamo certamente noi seguaci di Diana, ma non basta assumere, quindi, l’atteggiamento delle classiche tre scimmiette, che non vedono, non sentono, non parlano, perchè questo si dissolva, anzi! Verrà un giorno, oramai prossimo, in cui la signora Brambilla e compagnia andante ed urlante rimpiangeranno amaramente di aver sprecato le proprie energie nei confronti di persone perbene, le quali, pagando pur fior di quattrini, ricevono in cambio da Stato, Regioni e Province un emerito fico secco. Ho la certezza matematica che, se non vorranno cambiar radicalmente usi e costumi, in quel fatidico appuntamento con la storia, dovranno recarsi presso le nostre abitazioni con il cappello in mano, affinchè riprendiamo in pugno i nostri schioppi. Chi vivrà, vedrà!

Leandro Raggiotti

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Conseguii la Maturità scientifica nel 1972, un Attestato da Analista programmatore nel 1975 e un altro Diploma, inutilissimo sotto ogni punto di vista, escluso quello della conoscenza, avendo goduto dell'insegnamento di professori a livello internazionale, ottenuto presso la scuola Teologica di Montemorcino, Perugia. Sposato con Elsa Maria Isabel Olvera del Toro, padre di Elisabetta e Stefano Daniele, di Lucrezia Valentina, morta a quasi 28 anni d'età il 06/02/2013, e di Anselmo e Rinaldo, mai venuti alla luce nel 1974. Ho anche un nipote, Nicolò, nato nel 2000. Dal 01/01/2016 non sono più impiegato in Provincia con la qualifica di Operatore faunistico, nonchè addetto all'anagrafe "Richiami vivi", e a 62 anni di età sono stato sbattuto via come un vecchio straccio a farla da passacarte in un altro Ente all'insegna di : "tutto ciò che funziona nel pubblico deve essere smantellato". A scanso d'equivoci e ad esclusivo beneficio dei soliti “rosiconi”, comunque, per il mio primo mezzo secolo di vita sono stato impegnato con, nel e per il settore privato. Fervente cristiano cattolico, aperto all'ecumenismo, ma fiero avversario dei nostri nemici nella Fede, sono un cacciatore-conservazionista, amo i viaggi, i libri di storia e la corsa, che pratico tuttora in compagnia del mio adorato Taz in ore antelucane e per le vie della nostra Perugia, minimo tre volte alla settimana, eccetto che a stagione venatoria aperta. E però, dallo scorso 13/07/2016, la Questura di Perugia, su mandato del Consiglio di Stato e del Ministero degli Interni, non m'ha rinnovato la Licenza di Porto di fucile per uso di caccia, che detenevo dal 1969. Tutto per un fatto occorsomi "appena, appena" il 07 giugno 1985 e per il quale avevo ottenuto la Riabilitazione il 26 marzo 1992. Un'ennesima, vessatoria umiliazione da parte di uno Stato (una sottospecie di Re Mida alla rovescia : tutto ciò che tocca lo trasforma in m....) che si rimangia le sue stesse Sentenze. Alla luce di questo incredibile ed increscioso arbitrio, quindi, dal giorno dell'Apertura io e Taz ce ne andiamo in "esplorazione" senza fucile.