Costituzione e Vangelo stiracchiati pro clandestini!

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Foto: leandro283.wordpress.com

Sabato sera, 09 luglio, a “In Onda”, su La7, Sgarbi, nella presentazione di un libro scritto a quattro mani con un costituzionalista, ha discettato sull’articolo 10 della Costituzione della Repubblica italiana, che, testualmente, recita:

“L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.”,

sostenendo che al terzo periodo dello stesso (quello riportato in grassetto) si dava praticamente la legittima stura all’ingresso di chicchessia in Italia. Una follia, da qualsiasi angolazione la si voglia focalizzare. Infatti, se consideriamo i Paesi di provenienza dei clandestini, dall’Africa (esclusi Sudafrica, Namibia e pochi altri Stati), dal Vicino Oriente (eccetto la nazione d’Israele) e dal Medio Oriente, ditemi voi se si possa agevolmente incontrare una qualsiasi forma democratica nei loro rispettivi governi? Non credo ed allora che vogliamo fare?, alloggiare in 314.000 Kmq di territorio nazionale 500/700 milioni di nuovi ”italiani”? Soprassediamo, perché chi redasse quel testo, entrato in vigore il 1 gennaio 1948, pensava a singole persone o al massimo ad un gruppo politico ristretto di antagonisti delle dittature fascio-naziste appena eliminate e non a continenti interi in fase di svuotamento demografico.

Ieri, domenica 10 luglio, all’Angelus, Papa Francesco non ha potuto frenarsi dall’inserire nelle categorie di necessitati i suoi prediletti, affermando:

Il mio prossimo è anche il migrante che ha fede e nazionalità diverse e che vogliono cacciare”, accostandoli al viandante che viene assalito dai briganti sulla strada da Gerusalemme a Gerico, così come narrato nella Parabola del Buon Samaritano :

« Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. »
(Vangelo secondo Luca, 10,25-37 (CEI))

 

In sintesi, questo passo è un invito alla concretezza della missione che dovrebbe investire ogni cristiano nel soccorrere i bisognosi senza distinzione di fede (o di colore della pelle, aggiungo io). Benissimo e verissimo, ci mancherebbe altro, ma si sta sempre prospettando un singolo episodio che riguarda due persone e di un incontro dettato dal caso, con entrambi i protagonisti in viaggio, ognuno per ragioni diverse, non di un popolo a casa sua, noi italiani, che si vedono paracadutare in casa mediamente 2.500 nuovi clandestini al giorno, che non ci risarciranno di un bel fichetto secco, ma che anzi ci affosseranno dal punto di vista economico (e non solo)!.

Gesù, il Cristo, ci invita certamente a passare dalle parole ai fatti, alle opere, dalle ciarle alla concretezza della misericordia, ma non ci dice che dobbiamo azzerare le frontiere ed andarceli a caricare al limite delle acque territoriali libiche o turche, i bisognosi. Gesù, il Cristo, inoltre e tanto per dire, si sarebbe personalmente recato in Libia, in Siria, Iraq a stigmatizzare, guardandoli diritto negli occhi, gli scafisti, le congreghe di speculatori che, sulle aspirazioni di centinaia di migliaia di africani ed orientali proiettati alla conquista del miraggio Europa, ci si stanno arricchendo a dismisura. Non si sarebbe limitato al lancio di fiori in mare o ad un pasto in comune nelle accoglienti Lampedusa e Lesbo. Non se ne sarebbe tornato in Vaticano, per di più, con 12 musulmani, lasciando nell’affanno tutti gli altri migranti, inaugurando (e subito chiudendo, però) una specie di grottesca lotteria della salvezza.

Sarebbe risultato rischioso per la sua incolumità, recarsi in quelle lande sconvolte dalla guerra? E pazienza, lo sappiamo, ma fa parte dei rischi che un Pontefice deve correre, se vuol annunciare la Buona Novella a tutte le genti. Non mi ricordo, infine, Gesù, il Cristo, che parlasse di spettacoli gladiatori con enfasi (l’attuale calcio), facesse battute di sorta, un Messia ridanciano, insomma, che avesse rinunciato anche per un attimo alla sua opera di conversione nei confronti di ogni interlocutore. Ci morì in Croce, per questa sua fermezza nell’annunciare la Novità, Gesù, il Cristo.

E per concludere, veniamo alle dichiarazioni di quel prete di Fermo, riportate da “Il Fatto Quotidiano” del 10 luglio.

“Appena arrivato in chiesa, don Albanesi ha espresso parole di pietà anche per il 39enne Mancini, fermato per eomicidio preterintnzionale con l’aggravante di odio razziale (l’udienza di convalida si terrà domani presso il Tribunale di Fermo). Anche lui – ha detto il sacerdote – “è una vittima e se qualcuno lo avesse aiutato a controllare la sua istintività, la sua aggressività avrebbe fatto bene”. Ai giornalisti che gli hanno chiesto se intendesse perdonare Mancini, don Albanesi ha risposto che “noi perdoniamo tutti, noi accogliamo tutti”. Don Albanesi si costituirà parte civile e dall’altare ha voluto sottolineare che “Emmanuel è stato ucciso perché ha voluto salvare la sua dignità”.

Ne prendiamo atto ed applaudiamo alla sua brusca, tardiva virata, insaporita da un pizzico di pietà anche per l’omicida, ma resta in me la ineradicabile certezza… leggi di più (testo integrale)

Tratto da: https://leandro283.wordpress.com/2016/07/11/costituzione-e-vangelo-stiracchiati-pro-clandestini/

Leandro Raggiotti

Perugia, 11 luglio 2016

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Conseguii la Maturità scientifica nel 1972, un Attestato da Analista programmatore nel 1975 e un altro Diploma, inutilissimo sotto ogni punto di vista, escluso quello della conoscenza, avendo goduto dell'insegnamento di professori a livello internazionale, ottenuto presso la scuola Teologica di Montemorcino, Perugia. Sposato con Elsa Maria Isabel Olvera del Toro, padre di Elisabetta e Stefano Daniele, di Lucrezia Valentina, morta a quasi 28 anni d'età il 06/02/2013, e di Anselmo e Rinaldo, mai venuti alla luce nel 1974. Ho anche un nipote, Nicolò, nato nel 2000. Dal 01/01/2016 non sono più impiegato in Provincia con la qualifica di Operatore faunistico, nonchè addetto all'anagrafe "Richiami vivi", e a 62 anni di età sono stato sbattuto via come un vecchio straccio a farla da passacarte in un altro Ente all'insegna di : "tutto ciò che funziona nel pubblico deve essere smantellato". A scanso d'equivoci e ad esclusivo beneficio dei soliti “rosiconi”, comunque, per il mio primo mezzo secolo di vita sono stato impegnato con, nel e per il settore privato. Fervente cristiano cattolico, aperto all'ecumenismo, ma fiero avversario dei nostri nemici nella Fede, sono un cacciatore-conservazionista, amo i viaggi, i libri di storia e la corsa, che pratico tuttora in compagnia del mio adorato Taz in ore antelucane e per le vie della nostra Perugia, minimo tre volte alla settimana, eccetto che a stagione venatoria aperta.