Contagio… sepoltura volontaria

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di P.F. Grazioli

Oscurità, aria fredda, odore di chiuso… ma non di vecchio, oppure stantio e peggio ancora di marcio; forse ci sarei arrivato a quello stato, se non mi fossi risvegliato.
Sì, ho riaperto gli occhi nell’oscurità di un sepolcro… le mie mani hanno toccato della stoffa morbida e confortevole, la quale ricopre le pareti ed il fondo dove sono adagiato.
Ad essere sincero, provo una sensazione di comodità e sicurezza.
Poi… un giorno, misi le mani all’altezza del mio volto; e con le dita rivolte all’esterno, le tesi verso l’alto, ma le ritrassi improvvisamente subito dopo.
Esse avevano appena incontrato ciò che sembrava una fredda e liscia lastra di pietra, posta a pochi centimetri dal mio volto… ero in un sarcofago!
Una bara di pietra che rivelava all’inizio una apparente confortevolezza, ma appena toccata quella fredda lastra, il mio essere si ribellò a quello stato di morte apparente.
Iniziai quindi, a premere le mani contro quel coperchio che mi teneva avvolto nell’oscurità più totale.
Spinsi con tutte le mie forze… spinsi sostenuto dalla consapevolezza di essere nel giusto; volevo rivedere la luce, volevo respirare aria pura, volevo ritornare alla vita!
Animato da questo desiderio, seguitai a fare forza sulle braccia, ma fu il pensiero del rifiuto totale di quella prigionia indotta, che mi dette l’energia necessaria per smuovere quell’ostacolo che si frapponeva tra me e la mia libertà.
Iniziò a cedere piano piano, e man mano che quel coperchio di pietra si apriva, dell’aria nuova entrava nelle mie narici.
Mi resi subito conto che non era l’aria fresca e pulita che mi aspettavo, ancora sapeva di chiuso e di marcio; ma in misura molto minore.
Ripresi a spingere, e dopo pochi istanti, riuscii a smuovere di lato la lastra abbastanza per uscire fuori.
Ero nuovamente avvolto dalla tenebra più fitta; tendevo le mani in avanti procedendo a tastoni onde potermi rendere conto di dove mi trovassi. Poi, toccai una parete ed iniziai a seguirla, ma nel mio procedere in quelle tenebre, ebbi la sensazione di essere osservato.
Sì… il mio istinto che già più volte mi aveva evitato i guai, ora mi stava avvertendo della presenza di un pericolo nascosto.
Seguitai a muovermi con i sensi all’erta; e sobbalzai, quando la mia mano toccò un oggetto provocando un rumore metallico.
Sembrava come un cigolìo… il suono di un qualcosa di arrugginito che si muoveva dopo tanto tempo rompendo quel silenzio eterno.
Allarmato ma deciso a scoprire cosa fosse, iniziai a toccarlo onde potermene fare un ‘immagine nella mia mente.
Era un oggetto di metallo dalla forma cilindrica con degli spazi aperti sui lati e chiuso sulla sommità.
Lo toccai nuovamente e sentii che ondeggiava… quindi, doveva essere appeso a qualcosa.
Ma certo, se mi trovavo in un sepolcro, quello doveva essere una lampada votiva! Se fossi riuscito ad accenderla, uscire da lì mi sarebbe stato molto più facile.
Iniziai quindi a cercare di staccare il lume dalla catena alla quale era appeso, ma subito dopo, ebbi nuovamente la sensazione di essere in pericolo.
Non so come descrivere ciò che accadde… iniziai improvvisamente a sentire dei lamenti lugubri, prima in lontananza, poi sempre più vicini.
Nel loro approssimarsi, riempivano quel silenzio di tomba con un coro angosciato di anime perdute le cui voci mi penetravano nelle orecchie salendomi sino al cervello.
Chiusi le orecchie con le mani, ma davanti ai miei occhi iniziarono a fluttuare orrende larve evanescenti e scheletriche che mi riempirono di terrore.
Le loro immagini spaventose mi si materializzavano anche nella mente, mettendo a rischio la mia sanità mentale e le mie certezze; e lo ammetto… fui tentato di cercare nuovamente la pace e la sicurezza del mio sarcofago.
Ma la scintilla della ragione, colei che distingue un essere umano da un guscio vuoto, un essere pensante da una larva priva di coscienza, si riaffermò in me così come le fiamme di un sotterraneo fiume di fuoco lavico, escono allo scoperto fendendo la crosta terrestre.
Un ‘energia nuova ma antica al tempo stesso iniziò a scorrermi dentro; era una sensazione che avevo dimenticato!
Fu allora che compresi di essere il solo colpevole di ciò che mi era successo…
Sì, io avevo acconsentito alla mia sepoltura, mettendo a tacere la mia coscienza ed il mio senso critico, condannando il libero pensiero ad essere rinchiuso e dimenticato in un freddo sarcofago dalle pareti di pietra indossando la maschera funeraria che mi era stata imposta.
Ma il libero pensiero urla risvegliando così le coscienze.
Ora li riconosco! Sono gli stessi spettri che mi terrorizzarono annichilendo il mio spirito paventandomi per prima cosa la prospettiva di una morte terribile.
Lo spettro di un contagioso morbo e della sua progenie, reso credibile dai fantasmi di coloro le cui informazioni diventano cenere di pentimento sulle nostre teste.
Il fantasma che trascina le catene della falsa colpa e del falso rimorso per imprigionare coloro che danno spazio al dubbio, seguito dallo spettro della repressione del libero pensiero. E tutti cavalcano all ‘ombra dell’ipocrita bandiera del bene comune.
Ma ora tutto questo deve finire… devo riuscire ad accendere la lampada, devo far sì che la luce della conoscenza scacci i fantasmi. Ma come posso fare? Un momento… nella mia tasca c’è qualcosa di metallico; ma sì, il mio accendino zippo!
Anche lui riposava con me… oggetto dimenticato per la mia colpa di aver ceduto allo spettro del perbenismo.
Fumare fa male… sono d’accordo in parte, perché ogni tanto un buon sigaro ci sta bene; e poi, è una mia scelta! Peggiore di qualsiasi male è la privazione della libertà in nome di un perbenismo fanatico ed ossessivo!
La fiamma del mio accendino già disturba gli spettri; adesso posso accendere la lampada.
Magnifico… la sua luce si diffonde intorno a me, permettendomi di muovermi con sicurezza e di distinguere dove mi trovo.
La luce della conoscenza, dapprima resa una timida fiamma, ora inizia a diffondere il suo alone, ma i fantasmi senza pace che mi fluttuano intorno, si avventano su di me.
Copro il mio viso con il braccio agitando la lanterna… non vedo nulla, ma sento di nuovo le urla di quegli spettri; ma ora sono diverse… esprimono paura e disperazione, mentre bruciano toccate dalla fiamma della consapevolezza ritrovata.
E’ finita… è rimasto solo il silenzio. Mi guardo intorno e vedo altri sarcofagi di pietra, tutti allineati l’uno vicino all’altro. Non v’è dubbio… sono in una cripta!
Mi avvicino per guardarli meglio, per capire di chi siano, ma non vi sono scritte su quei coperchi.
Ma più avvicino la luce ad essi, e più sento dei rumori al loro interno come se qualcuno iniziasse muoversi.
E se dentro ognuno di quei sepolcri vi fosse un essere consapevole che si sta risvegliando?
D’altronde… è ciò che è successo a me. Quindi è mio dovere aiutarli ad uscire da quello stato di morte apparente nel quale si trovano.
La luce senza dubbio è la causa del risveglio… ma la mia lanterna non basta. Questa cripta e’ molto grande, e quello dove mi trovo è solo un piano che termina in una balaustra di pietra ai lati della quale vi sono due file di scale.
Sporgendomi riesco a malapena ad illuminare sotto di me; mentre guardando davanti, ciò che vedo è un ‘immensa tenebra dalla quale mi giungono in lontananza le urla degli spettri.
Quelle larve senza pace non mi si avvicinano più, ma se provassi ad esplorare quella tenebra, la luce della mia lanterna sarebbe presto soffocata da quei fantasmi di una falsa verità , ed io ritornerei ad essere un guscio vuoto… un morto vivente!
No, prima devo risvegliare gli altri e lo posso fare solo riaccendendo le lampade che si trovano nella cripta, e non credo sarà difficile.
Man mano che accendo le lanterne sento bussare sempre più forte dalll’interno dei sarcofagi… poi, vedo i coperchi aprirsi e lentamente coloro che li occupavano escono fuori.
Sono persone dall’aria persa… si muovono lentamente riparandosi gli occhi da quella luce improvvisa emettendo dei gemiti di dolore.
Lentamente abbassano le mani iniziando a guardarsi intorno, con lo stupore di chi non era più abituato da tempo a vedere altre persone unite insieme.
E’ come se si stessero risvegliando da un incubo… ma poi, acquistano sempre più sicurezza.
Iniziano a parlare, a riconoscersi tra di loro; mentre le loro maschere funerarie cadono a terra come le foglie morte in autunno.
Ora sono tornati ad essere delle persone, non vegetano più in uno stato di catalessi…
Li vedo andare verso la balaustra e guardare in direzione di quell’oscurità, dalla quale si odono le grida degli spettri. Si girano guardandomi con fare interrogativo, ed io mi limito a sollevare la mia lanterna indicando loro le altre.
Subito li vedo precipitarsi verso quei lumi coperti di ragnatele, i quali vengono accesi l’uno dopo l’altro illuminando a giorno la nostra parte della cripta.
Ora gli spettri urlano più forte… cercano di spaventarci, ma nelle loro grida si percepisce chiaramente che sono loro ad avere paura!
Guardiamo tutti dalla balaustra l’oscurità sotto di noi… il nostro primo pensiero sarebbe quello di uscire dalla cripta; salire la scala a chiocciola che ci porterebbe all’aperto, ma ciò vanificherebbe la nostra rinascita.
No! Ciò che dobbiamo fare è scendere quelle scale, e far sì che la luce squarci definitivamente le tenebre dissolvendo gli spettri, riportando alla vita anche le altre persone che ancora giacciono nei loro sarcofagi; poi, tutti insieme, alla luce della conoscenza e forti della nostra consapevolezza usciremo dal sepolcro tornando finalmente alla vita!

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Francesco Grazioli è nato il 19 novembre 1964. Geometra, dopo le scuole fa alcune esperienze di viaggio prevalentemente negli Stati UNiti: a New York, Pittsburgh, Philadelphia e Los Angeles. La città di Saint Louis in Missouri lo conquista definitivamente (è la città natale dell'attore Vincent L. Price, interprete di molti film di Roger Corman, ispirati ai racconti di E. A. Poe). E' appassionato di Archeologia, Esoterismo, Filmologia e letteratura Horror Gotica. E' inoltre esperto di Uniformologia d'epoca.