Due monete d’argento

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di P. F. Grazioli

Un uomo entra in un caffè… il bavero del cappotto alzato, non posso distinguergli il volto. Senza dire nulla si siede al tavolo all’angolo, in disparte dalle altre persone. Se ne sta seduto avvolto da una calma irreale, la sua immobilità, lo rende simile ad una statua sempre rivolta nella medesima direzione; forse… sta cercando qualcuno. Un senso di curiosità mi spinge ad osservarlo con discrezione; non devo far altro che guardare verso di lui, eppure… anche se le luci del bar sono basse, ho timore di farlo. Porto una mano alla fronte, e come se fosse la celata di un elmo, l’abbasso coprendomi parzialmente gli occhi nella speranza di non incrociare i suoi; di cosa ho paura? Non lo so. Ad un tratto, dalla penombra che come un alone di mistero lo avvolge, vedo emergere le sue mani raggrinzite, dalle lunghe dita magre che terminano con unghie appuntite; il paragone con degli artigli, mi viene spontaneo.

Vedo quelle mani diafane, posarsi sul tavolo per poi iniziare a muoversi su di esso con un lento tamburellare simile ad una macabra danza di scheletri… un brivido freddo mi corre lungo la schiena. Lo vedo scrutare la poca gente presente nel locale, e poco dopo sento di aver catturato la sua attenzione, anche se il motivo mi sfugge.

Abbasso ancora di più la mano, in modo da coprirmi la parte superiore del volto, lasciando poco spazio tra le dita. Così come un soldato guarda dalle feritoie di una casamatta, mi accingo a spiare quella figura d’ uomo così insolita, ed improvvisamente lo vedo girare lentamente la testa nella mia direzione. Un forte senso di disagio s’impadronisce di me… le dita della mano si chiudono di scatto, serrate come una saracinesca; non posso vederlo, ma sono certo che mi stia guardando… ho l’impressione che mi scavi fin dentro l’anima.

La paura dell’ignoto è tremenda… semplicemente perchè non sai da cosa o da dove derivi.

Con mio sollievo noto che non sono più oggetto della sua curiosità, qualcos’ altro deve aver suscitato il suo interesse; si è piegato come se cercasse qualcosa nelle sua tasche… ecco, ha appena messo sul tavolo una clessidra.

Incuriosito guardo quello strano oggetto, e mi accorgo che al suo interno vi scorre della sabbia di colore grigio… proprio come la nebbia che vedo fuori della vetrata del bar.

E’ curioso constatare, come quella coltre grigia riesca a cambiare la normale prospettiva delle cose, regalando all’ambiente di fuori, un aspetto surreale e grottesco. Non riesco a staccare lo sguardo dalla vetrata… il treno dal quale sono sceso, la pensilina della stazione sono scomparse, è sparito quasi tutto… riesco a distinguere solo la luce di qualche lampione, resa ancora più debole dal velo grigio che l’avvolge. Non sò perché, ma tutto ciò mi riempie d’inquietudine… provo un ‘irresistibile voglia di andarmene, lasciare quel caffè dall’atmosfera così inusuale. Mi alzo, vado alla cassa e faccio per pagare. Con mia sorpresa estraggo due monete d’argento dalla tasca… ma come ci sono finite? Mentre le guardo, una sensazione di gelo mi avvolge… sento un respiro freddo sul mio collo, lentamente mi giro e… me lo trovo alle spalle! Due orrendi occhi fiammeggianti mi fissano! Come è possibile? Non l’ho neanche sentito arrivare.

I secondi passano lenti come fossero ore, provo a distinguere i tratti del suo volto ma non vi riesco, l’alto bavero del suo cappotto è chiuso sul davanti come una barriera, lasciando emergere solamente dei capelli bianchi e folti su di una fronte rugosa, sotto la quale troneggiano quegli orrendi occhi ardenti come braci.

Il suo freddo respiro si condensa nell’aria, mentre con una calma innaturale apre le pallide dita della sua mano mostrandomi la clessidra… la sabbia ha finito di scorrere.

Il respiro mi si blocca in gola… tutto sembra immobile, come se il tempo si fosse fermato; in quel silenzio riesco ad udire solo i battiti del mio cuore.

Lui con calma ripone la clessidra, e mi porge un giornale aperto sulla pagina di un articolo, mentre una delle sue dita, simile ad un ramo secco, inizia a picchiettare su di una fotografia indicandomela. La guardo, provo estraneità, incredulità, ed infine senso di rifiuto; un assurda immagine mi ritrae a mezzo busto in una bara con due monete d’argento sugli occhi….sotto vi è scritto: ” Muore accidentalmente travolto dal treno in arrivo.” Il giornale riporta la data di domani.

Lui mi fissa in silenzio e mi porge la sua mano aperta con il palmo in alto. Ho capito… ormai rassegnato, lascio cadere le due monete d’argento nella sua mano che, con un movimento quasi meccanico, si richiude immediatamente.

Pieno di sgomento ed incredulità, guardo la donna dietro la cassa del bar,mi rivolgo a lei dicendo:

” Ma… io non posso andarmene, io non posso andarmene così… non ho pagato neanche il caffè.”

” L’ultimo caffè lo offre la casa… è il traghettatore che non bisogna dimenticare di pagare. ” Risponde lei sorridendo, mentre con un cenno della testa, mi indica l’uomo.

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Francesco Grazioli è nato il 19 novembre 1964. Geometra, dopo le scuole fa alcune esperienze di viaggio prevalentemente negli Stati UNiti: a New York, Pittsburgh, Philadelphia e Los Angeles. La città di Saint Louis in Missouri lo conquista definitivamente (è la città natale dell'attore Vincent L. Price, interprete di molti film di Roger Corman, ispirati ai racconti di E. A. Poe). E' appassionato di Archeologia, Esoterismo, Filmologia e letteratura Horror Gotica. E' inoltre esperto di Uniformologia d'epoca.