Dio e il diavolo

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foto: artribune.com

di Giancarlo Felicetti

Mi chiamo Luis, sono Haitiano, ho 40 anni e vivo da tre anni nella Repubblica Dominicana.
Faccio il portiere di notte in un piccolo residence vicino al mare.
Molti stranieri prendono in affitto gli appartamentini del residence.
Sono alto un metro e novanta. Il colore della mia pelle è bellissimo. Sono nerissimo, nato a Port au Prince, capitale della Repubblica di Haiti e ne sono orgoglioso.
Sono pure orgoglioso della mia razza, del mio popolo e di me stesso.

Io sono Sigismondo l’Italiano, amico fedele di Luis l’Haitiano.
Oggi 14 febbraio 2016, festa di S. Valentino, in un piccolo villaggio della Repubblica Dominicana, sul mare, in una giornata nuvolosa, in pieno possesso delle mie facoltà mentali, solo, rifletto su quanto mi è successo a San Domingo nei mesi passati.
Quasi non credo a me stesso.
Io, proprio io, Sigismondo, un povero vecchio qualunque, disamorato dalla vita, insofferente, scettico, dubbioso, attaccabrighe, sempre scontento, attaccato a falsi valori occidentali, io, succube come tutti, di figli stupidi e viziati, di mogli pretenziose, di amanti esigenti, sì proprio io, ho deciso di cercare pace, speranza, amicizia, vita nuova, ai Caraibi.
All’inizio ho dovuto inghiottire bocconi amari. Ho avuto mille problemi, infinite vicissitudini. Il sole mi ha bruciato, sono caduto, mi sono ferito a due gambe. Ho camminato dalle undici di mattina alle tre di pomeriggio da imbecille matricolato, per giorni interi, sotto i cocenti raggi solari.
Mi sono scottato in modo orribile, disidratato.
Non mi crederete: sono quasi morto.
I miei piedi erano divenuti del tutto privi di sensibilità.
Potevo gettarvi sopra acqua bollente o freddissima senza provare alcuna sensazione. Era come se il freddo e il caldo non esistessero più.
Io, obeso, di 130 Kg. In soli quattro mesi ho perso 40 Kg. Il sole mi ha disseccato le membra e il corpo intero. Le gambe, le cosce, le braccia, i polsi, le dita sono diventate finissime, quasi diafane. Il viso si è affinato, come scavato dentro. Ho le occhiaie di un morto. Borse intorno agli occhi. Fronte sfuggente, guance scurite, colorito nerastro, sguardo torbido, collo incavato, sorriso spento e occhi rossi come un demonio, cerchiati di nero-bluastro.
Fino a pochi giorni or sono mi sentivo quasi morto. Camminavo come un ebete. Ricordo di essermi trascinato verso le tre di pomeriggio di un giorno imprecisato del gennaio 2016 per le scale del residence ove vivo, lentamente, come un cadavere ambulante.
La cameriera che pulisce il residence mi ha scattato ridendo di gioia perversa una decina di foto col suo telefono cellulare.
Mi ha dato per morto certo di disidratazione o per fortissimo colpo di calore o infarto.
I proprietari, i guardiani e tutto il personale del residence, mi davano con sicurezza per spacciato e avevano già incominciato a dividersi i miei beni: i vestiti, i profumi, i generi alimentari…
Sul mio letto, mani pietose e/o sadiche, avevano collocato una specie di rivestimento in gomma per impedire che il calore dei Tropici disfacesse completamente il mio cadavere in prossima, imminente putrefazione, non appena fossi morto.
Tutti erano assolutamente certi che il mio tempo da vivo era ormai finito.
Una sorta di sudario bianco invece del consueto lenzuolo verde sporco, giaceva sul mio letto.
Un uomo orribile, grasso, sudaticcio, dal sorriso lubrico, vestito di rosso acceso, simile ad un boia o ad un becchino dei Caraibi si intravvedeva spesso sulle scale, dalle imposte socchiuse della mia camera da letto.
Mi spiava sornione. Sembrava attendere il momento propizio per entrare nella mia stanza. Era certo della mia agonia. Speranzoso della mia morte.
Il frigo conteneva solo cibi, yogurt, ghiaccio ottenuto con acqua minerale e latte freddo in tetrapak.
Di queste bevande mi nutrii per giorni e di banane, papaya, ananas e kiwi, che avevo provvidenzialmente acquistati in precedenza. Ero fornito anche di rum ghiacciato in quantità, nel freezer.
Mi sdraiai sul letto, in quel giorno del gennaio 2016. Mi avvolsi il lenzuolo intorno al corpo, sembrava un sudario: ero nudo come un verme, tremante non so se dal caldo o dal freddo. Gli occhi spenti, chiusi. Mi sentivo proprio morire.
Come un automa andai in bagno e inzuppai tutto Il lenzuolo nell’acqua. Lo riavvolsi adagiandomi sul letto. Ero senza speranza. Il lenzuolo mi doleva sulla pelle: pesava come un sasso. Mi sembrava di essere in una tomba.
A un tratto mi parve di vedere i miei figli e mia moglie seduti attorno al letto, tristi, piangenti, vestiti di nero. Allora io, proprio io Sigismondo, l’ateo , il miscredente, lo scettico blu, giunsi le mani e invocai la Madonna. Mi vennero in mente tutte le parole in latino dell’Ave Maria: “Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum benedicta tu in mulieribus…”
Calde lacrime mi scorrevano sulle gote…
Mi dispiaceva soprattutto di lasciare per sempre i miei figli e mia moglie, morendo solo e abbandonato da tutti, senza averli più rivisti…
Ma non ero senza speranza.
Qualcosa brillava ancora nel mio cuore e accanto al letto…
Non so cosa… Era una luce fosforescente…
Continuai a pregare ad altissima voce: “Pater noster, qui es in Coelis, Santificetur nomen tuum, adveniat Regnum tuum…”
Le parole latine che avevo dimenticate da decenni, riaffioravano nitide nella mia mente.
In Italiano, a voce alta, recitai l’altra dolce preghiera che scaturì quasi miracolosamente dalle mie labbra: “Angelo di Dio che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi, governa me che ti fui affidato dalla Pietà Celeste e così sia.”
Per una strana ispirazione, non so perché, pronunciai istintivamente, in lingua ebraica queste parole: “Kirie eleison, Kriste eleison” Signore pietà, Cristo pietà.
Stranamente, presi a recitare in latino, le litanie dedicate alla Vergine Maria: “Virgo Sanctissima… Virgo Veneranda… Virgo Praedicanda… Virgo Fidelis… Consolatum afflittorum… refugium peccatorum… Regina angelorum… Regina pacis…”
Proseguii fra i singhiozzi e le lacrime dolci e pacate che mi soffocavano, scuotendomi il petto: “Cristo pietà, Signore pietà, Cristo pietà”.
Pian piano mi rasserenai: una calma stupefacente mi invase il corpo e l’animo, divenni raggiante in volto, non tremavo più, sorridevo, mi sentivo felice dentro.
Scoppiavo di felicità… ardevo di una luce nuova, di una Fede e di un Amore incrollabile.
Provavo una speranza e una certezza profonde.
Non so perché, Dio mi aveva salvato la vita.
Avevo invocato la Madonna e l’Angelo Custode e mi era stato donato il regalo meraviglioso della Fede.
Ero come abbacinato da una luce nuova, rinato, rinnovato nel mio cuore.
Per davvero un raggio di luce penetrava debolmente dall’imposta socchiusa di una finestra e si posava sul bianco lenzuolo poggiato sul mio viso.
Come per incanto il freddo, il calore, la debolezza estrema svanirono. Mi alzai lentamente dal letto sul quale giacevo spossato non so da quanto tempo.
Completamente nudo mi ficcai sotto la doccia senza avvertire né freddo né caldo. Mi riebbi completamente.
Chiusi la doccia. Collocai per una strana ispirazione la corda metallica della doccia sotto il tallone del piede destro e gridai ad alta voce. “Vade retro satana!”
Recitai per tre volte in latino l’Ave Maria. Il Gloria, l’Angelus ed infine il Pater Noster. Continuavo a schiacciare sotto il tallone la parte terminale del cordone metallico a forma di telefono della doccia, come se fosse un serpente diabolico.
Uscii dal bagno. Non avevo volontà propria, ero guidato da una forza misteriosa. Sapevo cosa fare. Proseguii verso la cucina. Arrivai al frigo. Aprii la porta superiore. Tirai fuori una bottiglia quasi ghiacciata di ottimo rum dominicano. Svitai con sicurezza il tappo e bevvi lentamente più volte, come se celebrassi un rito.
Portai con me la bottiglia sotto la doccia. Ripresi a bagnarmi. Finalmente avvertii la sensazione dell’acqua fredda, bollente, ancora fredda, ancora bollente. Continuai a bere a lunghi sorsi sotto la doccia. Pregai più volte, invocando la Vergine Maria in Italiano e in latino.
Mi spostai sul letto. Posai la bottiglia di circa 1 litro sulle lenzuola bianche: era completamente vuota. Mi cosparsi tutto il corpo di borotalco. Ero bianchissimo come un pesce infarinato, pronto per essere fritto in padella.
Mi sembrò di vedere le facce stravolte, ironiche, malvage della cameriera, del proprietario del residence, e dell’uomo-becchino, vestito con abiti di un rosso acceso, simile ad un diavolo. Non ero ubriaco, forse loro mi spiavano per davvero dal corridoio esterno.
Sorridevo come in estasi. Mi sedetti sul bordo del letto. Mi vennero in mente le parole che il sommo poeta Dante, nel Paradiso, mette in bocca a San Bernardo al fine di concedergli la visione di Dio: “Vergine madre, figlia del tuo figlio, umile ed alta più che creatura, termine fisso ed eterno consiglio…”
Ero stanco, sereno, ebro di pura gioia interiore, pieno di Fede. Ormai sicuro di non morire.
Dio, la Madonna, non so perché avevano operato il miracolo.
Pensando all’amore di Dio, a Dante, ad Aristotele, a Dio, Primo Motore Immobile, pronunciai queste parole: “l’Amor che move il sole e l’altre stelle…”
Caddi in un sonno profondo. Non so per quanto tempo dormii, nè dopo quante ore mi risvegliai. Il rum, gli eventi, la stanchezza di giorni di cammino a piedi sotto il sole, mi fecero dormire forse per circa 48 ore di seguito. Mi destai, sorridendo. Guardai l’orologio: erano le sette del mattino. Albeggiava. Non avevo né mal di testa né alcun malessere. Non provavo sensazioni di caldo o di freddo. Ero pieno di energia. Un benessere incredibile pervadeva tutto il mio corpo. Il cuore era sgombro. Il cervello privo di pensieri. Andai al frigo, svitai tre bottigliette di ginseng. Trangugiai ad una ad una il contenuto delle fialette.
Mi vestii, feci la barba. Spruzzai sul volto da giorni e giorni triste ed emaciato un buon profumo francese. Mi guardai nello specchio. Il mio viso appariva allegro e di un colorito nuovo, roseo.
Aprii la porta: l’uomo vestito di rosso era in piedi sul pianerottolo. Mi osservava, torvo in volto: in un attimo aveva compreso che almeno per ora non sarei morto.
Una preda e un guadagno quasi certo gli sfuggivano tra le dita.
Giù nel giardino la cameriera e il proprietario del residence mi guardavano attentamente. Avevano occhi tristi e delusi: uno straniero prezioso per ospedali, cliniche, farmacie, obitori li aveva delusi. Niente più soldi. Li guardai di sfuggita pronunciai a bassa voce quelle famose parole, dette da Gesù sulla Croce: “Padre perdona loro perchè non sanno quello che fanno”.
*****
Io Sigismondo l’Italiano, amico di Luis l’Haitiano, portiere in un residence dell’isola di Hispaniola, sono solo un povero vecchio, stanco e malato.
Ho però la strana sensazione, di essere stato “miracolato” e salvato.
Questa è una certezza assoluta: sono stato investito del dono della Fede ad opera e per intercessione della Madonna e della Divina Provvidenza.
Non credevo in Dio. Non credevo nel demonio, però ai Caraibi, per giorni, settimane, mesi ho avuto la netta impressione che i diavoli esistano davvero. Si sono impossessati dei corpi e delle anime di molti uomini. Li ho visti nei volti di tante persone del residence, nei bar, nei ristoranti, nelle discoteche. Questi stessi uomini-diavoli mi hanno somministrato spesso cibi e bevande velenosi, nocivi, terribili; caffè, thè, droghe, sonniferi. Sono demoni che hanno il dominio di una moltitudine di uomini perduti, ne sono assolutamente certo. Da ottobre 2015 a gennaio 2016 sono stato malissimo, intontito, drogato, addormentato, sono dimagrito moltissimo. Ho avuto colpi di sole, infarti velati, sbalzi di pressione, pressione altissima misurata da medici con valori massimi di 280 e minimi di 140.
Ero quasi morto e sono resuscitato. Mi hanno propinato sostanze terribilmente nocive, in misura massiccia, in grado di uccidere un cavallo.
Ho avuto diarrea fortissima per dieci giorni di fila. Non sono morto. Anzi sono resuscitato alla vita, alla Fede, alla Speranza, alla Carità. Ho sperimentato sulla mia pelle, sicuramente una serie di miracoli. Sono vivo, mi sento puro, vero, felice, pieno di desiderio e di amore.
La mia vita è cambiata completamente: amo il mondo, la Natura, gli uomini, le piante, le cose. Non mi crederete ma parlo con gli animali. I cani, i gatti, mi ascoltano, mi comprendono e mi vogliono bene.
Non sono Paolo di Tarso, non posso dire di essere stato illuminato sulla via di Damasco dalla luce del Signore. Non ho mai perseguitato i Cristiani. No! Non sono neppure San Francesco di Assisi che parlava agli animali e ammansiva il lupo di Gubbio. Però vorrei dare al mondo un Messaggio di Pace, di dolcezza e di amore: “Comprendiamoci, aiutiamoci, rispettiamoci, amiamoci l’un l’altro; il diavolo esiste, è nel corpo, nel cuore, nell’anima, nei comportamenti di milioni di uomini malvagi, in tutto il mondo. Esiste il Bene Supremo che prevale sul male, siatene certi, esiste la Madonna, gli Angeli Custodi e Dio, la Divina Provvidenza, chiamatela come volete: Jeova, Javè, Eloim, Allah, God, Deus, Dieu, l’Altissimo, l’Onnipotente, il Supremo, il Misericordioso, l’Onnisciente, Deus Sabaoth, il Dio degli eserciti. E’ sempre l’Unico, Vero Dio, Signore e Padrone Assoluto dell’universo, degli uomini, delle cose, del cielo e della terra.
Io Sigismondo l’Italiano, ormai vecchio, miscredente ed ateo per decenni, vi dico che il diavolo esiste, che Dio esiste, che il Bene ed il male non sono cose opinabili, ma cose vere.
Christus vincit, Christus regnat.
Abbiate Fede! Abbiate Speranza! Abbiate Carità!
Pregate sempre con fervore e ad alta voce.
Dio ama i puri di cuore, ama gli uomini di Buona Volontà. Rispettate il prossimo. Rispettate i comandamenti. Onorate il padre e la madre. Adorate l’Unico Vero Dio. Invocate con Fede il Signore. Solo l’umiltà e l’amore donano la vera gioia nei cuori degli uomini.
L’Altissimo non vi deluderà. Non vi è altra Felicità e altra Certezza al di fuori di Dio e del prossimo da amare e rispettare più di noi stessi. Dio ci ama e ci protegge. Dio ama gli onesti, i buoni, i misericordiosi, i sinceri, gli altruisti. Non vi sono incertezze, non vi sono dubbi.
Invocate la Vergine Maria, sarete felici dentro come me, Sigismondo, il povero vecchio Italiano.
Dio è in tutte le cose, in tutto l’universo. Vede e sa tutto, giudica ogni cosa con Imparziale Divina Giustizia. Egli è colui che è. Ci renderà sereni anche sulla terra.
La Natura è emanazione e manifestazione della Luce di Dio che penetra e discende su tutto l’Universo.
Viviamo in essa, immersi nella Natura, noi miseri mortali facciamo parte di essa. Abbiamo in cuore una scintilla della Luce Divina che illumina l’universo e tutti quegli uomini che desiderano e vogliono essere illuminati.
Non sprechiamo la nostra piccola, meravigliosa, ineffabile scintilla, che è lo sprazzo e l’immagine di Dio.
Lasciamo che la Luce Suprema dell’Onnipotente e la nostra piccola fiaccola di luce illuminino il mondo e l’umanità intera con Fede, Amore, Dolcezza e Forza.
Non so se crederete a queste mie vicende incredibili e a tutto quanto ho scritto. Non so se queste mie frasi siano state ispirate da qualche Forza Suprema, ma sappiate che sono state scritte di getto, sotto un impeto irrefrenabile e hanno descritto vicende e situazioni vere.