E’ morta la Provincia, viva la Provincia!

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Con la definitiva stesura della pietra tombale sul buon senso, ovvero il tanto strombazzato smantellamento in atto delle Provincie, i nostri (mal)governanti si sono illusi che la loro azione di maquillage sia stata realmente interpretata dal popolo (per niente) bue come un messaggio di forte rinnovamento (eh, quanto!) nella gestione della pubblica amministrazione. Non ritengo, però, che i cittadini  e futuri elettori se la siano davvero bevuta, l’inguardabile messinscena; anzi, nutro la certezza che i più l’abbiano considerata una farlocchissima panacea. L’osservazione più ricorrente che raccolgo, infatti, tra chi finge di essere dispiaciuto per la nostra nebulosa sorte di ex dipendenti di detto Ente (pochi) e chi, al contrario, ghigna straboccante di soddisfazione (la maggioranza degli intervistati), è la forte similitudine con un povero malato terminale (l’apparato statale in toto), che un medico da strapazzo reputa di poter definitivamente salvare con la sola estrazione di un dente cariato (le Provincie, per l’appunto). Il paziente ridotto in fin di vita (la pubblica amministrazione), se non si adotteranno altre e ben più significative strategie, comunque, in breve tirerà le cuoia, con o senza quel metaforico dente cariato. Prima di passare a trattare di ciò che resterà attivo della nostra (ex)struttura, diversamente mascherata, vorrei ricordare a tutti, ma ai privati, in particolar maniera, che le critiche sono sempre apprezzabili se chi le muove è un passabile campione di virtù. Tanto per esser chiari, i liberi professionisti, i commercianti e dal primo degli industriali all’ultimo degli spazzacamini, a volte (ma solo a volte, si badi bene, e senza meno inconsciamente) dimenticano di emettere fattura o ricevuta fiscale per le loro prestazioni o forniture di merce varia, con un nocumento insopportabile alle Casse dello Stato e alle tasche di tutti noi. Magari i presunti evasori sono le stesse persone che questuano, poi, l’assistenza medica e farmaci gratuiti (o quasi) come noi stipendiati a mille euro mensili. Adesso, entriamo nello specifico del tema oggetto dell’articolo. Siamo sicuri che trasformare l’insegna d’ingresso di un Palazzo, con il mero cambio di nome, e trasferimento di personale, sarà garanzia di notevole risparmio e moralizzazione alta in quei ambienti? Certi spendifici, come li definisco fin troppo benevolmente io, con un neologismo che mi piace da morire, fra l’altro, verranno, alla fine e provvidenzialmente, soppressi? Per non confondere eccessivamente il lettore, mi limito al Settore dove tirano a campare i due Centri Ittiogenici della Provincia di Perugia, uno a Sant’Arcangelo di Magione, sul Lago Trasimeno, e l’altro a Borgo Cerreto di Spoleto, in Valnerina, ed il Centro pubblico di riproduzione di fauna selvatica di Torre Certalta di Umbertide, ora assorbiti dalla Regione Umbria. Visti e considerati i guadagni (mai) ottenuti con queste tre strutture, logica imporrebbe la loro fine ed invece non solo non si serreranno, ma sussiste il concreto rischio che si concedano malauguratamente altri fondi per realizzare, che so io, un ulteriore “Percorso didattico” come quello creato a Sant’Arcangelo di Magione anni fa, costatoci soltanto 180.000 euro e fruito da (dis)attente scolaresche alla media di una (?) visita all’anno. Molto ipoteticamente, se si dovesse veramente di nuovo dar corpo ad un antieconomico progetto come quello appena raccontato, a che pro allora sarebbe servito stravolgere tutto perchè nulla concretamente in seguito cambi in fatto di spreco di danaro pubblico? Occorre sapere anche che quelle prime due costose strutture nacquero per produrre pesce a sufficienza al fine di attuare ripopolamenti negli specchi e corsi d’acqua provinciali. Per ciò che concerne strettamente le trote, annualmente, se nè effettuano dispendiose immissioni che servono ad offrire un contentino per poche ore rispetto all’intera stagione ad insaziabili frotte di pescatori, i quali, nell’arco della metà mattinata dell’apertura alla loro specie target, razziano tutto il depredabile, lasciando solo i ciottoli nei nostri fiumi e torrenti. In trent’anni di loro esistenza, c’è stata anima viva, che sia andata a sincerarsi di quante tonnellate di avannotti (individuo giovane dell’anno), in generale, nè siano usciti dalle vasche di quegli allevamenti? E se produzione bastante nè è scaturita, se non ci si è recati ad acquistare la materia prima in altre regioni, tipo Veneto, quanto ci è venuta a costare, considerato che, per tenere aperti ognuno di detti Centri, bisogna corrispondere il salario perlomeno a tre dipendenti? S’attendono, conti alla mano, risposte soddisfacenti. E qualche altro cittadino si è chiesto, inoltre, quanto siano costati, in lunghissimi periodi di gestione provinciale spigliata, fagiani, starne e lepri sfornati e sprecati dal Centro pubblico di riproduzione di fauna selvatica di Torre Certalta di Umbertide, cui sopra accennavamo, intitolato al compianto Dr.Lino Volpi? Se aggiungiamo che quei poveri animali di voliera sono stati consegnati in mano di cacciatori, rappresentanti degli A.T.C., Ambiti Territoriali Caccia della Provincia di Perugia, e che imprudentemente immessi nel territorio a caccia programmata, senza un obbligatorio periodo di ambientamento, sono durati di media un amen prima di finire nelle fauci di gatti, volpi ed umani poco rispettosi, che senso avrà avuto seguitare a gettare in quel pozzo nero, che risponde al nome di cattiva gestione della Cosa Pubblica, una montagnona di nostri soldi, per ricavarne un deludente risultato prossimo allo zero? A questo punto, non posso quindi esimermi dal sottoporvi la mia personalissima risposta al retorico quesito lanciatovi. Il fatto è che gli spendifici, od Enti pubblici che dir si voglia, sono stati, sono e rimarranno, dei serbatoi elettorali, e non solo per ciò che concerne i dipendenti, ma anche per quello che riguarda alcuni criticabili utenti/imprenditori, frequentatori abituali delle Stanze che contano: impresari edili, allevatori di richiami vivi, concessionari di Istituti faunistici, i nostri più implacabili giudici/giustizieri, che con dovizia nè sparlano, ma che spesso allegramente ci campano e, chiaramente, pescatori e noi cacciatori. Si avvererà pure che la gengiva, dopo l’estrazione del fastidioso dente (le Provincie), magari, non dorrà più, ma farà lo stesso parte di un cadavere (Stato e Parastato), che, ineluttabilmente, continuerà a cadere nella fossa dell’amoralità e della spensierata finanza pubblica, che mai verranno stroncate, se a risanare questo ambiente, per il colmo, sono eternamente richiamati (…) i vertici istituzionali, dirigenti e capiufficio dell’Ente in rottamazione. In senso strettamente negativo, all’insegna di quella formula, espressione delle case regnanti, che recitava :”Le roi est mort, vive le roi!”, si ostinano, esizialmente e disgraziatamente, quei gestori fallimentari a gridare in coro: La Provincia è morta, viva la Provincia!“, garantendo una deleteria continuità, che aveva invece urgente necessità di essere drasticamente spezzata.

Leandro Raggiotti

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Conseguii la Maturità scientifica nel 1972, un Attestato da Analista programmatore nel 1975 e un altro Diploma, inutilissimo sotto ogni punto di vista, escluso quello della conoscenza, avendo goduto dell'insegnamento di professori a livello internazionale, ottenuto presso la scuola Teologica di Montemorcino, Perugia. Sposato con Elsa Maria Isabel Olvera del Toro, padre di Elisabetta e Stefano Daniele, di Lucrezia Valentina, morta a quasi 28 anni d'età il 06/02/2013, e di Anselmo e Rinaldo, mai venuti alla luce nel 1974. Ho anche un nipote, Nicolò, nato nel 2000. Dal 01/01/2016 non sono più impiegato in Provincia con la qualifica di Operatore faunistico, nonchè addetto all'anagrafe "Richiami vivi", e a 62 anni di età sono stato sbattuto via come un vecchio straccio a farla da passacarte in un altro Ente all'insegna di : "tutto ciò che funziona nel pubblico deve essere smantellato". A scanso d'equivoci e ad esclusivo beneficio dei soliti “rosiconi”, comunque, per il mio primo mezzo secolo di vita sono stato impegnato con, nel e per il settore privato. Fervente cristiano cattolico, aperto all'ecumenismo, ma fiero avversario dei nostri nemici nella Fede, sono un cacciatore-conservazionista, amo i viaggi, i libri di storia e la corsa, che pratico tuttora in compagnia del mio adorato Taz in ore antelucane e per le vie della nostra Perugia, minimo tre volte alla settimana, eccetto che a stagione venatoria aperta.