“Disertori. Una storia mai raccontata della Seconda Guerra Mondiale”, di Mimmo Franzinelli.

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La lettura di “Disertori. Una storia mai raccontata della Seconda Guerra Mondiale.” di Mimmo Franzinelli ha costituito una rivisitazione dei racconti effettuatimi da mio padre, da uno dei suoi fratelli, nonchè di quelli di alcuni reduci perugini e pure di uno dei fratelli di mia madre, cui, al poligono di tiro perugino situato in Borgo XX Giugno, il 17 marzo 1944 fu imposto di staccare dal palo della fucilazione il cadavere di Mario Grecchi, un ragazzino di 18 anni, insignito di medaglia d’oro. Nella mia infanzia pendevo letteralmente dalle loro labbra, estasiato dalla grandiosità delle descrizioni belliche e al contempo spaventato dalla crudezza di certi particolari.

In “Disertori..” ho ritrovato (perchè tanto simili l’una alle altre le vicissitudini della generazione precedente alla nostra, inconcepibilmente sballottata senza preparazione alcuna da un emisfero all’altro in un carnaio senza pari) l’incoscienza giovanile di mio padre, rientrato a casa dopo essere passato dalla postazione contraerea di Genova alla guardia al Palazzo del re a Roma (attuale Quirinale), che chiese in prestito ad un coetaneo tedesco il binocolo per poter meglio osservare gli Alleati, che stavano avanzando da Pian di Massiano verso Monte Malbe (una collina a ridosso di Perugia), rischiando di essere fulminato sul posto. V’ho riscoperto l’amarezza di quel suo fratello, sbattuto come un sacco di patate in Cirenaica (marzo 1940) con un equipaggiamento da Armata Brancaleone, ad affrontare gli inglesi in sei mesi di ferocissima guerra impari, fino a venirne ignominiosamente (per l’esercito italiano, non certo per lui) catturato nel mese di dicembre e successivamente ammassato nella stiva di una nave, per mezzo della quale, dopo 22 giorni di periplo del continente nero, venne tradotto in Sud Africa, in un campo di concentramento, in cui trascose 63 mesi della sua giovanissima vita (apparteneva alla classe del ’19) fino al mese di marzo 1946.

Particolarmente umilianti furono, per mio zio, nei giorni di navigazione, il non potersi muovere liberamente, appiccicati com’erano (circa 2.500 prigionieri), uno addosso all’altro, tanto da dover soddisfare i bisogni corporali in piedi ed in vista degli altri e inoltre, una volta internato, sopportare le provocatorie richieste di sfide pugilistiche da parte di australiani e neozelandesi, la cui gavetta giornaliera corrispondeva all’equivalente loro settimanale. Mi diceva che, al fine di scongiurare un’epidemia di scorbuto, poi, all’inizio gli fornivano soltanto mezzo limone al giorno! V’ho rivissuto, per di più, il dramma di un cugino di mio padre mai più tornato dalla Russia, così come la situazione tragicomica in cui si venne a trovare un nostro vicino di casa, un ortolano, il quale, chiamato alle armi nel 1936, prima si sorbì la Campagna d’Etiopia, subito dopo quella di Grecia e dei Balcani in genere, quindi la successiva, dura prigionia in Germania, rivedendo il capoluogo umbro alla fine del 1945.

Minimo comun denominatore nelle storie delle persone a me care, scolpito nella mia mente e ritrovato nel libro, il disprezzo verso la codardia mostrata dai superiori in genere, tipo Graziani (eccezion fatta, sempre a parere soprattutto di mio zio, per Italo Balbo e “barba elettrica” Annibale Bergonzoli), il sarcasmo nei confronti dei troppi propagandisti fascisti che predicavano il famigerato :” Armiamoci e partite!” e (questo ultimo sentimento non mi pare però d’avercelo riscontrato) l’umana pietà per il Duce, che, a detta dei miei congiunti, non era così infame come Badoglio e l’intera Casa Savoia (scappati a gambe levate come altrettanti conigli dalla Capitale il 9 settembre 1943 verso Brindisi, già in mano degli statunitensi) e per di più trascinato alla catastrofe perchè circondato da una massa di traditori ed assassini della gioventù italiana di allora, i famigerati generali fucilatori della truppa, di cui troverete ampia ed agghiacciante documentazione.

Biasmevoli e ridicoli comandanti da operetta, che ci infangarono di fronte all’orbe intero (e per cui ancor oggi patiamo l’etichetta di “badogliani”, in una parola, di inaffidabili e traditori), bravi esclusivamente ad angheriare i loro sottoposti esponendoli ad ogni rischio, che misero, però, in salvo le loro cotenne, scampando anche a condanne a morte, loro comminate e mai eseguite, e che quei poveri ragazzi trascinati nella pazzia della Seconda Guerra Mondiale e sopravvissuti alla mattanza, si ritrovarono innanzi nell’immediato dopoguerra persino come politici della Prima Repubblica. Insomma una specie di diario di famiglia è stato per me “Disertori…“, che Mimmo Franzinelli mi ha sottoposto in libreria, inaspettatamente ed in maniera egregia. Ancora complimenti vivissimi all’autore, dunque, ed un invito alla lettura dell’opera a tutti gli umbri ( se ne parla abbondantemente della nostra terra), i quali potranno magari ritrovarvi l’accaduto di un loro parente o conoscente, come m’è ancora occorso leggendo di (…), un commerciante del Mercato Coperto, in pieno centro a Perugia, il quale, dopo la macchia morale indelebile, che imbrattò la Patria intera, scaturita dall’8 settembre 1943 (e la conseguente generalizzata sfiducia, mai più recuperata fra l’altro, nei confronti delle istituzioni nazionali tutte da parte del popolo italiano), spostandosi da una caserma all’altra della nostra città, se ne fuggi assieme ad una cinquantina di commilitoni, e che, riacciuffato e condannato alla fucilazione, miracolosamente ne scampò.

Disertori. Una storia mai raccontata della Seconda guerra Mondiale“, Editore Mondadori, collana Le Scie.

Leandro Raggiotti

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Conseguii la Maturità scientifica nel 1972, un Attestato da Analista programmatore nel 1975 e un altro Diploma, inutilissimo sotto ogni punto di vista, escluso quello della conoscenza, avendo goduto dell'insegnamento di professori a livello internazionale, ottenuto presso la scuola Teologica di Montemorcino, Perugia. Sposato con Elsa Maria Isabel Olvera del Toro, padre di Elisabetta e Stefano Daniele, di Lucrezia Valentina, morta a quasi 28 anni d'età il 06/02/2013, e di Anselmo e Rinaldo, mai venuti alla luce nel 1974. Ho anche un nipote, Nicolò, nato nel 2000. Dal 01/01/2016 non sono più impiegato in Provincia con la qualifica di Operatore faunistico, nonchè addetto all'anagrafe "Richiami vivi", e a 62 anni di età sono stato sbattuto via come un vecchio straccio a farla da passacarte in un altro Ente all'insegna di : "tutto ciò che funziona nel pubblico deve essere smantellato". A scanso d'equivoci e ad esclusivo beneficio dei soliti “rosiconi”, comunque, per il mio primo mezzo secolo di vita sono stato impegnato con, nel e per il settore privato. Fervente cristiano cattolico, aperto all'ecumenismo, ma fiero avversario dei nostri nemici nella Fede, sono un cacciatore-conservazionista, amo i viaggi, i libri di storia e la corsa, che pratico tuttora in compagnia del mio adorato Taz in ore antelucane e per le vie della nostra Perugia, minimo tre volte alla settimana, eccetto che a stagione venatoria aperta.