FCU: Nelle tratte elettrificate viaggiano treni Diesel

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Ferrovia Centrale Umbra: non è più il fiore all’occhiello della mobilità locale. Un sogno: l’ammodernamento della linea ferroviaria e del materiale rotabile. Motrici nuove non arrivano a Sant’Anna per mancanza della linea elettrica.

di Armando Vignaroli

La Ferrovia Centrale Umbra era considerata il “fiore all’occhiello” dei Trasporti Pubblici locale. Quando è entrata a far parte di Umbria Mobilità, ha cominciato ad appassire. Ora sembra stia scivolando in uno stato di totale abbandono tra l‘indifferenza di politici e sindacati. “Dal giugno del 2006 – ha commentato Vannio Brozzi – non sono più amministratore della F.C.U. Come risulta dal bilancio ufficiale, pubblicato nel sito della Camera di Commercio, la situazione economica della Ferrovia Centrale Umbra era solida e l’Azienda non aveva debiti con le banche, anzi aveva un cospicuo fondo di riserva.” “A quel tempo – ha aggiunto – si era avviato l’ammodernamento del materiale rotabile e installato il condizionamento in tutte le automotrici. Si era proceduto anche alla riqualificazione di tutte le stazioni, a partire dalla stazione di Sant’Anna. Questo processo, con la creazione di Umbria Mobilità, si è interrotto; non so se stante la crisi o per volontà aziendale. ” Le critiche sulla F.C.U. si fanno sempre più insistenti. Tralasciando al momento la “salute” dell’Azienda, abbiamo dato uno sguardo allo stato dei servizi offerti agli utenti. Fatto il biglietto di andata e ritorno per la tratta Perugia-Città di Castello (€7,60), siamo saliti sul regionale 237 che al mattino parte da Sant’Anna alle 8,14. Nel treno, formato da due motrici contrapposte AL 776 in grado di circolare accoppiate in permanenza, dotate ciascuna di 75 posti a sedere, eravamo una decina di passeggeri. Prendiamo posto vicino alla cabina di guida e cominciamo a guardarci intorno; le poltroncine sono ampie, comode ed in buono stato, la parete che ci divide dal macchinista è imbrattata di scritte; i maniaci dello spray hanno salvato una targa che mette in risalto lavori del 2008 e recita: “Mezzo rinnovato e condizionato con i finanziamenti messi a disposizione della Regione Umbra”. Sosta a Piscille, stazione intermedia utilizzata come incrocio forzato, visto che si interrompe qui il raddoppio della linea verso Ponte San Giovanni. Le carrozze, all’interno, danno una immagine di trascuratezza nelle pulizie. L’appalto sembra sia stato vinto da una Ditta di Udine ma i vetri sono sporchi ed offuscano il panorama, i pavimenti presentano segni di sporcizia stagnante. Il naso si “arriccia” soprattutto al bagno dove si avverte un senso di incuria perenne; qui i vetri sembrano oscurati, il water versa in condizioni pietose, la cannella è fuori uso e l’acqua non arriva nel lavandino. Chissà perchè tanta sciatteria e negligenza? Sorprendente, invece, l’efficienza del controllore; pronto a verificare i biglietti dopo ogni singola fermate. Questo servizio, utile per le casse dell’Azienda, se lo sognano all’APM; nei pullmann i cittadini (prevalentemente stranieri) spesso non fanno neppure i biglietti. Tornando al trenino per Città di Castello, nessun avviso viene dato ai passeggeri in prossimità delle stazioni; sarebbe utile far scandire dal personale di servizio la località in cui il treno si ferma ad esempio: Stazione di Umbertide,Trestina, San Secondo, ecc. Puntualissimo il 237 regionale arriva a Città di Castello alle 9 e 30, è diretto a San Sepolcro. Lo riprendiamo alle 12,18 sul binario 2 per tornare a Perugia. Dopo San Secondo, è salito Valerio Morra, giovane collezionista romano appassionato di treni e di mobilità; sà tutto sulle 776. In sintesi, ha raccontato: “Queste motrici sono state costruite dalla Fiat di Savigliano tra il 1985 e il 1993. Quella in cui stiamo viaggiando è una monocabina alimentata Diesel, realizzata nel 1986, velocità massima 150 km/h. In tutto ne sarebbero state costruite 50 unità; 45 di proprietà FCU ( 40 in servizio e 5 date a noleggio alla Seatrain), 5 sarebbero di proprietà FAS.” Stupisce il fatto che le tratte della FCU sono tutte elettrificate ma ci viaggiano vecchi treni a gasolio; meno confort e maggiori spese. Solo quattro carrozze elettriche sono state acquistate qualche anno fa; tutte fanno tappa a Ponte S. Giovanni e non possono salire fino a Sant’Anna perchè in quel tratto di 5 km non c’è la linea elettrica. Ora che la Regione è proprietaria della ferrovia sarebbe opportuno che disponga qualche utile intervento affinchè la FCU torni a ricoprire il ruolo che merita.

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(Perugia 1 aprile 1939 - Perugia 10 febbraio 2015) Sposato con Elena Caporali, padre di Maurizio Vignaroli, aveva 18 anni e lavorava alla Luisa Spagnoli quando è entrato per la prima volta nella redazione locale de "La Nazione". Nel tempo ha collaborato, tra gli altri, anche con: "Il Messaggero", "Karting Club", "Auto Italiana", "Cronaca Vera". Nel 1993 è stato tra i fondatori della Lega Nord Umbria. Nel 2003 ha fondato, insieme a Maurizio Vignaroli, il periodico "Free Press". Lascia in eredità fiducia ed ottimismo, un grande amore per la vita "che merita di essere vissuta anche nei momenti più difficili" e la capacità di raccontarla con la passione di un professionista libero ed onesto.