Dalla Libia il clandestino ci arricchisce, ma l’italiano, testardamente, non lo capisce!

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foto: aforisticamente.com

Ci arrivano dalla Libia apparentemente catturati come altrettanti pesciolini nella rete di negrieri senza scrupoli, che ci si ingrassano a dismisura complici tante nostrane mani. Provengono dal Magreb e dall’Africa sub sahariana, esborsando un mucchio di soldi, migliaia di euro o dollari, e, se non li hanno pronta cassa, vivranno come schiavi fino a che non avranno risarciti fino all’ultimo centesimo i loro oscuri (mica tanto!) manovratori. E però, appena giunti sull’italico suolo, senza il becco di un ristoratore quattrino per l’italica, morente economia, iniziano a battere cassa, costandoci ognuno 35 euro quotidiani, quando al nostro crescente popolo di neo poveri manca di tutto.

Vengono rifocillati, vestiti ed alloggiati in dimore per loro impensabili fino a pochi giorni prima, ma, a detta di un numero crescente di operatori del settore (…) non dimostrano riconoscenza, comportandosi da prepotenti, insolentendo chi ha con essi a che fare e rifiutandosi di lasciare le impronte digitali, scomparendo come altrettanti fantasmi in tutta Europa al ritmo di 1.000 al giorno, con inammissibile ed esiziale libertà di movimento per la sicurezza continentale, ma ragione principale per cui, sempre a detta degli esperti, tuttavia attentati nel nostro Paese non ne sono stati compiuti. Vantano, quasi tutti (solo a detta loro), titoli di studio mirabolanti, ma, per quanto ci sia dato sapere, nessun premio nobel alberga nelle loro fila.

Per chi non ne fosse a conoscenza, in Italia manca il lavoro ben retribuito e difeso per le generazioni successive alla nostre di ultrasessantenni e dovremmo preoccuparci, pensate un po’ voi, di assicurarne uno a questi (…) profughi, in realtà verissimi clandestini, nella stragrande maggioranza dei casi, in cerca soltanto di un inesistente Bengodi. Riconosciuti esperti di economia globale come Boldrini, Mattarella, Galantino, Bagnasco e Papa Francesco (ieri, la Lavanda dei piedi l’avrebbe potuta riservare ai nostri connazionali bisognosi, fra l’altro, evitando di approfondire il solco che lo separa dagli osservanti) ogni giorno, che il buon Dio ci manda sulla faccia della terra, profondamente ci rattristano, martellandoci sulla teoria campata in aria, per cui i nuovi arrivati, senza una lira in tasca, sopra dicevamo, e futuro lavorativo di sorta, saranno loro, insomma, a pagarci le pensioni.

Ora, perfino Taz, il mio consigliere a quattro zampe, che non ha studiato come Monti alla Bocconi, m’assicura che certe argomentazioni non costituiscono altro che fuffa, aria fritta, uno spaventoso illogico nulla. Come potranno, infatti, produrre reddito, ricchezza, in una parola incrementare il PIL nazionale, se ci rimarranno perennemente sul groppone in versione di assistiti, non essendoci lavoro nemmeno per i nostri non occupati e disoccupati molto più qualificati? Per di più, il 90% circa di questo radioso avvenire europeo è composto da maschietti, giovani, che dovrebbero rimpiazzare le caselline lasciate vuote dalla crescente denatalità. Sì, senz’altro così sarà, ma i figli si fanno in due, uomini e donne, ed essi, le femminucce, dove se le andranno a cercare, se non se le sono portate dai natii Paesi? E se le italiane, le europee, non se la sentono più di privarsi di lifting, palestra e viaggi per i loro connazionali, perchè mai dovrebbero invertire la rotta esistenziale a favore di africani ed orientali?

E le poche donne ad essi mischiate, incinte, alcune, ed altre con neonati o comunque bambini in tenera età (…), che fine faranno, considerato che per l’ìslam devono per forza avere un maschio della famiglia che le protegga, od essere coniugate? Domanda delle domande, poi: ma perchè mai i cervelloni di Bruxelles non puntano a ridare vita al concetto di famiglia naturale su questo moralmente e spiritualmente obsoleto Vecchio Continente, invece di affannarsi invano a dimostrarci che il fenomeno migratorio provocato artatamente dall’islam sunnita è irreversibile e che dovremmo tout court prendere atto che il nuovo che avanza sia rappresentato dalla marea crescente di maomettani che ci piovono a raffica in casa? Perchè invece di richiedere contributi a getto continuo all’Unione Europea per alloggiare questi nuovi venuti, non se ne richiedono, che so io, per le nostre giovani coppie, affinchè mettano su casa senza andare incontro alle odierne, insormontabili, oggettive difficoltà? Perfino al di là della ex Cortina di ferro e (per volontà statunitense) rinnovato blocco, Russia e Cina sembrano oramai aver capito l’idiozia perpetrata per quasi un secolo, attaccando la coppia tradizionale, e cercano di porvi rimedio, favorendo l’incremento demografico.

E perchè, soprattutto in Italia, non si fa alcunchè per arginare l’emorragia inarrestabile di neo dottori con ottime lauree scientifiche in mano, che se ne scappano all’estero, visto che nel Belpaese per loro non esiste prospettiva decorosa dal punto di vista occupazionale? Perchè non si punta sulla ripresa artigianale, che si potrebbe facilmente ottenere nel fornire una professionalità alle centinaia di migliaia di giovani, che non desiderano impegnarsi in (per loro) sterili percorsi di studio, ma che si troverebbero perfettamente realizzati con una manualità che tutto il mondo ci invidiava e che cesserebbero di pericolosamente bighellonare? Ma perchè, soprattutto, circolano così tanti dindini su questa brutta storia di integrazione forzata, che ci porterà a sommosse locali, inizialmente, e poi generalizzate in tutto il bacino mediterraneo, impensabili per noi nati poco dopo la fine del secondo conflitto mondiale ed abituati a vederle in TV, le guerre? Già, chissà mai perchè tutti i principali attori di questa tragica farsa della finta accoglienza buonista seguitano prepotentemente a prendere cappello, accusando di ogni nefandezza possibile ed immaginabile chi timidamente e sensatamente s’azzarda ad opporvicisi? Io, la risposta, al per me facile quesito, ce l’ho da un bel pezzo in tasca!

Leandro Raggiotti

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Conseguii la Maturità scientifica nel 1972, un Attestato da Analista programmatore nel 1975 e un altro Diploma, inutilissimo sotto ogni punto di vista, escluso quello della conoscenza, avendo goduto dell'insegnamento di professori a livello internazionale, ottenuto presso la scuola Teologica di Montemorcino, Perugia. Sposato con Elsa Maria Isabel Olvera del Toro, padre di Elisabetta e Stefano Daniele, di Lucrezia Valentina, morta a quasi 28 anni d'età il 06/02/2013, e di Anselmo e Rinaldo, mai venuti alla luce nel 1974. Ho anche un nipote, Nicolò, nato nel 2000. Dal 01/01/2016 non sono più impiegato in Provincia con la qualifica di Operatore faunistico, nonchè addetto all'anagrafe "Richiami vivi", e a 62 anni di età sono stato sbattuto via come un vecchio straccio a farla da passacarte in un altro Ente all'insegna di : "tutto ciò che funziona nel pubblico deve essere smantellato". A scanso d'equivoci e ad esclusivo beneficio dei soliti “rosiconi”, comunque, per il mio primo mezzo secolo di vita sono stato impegnato con, nel e per il settore privato. Fervente cristiano cattolico, aperto all'ecumenismo, ma fiero avversario dei nostri nemici nella Fede, sono un cacciatore-conservazionista, amo i viaggi, i libri di storia e la corsa, che pratico tuttora in compagnia del mio adorato Taz in ore antelucane e per le vie della nostra Perugia, minimo tre volte alla settimana, eccetto che a stagione venatoria aperta. E però, dallo scorso 13/07/2016, la Questura di Perugia, su mandato del Consiglio di Stato e del Ministero degli Interni, non m'ha rinnovato la Licenza di Porto di fucile per uso di caccia, che detenevo dal 1969. Tutto per un fatto occorsomi "appena, appena" il 07 giugno 1985 e per il quale avevo ottenuto la Riabilitazione il 26 marzo 1992. Un'ennesima, vessatoria umiliazione da parte di uno Stato (una sottospecie di Re Mida alla rovescia : tutto ciò che tocca lo trasforma in m....) che si rimangia le sue stesse Sentenze. Alla luce di questo incredibile ed increscioso arbitrio, quindi, dal giorno dell'Apertura io e Taz ce ne andiamo in "esplorazione" senza fucile.