AST: “Basta con gli accordi al ribasso”

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TERNI – A seguito del deludente esito dell’incontro che si è tenuto al MISE il 18 settembre scorso e a ridosso della ripresa della trattativa e del rinnovo del piano industriale, pensiamo sia necessario fare il punto sulla situazione AST e sulle prospettive dello stabilimento ternano.

Che le dichiarazioni contraddittorie del management aziendale riguardo al carattere strategico dell’AST non avrebbero avuto alcun peso sulla stesura del piano industriale 2018 doveva essere ampiamente previsto dai sindacati di settore, che invece hanno passivamente subito e tergiversato attendendo sempre le mosse della multinazionale anziché anticiparle.

Se è vero che lo stabilimento ternano è fondamentale per la Thyssen Krupp, come è stato confermato dall’AD Massimo Burelli, e a fronte di risultati finanziari positivi, con gli utili in crescita di 11 milioni rispetto all’anno scorso, ci si sarebbe aspettati un maggiore spirito di iniziativa da parte di politici e sindacati: una mobilitazione per esigere un piano industriale adeguato a uno stabilimento strategico e maggiori investimenti in sicurezza e riduzione dell’impatto ambientale. Siamo invece di fronte alla decisione di far slittare l’incontro del 29 ottobre da parte dei sindacati dei metalmeccanici, che hanno di fatto sprecato l’occasione di sedersi al tavolo della trattativa in un momento favorevole.

In un contesto in cui il Ministro del lavoro diserta i tavoli di trattativa e i dirigenti dei sindacati delle tute blu hanno cose più importanti da fare, non ci si può stupire dell’esito profondamente negativo della trattativa del 16 novembre, che di fatto ridimensiona investimenti e occupazione: i rappresentanti dei lavoratori e dei cittadini hanno lasciato campo libero al management aziendale, in una trattativa che ha più i connotati di un ricatto e un’imposizione.

Noi comunisti ribadiamo che non è più tempo di lotte di retroguardia, di accordi al ribasso che servono soltanto a procrastinare la prossima vertenza in cui i livelli occupazionali verranno nuovamente messi in discussione, anche in presenza di risultati economici positivi. L’unica vera soluzione è nazionalizzare gli asset industriali strategici, come le acciaierie ternane, sottraendoli così alla logica del massimo profitto, una logica in cui i lavoratori non sono che pedine di una partita giocata sulle loro teste, il cui esito non può che essere a loro sfavorevole.

Partito Comunista – Terni