Alto tradimento!

0
550
Foto: leandro283.wordpress.com/2016/11/07/alto-tradimento/

Alto tradimento

di Leandro Raggiotti

Mercoledì 2 novembre io e mia moglie ci siamo recati all’annuale “Fiera dei morti”, che si tiene qui a Perugia, zona stadio. Arrivati che fummo all’altezza di uno dei parcheggi sterrati, notammo al suo ingresso una calca di giovani africani subsahariani vocianti, che si stavano strattonando, molto aggressivi anche nei confronti dei sopraggiungenti automobilisti.

Rimanemmo un po’ interdetti e preoccupati, temendo di rimanere coinvolti nella solita rissa, innescata dall’italico radioso futuro che avanza. No, per fortuna, banalmente, si stavano contendendo i “clienti”. Sì, insomma, ad ogni “vittima sacrificale” che si presentava, tra urla e gesticolare frenetico, lo indirizzavano dove volevano, pretendendone di conseguenza l’obolo. Infastiditi, ci rivolgemmo ad uno dei poliziotti municipali che con le loro motociclette stazionavano lì a due passi, richiedendone l’intervento. La serafica e laconica risposta di uno di questi fu che non disponevano di forze a sufficienza per poter efficacemente metter fine all’esercizio di parcheggiatore abusivo e che nemmeno la Questura poteva “distogliere” energie, lasciando sguarniti altri comparti.

Al mio minacciare una lettera al sindaco, chiosava sostenendo che non avrei cavato il classico ragno da un buco. Gli dissi che ci sentivamo traditi ed abbandonati da questo Stato, prontissimo a dare addosso ai suoi cittadini, prono al contrario a tutti i violenti, nel caso specifico a persone sprovviste probabilmente di qualsiasi documento di riconoscimento. Spallucce, nient’altro. Venerdì 4 scorso, invece, abbiamo partecipato ad un incontro mensile in una frazione limitrofa il capoluogo, cui è seguita una cena. A tavola, al nostro fianco, c’era un rappresentante delle Forze dell’ordine, mio “amico” su facebook, molto incuriosito dalla spiegazione che vi fornivo giorni addietro sui concetti di birro e di agente di polizia giudiziaria. Il secondo, chiarivo, è una persona che svolge il suo dovere anteponendo il supremo bene comune, onorando sempre e comunque la divisa che indossa. Il birro (da “birrus”, rosso, come le vesti che indossavano le guardie alcuni secoli fa), no, è tutt’altra cosa, avendo anzi assunto una connotazione dispregiativa, indicando un uomo che fa della sua divisa uno strumento di vessazione, docile coi potenti, rendendosi inviso al resto della cittadinanza.

Apriti cielo! Lui soltanto poteva disquisire in materia, perché viveva in strada la realtà sociale, non come me che evidentemente abito in un distaccato empireo. E a lampante dimostrazione che il sentimento di democrazia in alcune persone è più accentuato che in altre, dette la stura ad una cateratta di perentori “inviti” ad andarmene al più presto dall’Italia, perché indegno di farne tuttavia parte, con evidente costernazione dei rimanenti astanti. In effetti, visto e considerato che eravamo, bambini esclusi, una ventina appena, tutti hanno potuto toccare con mano l’evidenza dei fatti. Ovvero che, se non t’adegui al pensiero dominante, diventi automaticamente un nemico da abbattere e da emarginare.

Considerato il divario generazionale, il contesto, l’occasione della riunione, provando immensa tenerezza per il mio interlocutore, gli ho, sebbene pacatamente, fermamente ribadito che il mio percepire un certo distacco delle Istituzioni per la salvaguardia di noi italiani non rappresentava un caso isolato, ma era molto diffuso tra la popolazione. Sponda estremamente fragile in storia, il mio vivace accusatore, sono stato costretto lo stesso in una manciata di secondi a rammentargli che il senso di tradimento e di abbandono da parte dei governanti era entrato nel DNA del Belpaese dall’8 settembre ’43. Tragicissima data allorchè i Savoia lasciarono al loro destino più di un milione di soldati italiani, seguiti a ruota dalla Marina militare pochi giorni dopo che, senza colpo ferire, passò disinvoltamente dall’alleanza coi nazisti alla sudditanza agli angloamericani (ed attualmente al Parlamento di Bruxelles sui traghettamenti di migliaia di clandestini al giorno sul patrio suolo). E poteva mancare un breve riferimento alla più recente vicenda e sofferta odissea dei due Marò?, ovviamente, no! E così come la consequenziale sottolineatura del punto inamovibile per cui mai e poi mai sacrificherei la mia vita per Mattarella, Renzi, Alfano e Pinotti, tanto per citare qualcuno dei nostri più alti rappresentanti.

Il giorno seguente, io e Taz, che non viviamo in mezzo alle nuvole ma alla gente comune… leggi di più (testo integrale)

Tratto da: leandro283.wordpress.com/2016/11/07/alto-tradimento/

CONDIVIDI
Articolo precedenteI conti non tornano e l’Italia si ribella!
Articolo successivoPresidente Trump, adesso non farti accoppare!
Conseguii la Maturità scientifica nel 1972, un Attestato da Analista programmatore nel 1975 e un altro Diploma, inutilissimo sotto ogni punto di vista, escluso quello della conoscenza, avendo goduto dell'insegnamento di professori a livello internazionale, ottenuto presso la scuola Teologica di Montemorcino, Perugia. Sposato con Elsa Maria Isabel Olvera del Toro, padre di Elisabetta e Stefano Daniele, di Lucrezia Valentina, morta a quasi 28 anni d'età il 06/02/2013, e di Anselmo e Rinaldo, mai venuti alla luce nel 1974. Ho anche un nipote, Nicolò, nato nel 2000. Dal 01/01/2016 non sono più impiegato in Provincia con la qualifica di Operatore faunistico, nonchè addetto all'anagrafe "Richiami vivi", e a 62 anni di età sono stato sbattuto via come un vecchio straccio a farla da passacarte in un altro Ente all'insegna di : "tutto ciò che funziona nel pubblico deve essere smantellato". A scanso d'equivoci e ad esclusivo beneficio dei soliti “rosiconi”, comunque, per il mio primo mezzo secolo di vita sono stato impegnato con, nel e per il settore privato. Fervente cristiano cattolico, aperto all'ecumenismo, ma fiero avversario dei nostri nemici nella Fede, sono un cacciatore-conservazionista, amo i viaggi, i libri di storia e la corsa, che pratico tuttora in compagnia del mio adorato Taz in ore antelucane e per le vie della nostra Perugia, minimo tre volte alla settimana, eccetto che a stagione venatoria aperta.